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Quotidiano Lecce, Salento

- Sabato, 21 ottobre 2017 - Ore 05:19

Manifestazione a San Foca per dire "No alla Tap"

Manifestazione a San Foca per dire "No alla Tap"

Melendugno - Continuano le iniziative portate avanti dal comitato per la tutela del territorio No Tap. Domenica 27 Maggio alle ore 16.00 a San Foca si terrà la manifestazione, per dire ancora una volta no al progetto del mega gasdotto, con un corteo che partirà dal lungomare fino a raggiungere la scogliera nei pressi della località di San Basilio.

I punti principali sui quali s'incentra la battaglia dei comitati che hanno aderito all'iniziativa consistono nel:

non permettere che venga deturpato un paesaggio di pregio naturalistico, più volte premiato dall’ambito riconoscimento di Bandiera Blu d’Europa;

evitare una grave ricaduta economica che potrebbe subire un territorio a vocazione prettamente turistica;

proteggere il territorio da nuove forme d’inquinamento che andrebbero ad aggiungersi ai già noti casi eclatanti di minaccia ambientale come la centrale Enel Federico II a Cerano e l’ILVA di Taranto.

Intanto, procede con successo, anche la raccolta firme "No al progetto Tap", che in pochissimi giorni, ha collezionato quasi due migliaia di consensi e che è possibile sottoscrivere anche on line andando sul sito http://www.firmiamo.it/no-al-progetto-tap.


Nonostante i pareri contrari espressi negli ultimi mesi sia dai cittadini che dalle amministrazioni dei vari paesi coinvolti nella realizzazione del progetto, la corsa della Trans Adriatic Pipeline per la costruzione del mega gasdotto non sembra aver intenzione di arrestarsi.

La Trans Adriatic Pipeline Ag infatti, è una Joint venture creata col  solo scopo di trasportare in Europa il gas proveniente dall’Azerbaijan. I suoi azionisti sono la norvegese Statoil, che detiene il 42.5% delle quote, ed inoltre è già azionista di maggioranza insieme alla British Petroleum, del giacimento di Shah Deniz, il più grande giacimento di gas azero esistente; la svizzera Egl, con il 42.5%, ed infine la tedesca E.On Ruhrgas con solo, si fa per dire, il 15% delle azioni.

Il progetto definitivo prevede la costruzione di un tubo lungo circa 520 km, che avrà la funzione di trasportare dal Mar Caspio all’Italia, inizialmente 10 miliardi di metri cubi di gas, per poi arrivare nel corso degli anni, a 20 miliardi di metri cubi, ovvero, il 39% del fabbisogno nazionale. Un affare da più di 280 miliardi di euro l’anno, dei quali, inutile dirlo, vedremo solo pochi spiccioli.

Un gasdotto che attraverserà via terra Grecia ed Albania, fino ad arrivare al Canale D’Otranto, dove, con un tunnel sottomarino largo circa 2 metri, si espanderà per 1oo km lungo l’Adriatico fino ad arrivare a poco più di 450 metri dalla località balneare di San Foca.


Per la realizzazione del tunnel sono previsti scavi nella falesia già erosa dal mare, emissioni di gas, ed importanti cambiamenti ambientali e paesaggistici. Inoltre, il tubo si estenderà per 21 km fino a giungere a Melendugno, dove sarà situata la zona PRT, attiva ed illuminata 24 al giorno, all’interno della quale il gas verrà decompresso, generando emissioni nell’atmosfera e forte rumore. 
Il tunnel dell'area PRT si estenderà per altri 17 km toccando paesi come Vernole, Lizzanello, Cavallino, San Donato, Melendugno ed infine Castrì.

L’approdo del gasdotto è previsto lungo il tratto di costa tra San Foca e Torre Specchia Ruggeri, un tratto di quasi otto km, dove, a causa di un’ordinanza ministeriale, la balneazione e la pesca sono state vietate fino al 30 aprile scorso.

E nonostante i tecnici della Tap si sforzino di minimizzare i pericoli per l’uomo e per l’ambiente, decine di ettari di paesaggi, finora rimasti incontaminati, rischiano di essere seriamente compromessi per sempre, malgrado abbiano rappresentato negli anni una ricca risorsa per il nostro turismo. Centinaia di ulivi secolari verranno espiantati, la falesia, già erosa dal mare, potrebbe nel tempo, letteralmente crollare a causa degli effetti dovuti dalle trivellazioni. Accanto a queste minacce reali, esiste inoltre l’ipotesi di una catastrofica esplosione di gas e fuoco, come accaduto in Toscana lo scorso 18 gennaio, a causa di una condotta di metano saldata male che ha provocato un violento incendio.

Ad essere compromesso sarà anche l’eco-sistema marino, ( e i frequenti e numerosi spiaggiamenti di delfini, avvenuti negli ultimi mesi, potrebbero esserne la prova) e con esso, le praterie di Posidonia Oceanica, fondamentali per evitare l’erosione della costa, e le tartarughe Caretta Caretta, specie a forte rischio estinzione, potrebbero esser costrette ad abbandonare le nostre acque per sempre, nonostante proprio nel 2007, sulla spiaggia di San Basilio ne siano nati 41 splendidi esemplari.

Nell’area interessata al progetto Tap, inoltre, sorgono numerosi monumenti e siti archeologici d’inestimabile valore artistico, come la Masseria San Basilio sorta tra il XVI ed il XVII secolo, e l’Ecomuseo dei paesaggi di Pietra, una masseria fortificata alle porte di Acquarica di Lecce, risalente addirittura al IV secolo a. C, accanto alla quale sorgerà la zona PRT, ma per i tecnici della Tap, tutto questo non ha importanza, perché le conseguenze per il territorio, così com’ è scritto nell’E.s.i.a. (Studio di Impatto Ambientale e Sociale), consegnato lo scorso 15 marzo al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, saranno minime".

Azzurra Monaco


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