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Quotidiano Lecce, Salento

- Mercoledì, 22 novembre 2017 - Ore 19:32

Al via la raccolta firme per salvare Porto Miggiano

Al via la raccolta firme per salvare Porto Miggiano

Santa Cesarea Terme - Lo scorso tre agosto, è stato presentato alla Procura della Repubblica di Lecce un esposto sulla vicenda di Porto Miggiano. Fin'ora sono state raccolte circa 200 firme tra le quali quella dei cantanti Papa Leu e Nandu popu dei sud sound system.

Di seguito il testo dell'esposto:


• Al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lecce
• Alla Commissione Europea (Ufficio competente a promuovere le procedure di infrazione verso i paesi membri).
• Al Presidente della Repubblica, anche quale Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura
• Al Ministro dell’ambiente quale legittimato all’azione di risarcimento dei danni all’ambiente ed al paesaggio e per il Ministro anche all’Avvocatura Distrettuale dello Stato.
• Al Presidente della Regione Puglia

Oggetto: Esposto per “gravi alterazioni di bellezze naturali”.

1) Le modificazioni morfologiche della falesia di Porto Miggiano e della naturale conformazione della scogliera, nonché le opere edilizie ultimate l’anno scorso a ridosso del costone roccioso, quali risultano chiaramente visibili dal confronto fra le fotografie dell’originario stato dei luoghi (Foto 00, Foto 01, Foto 02, Foto 03, Foto 04, Foto 05, Foto 06, Foto 07 e Foto 08) e quelle relative allo stato attuale (Foto 10, Foto 11, Foto 12, Foto 13, Foto 14, Foto 15, Foto 16, Foto 17, Foto 18, Foto 19, Foto 20, Foto 21, Foto 22, Foto 23), costituiscono prova evidente ed inconfutabile dei reati commessi in danno del paesaggio;
2) Si tratta di deturpazioni sicuramente incompatibili con tutta la normativa amministrativa e soprattutto penale che regola la materia dell’edilizia, dell’urbanistica e soprattutto della tutela del paesaggio;
3) Qualsiasi atto o provvedimento amministrativo di carattere autorizzativo, sia con riferimento agli strumenti urbanistici ed alle eventuali modifiche degli stessi, sia con riferimento ai permessi di costruire e sia infine con riferimento ai nulla osta delle autorità preposte alla tutela del paesaggio sono da considerare atti assolutamente illeciti (oltre che illegittimi) alla luce dei più recenti orientamenti della giurisprudenza di legittimità in materia di reati edilizi, urbanistici e paesaggistici. Più precisamente, si tratta di provvedimenti che sono finalizzati ad aggirare le norme vigenti a tutela del territorio e delle bellezze paesaggistiche. Provvedimenti amministrativi che, secondo l’insegnamento della Corte di Cassazione, devono essere considerati “tamquam non esset” e che in passato la giurisprudenza considerava soggetti alla disapplicazione da parte del giudice penale.
4) Inoltre, non può trascurarsi di considerare che è assolutamente necessario verificare se ricorrano condotte illecite (tali da viziare radicalmente tutti i provvedimenti amministrativi di cui innanzi) eventualmente sussumibili nell’ambito delle ipotesi di reato del falso in atto pubblico e dell’abuso d’ufficio.
5) A tale riguardo si deve evidenziare che (come sarà agevolmente verificabile attraverso indagini tecniche di natura geologica ed ingegneristica) le opere di consolidamento statico che hanno deturpato la bellezza del paesaggio nell’insenatura di Porto Miggiano si sono rese necessarie in seguito al recente accentuarsi del pericolo di fenomeni di frane e smottamenti della scogliera a strapiombo sul mare; accentuarsi dei fenomeni che, con elevata probabilità, è conseguenza diretta delle opere di sbancamento che sono state realizzate nel corso delle recenti opere edilizie sovrastanti l’insenatura; opere che si sono concluse l’anno scorso con l’ultimazione di numerosi corpi di fabbrica - taluni dei quali posti a distanza eccessivamente vicina allo strapiombo sul mare, specie in considerazione della natura geomorfologica del sito - nonchè di una enorme piscina che ha reso necessario lo sbancamento di migliaia di metri cubi di roccia, la cui rimozione costituisce (ictu oculi) la causa scientifica dell’accentuata franosità del costone roccioso, cui si è tentato di porre rimedio con lo scempio paesaggistico visibile nelle foto e che non può essere fatto passare come intervento di consolidamento di una costa naturalmente franosa.
6) Infine, lo scempio ancora più evidente è costituito dalla realizzazione, lungo buona parte del perimetro interno all’insenatura, di banchine di cemento a ridosso del mare (furbescamente ricoperte con mattoncini atti a dare l’idea della pietra viva) che hanno preso il posto dell’originaria scogliera frastagliata e variegata, trasformando il sito in una specie di banchina portuale, molto probabilmente e prevedibilmente (in una prospettiva di evidente abuso d’ufficio) destinata all’allocazione di ombrelloni e di servizi balneari da asservire in concessione alle sovrastanti strutture turistico-alberghiere.
7) Altro scempio dei beni paesaggistici nel sito in questione è costituito proprio dalle opere edilizie cui innanzi si faceva riferimento, che sono ubicate a pochi metri dallo strapiombo sul mare e che, come si è già detto, comprendono anche l’immensa piscina visibile nelle fotografie che si allegano, per la cui realizzazione si è proceduto allo sbancamento di migliaia di metri cubi di roccia a pochi metri dal costone roccioso della scogliera. Tutte le opere edilizie in questione sono il risultato di permessi di costruire (eventualmente anche sulla base di altrettanto illegittime ed illecite modificazioni degli originari strumenti urbanistici) e di nulla osta rilasciati dalle autorità paesaggistiche, che sono da considerare atti assolutamente illeciti (oltre che illegittimi) alla luce dei più recenti orientamenti della giurisprudenza di legittimità in materia di reati edilizi, urbanistici ed ambientali. Più precisamente, come si è già detto, si tratta di provvedimenti che sono finalizzati ad aggirare le vigenti norme poste a tutela del territorio e delle bellezze paesaggistiche. Si tratta evidentemente di provvedimenti amministrativi che, secondo l’insegnamento della Corte di Cassazione, devono essere considerati “tamquam non esset”, dovendosi comunque individuare gli illeciti penali sottesi ed eventualmente sussumibili nell’ambito della fattispecie dei reati di falso e di abuso d’ufficio.
8) Diversamente non potrebbe essere, atteso che alla luce della vigente normativa in materia – legislativa e regolamentare - è concretamente e logicamente impossibile che si giunga, grazie ad attività amministrative lecite, al risultato visibile e tangibile delle mostruosità edilizie innanzi denunciate, sia in quanto poste a pochi metri di distanza dallo strapiombo del costone roccioso sul mare e sia in quanto costituiscono causa diretta del pericolo di smottamenti e di frane che ha determinato la necessità dell’intervento con le opere di consolidamento della parete rocciosa; opere che hanno dato luogo al mostruoso deturpamento di quella che era un tempo una delle più suggestive e invidiate bellezze paesaggistiche d’Italia.

Azzurra Monaco


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