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Quotidiano Lecce, Salento

- Lunedì, 21 agosto 2017 - Ore 08:20

Tutela per chi va al lavoro in bicicletta, la lettera al Premier

Tutela per chi va al lavoro in bicicletta, la lettera al Premier

Italia - I ciclisti di tutt'Italia si sono rivolti direttamente al Presidente del Consiglio, Mario Monti, e al Ministro del Walfare, Elsa Fornero, per denunciare le discriminazioni alle quali sono talvolta sottoposti coloro che si recano in ufficio utilizzando la bicicletta.

Si legge nella lettera inviata da FIAB, Federazione Italiana Amici della Bicicletta, e dal movimento #Salvaiciclisti: "Purtroppo nel nostro Paese coloro che decidono di utilizzare la bici per recarsi al lavoro, si trovano a confrontarsi con una legislazione che, non solo non incentiva, ma addirittura penalizza chi utilizza questo mezzo di trasporto. In Italia, in caso di sinistro durante il percorso casa-lavoro effettuato in bicicletta, l’INAIL riconosce al lavoratore lo status di “infortunio in itinere” “purché avvenga su piste ciclabili o su strade protette; in caso contrario, quando ci si immette in strade aperte al traffico bisognerà verificare se l`utilizzo era davvero necessario".

Nel resto d'Europa, fanno notare la Federazione e il movimento, l'utilizzo della bicicletta viene incentivato ai fine della riduzione dell'inquinamento e del benessere fisico: "In Italia il lavoratore che decide di spostarsi senza inquinare e senza creare traffico, non solo non riceve alcun incentivo, ma deve farlo a proprio rischio e pericolo e senza tutele".

Nasce, quindi, la campagna promossa dalla Federazione Italiana Amici della Bicicletta, che chiede la modifica dell’art. 12 del D.Lgs. 38/2000 e di aggiungere al testo attuale la frase: "L’uso della bicicletta è comunque coperto da assicurazione, anche nel caso di percorsi brevi o di possibile utilizzo del mezzo pubblico", esattamente come previsto per il lavoratore che si reca al lavoro a piedi.

La proposta della FIAB ha già raccolto numerosi consensi, con oltre diecimila firme, ed ha ricevuto parere favorevole da parte di ben tre Regioni, tre Province e sedici Comuni tra cui Milano, Bologna e Venezia che ravvisano grande imbarazzo nel chiedere ai concittadini e ai propri dipendenti di usare la bicicletta senza poter garantire nel contempo adeguate tutele.

"Con la presente chiediamo a Lei, al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e ai Presidenti di Camera e Senato di voler intervenire al più presto per porre fine a questa discriminazione che non ha eguali in Europa e di accogliere questa proposta di modifica legislativa.
Per ulteriori informazioni sul tema dell’infortunio in itinere per il pendolare in bicicletta, Le segnaliamo il sito internet www.bici-initinere.info che è stato predisposto allo scopo di diffondere consapevolezza rispetto a questa campagna.
Confidando in una sua pronta risposta e auspicandoci condivisione nel merito,
cogliamo l’occasione per salutarla cordialmente", conclude la missiva.

Tutelare chi utilizza la bicicletta, anzichè l'auto o i mezzi, significa riconoscere un importante emzzo di trasporto, spesso sottovalutato, ma socialmente utile e meritevole.

Marcella Barone


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