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Quotidiano Lecce, Salento

- Martedì, 22 agosto 2017 - Ore 13:16

Melendugno e Vernole dicono no al progetto Tap

Melendugno e Vernole dicono no al progetto Tap

Melendugno - Nonostante le rassicurazioni degli emissari della TAP, fatte in occasione della pubblica assemblea del 16 febbraio, lo “sportello dei diritti”, continua la sua battaglia, opponendosi fermamente, assieme al comitato spontaneo “No Tap”, alla realizzazione del mega gasdotto, in una zona definita d’inestimabile valore paesaggistico.
A poche ore dalla rimozione della piattaforma, che fino ad aprile verrà sostituita da una chiatta per completare i rilievi scientifici, continuano le polemiche.
Ad unirsi alla protesta, sembra siano pronti a scendere in campo, anche l’amministrazione del comune di Melendugno, la quale dopo la cattiva accoglienza da parte della popolazione locale nei confronti dei delegati Tap, non è più disposta a mantenere un basso profilo, ed il comune di Vernole che, tramite il gruppo consiliare “Il comune che vogliamo”, ha richiesto un consiglio monotematico per discutere più approfonditamente dell’ impatto ambientale che un’opera del genere potrebbe avere sul territorio.
Nel corso dell’incontro con i cittadini, i vertici della Tap si sono limitati ad elencare solo presunti benefici e possibili ricadute sul territorio, affermando di essere sicuri di riuscire ad evitarle, non facendo minimamente cenno, alla questione dei pericoli connessi alla realizzazione ed alla presenza di un gasdotto, nella porzione di territorio individuata, nonostante i rischi legati ad una struttura del genere siano altissimi, concreti e non sempre prevedibili.
Sono numerosi infatti gli incidenti avvenuti in questi anni, legati a gasdotti, come quello di Ghislenghien in Belgio che il 30 luglio 2004 provocò la morte di 23 persone, e 200 feriti fra operai, pompieri, poliziotti e automobilisti di passaggio, provocando danni nel raggio di almeno 6 km, o il più recente incidente, avvenuto lo scorso 19 gennaio in Lunigiana, dove una fuoriuscita di gas ha provocato una violenta esplosione, lasciando un cratere largo 25 metri e profondo 10, abitazioni e fienili sventrati, decine di capi da bestiame uccisi, auto in fiamme, 10 ricoveri tra i quali quattro feriti con ustioni gravissime su tutto il corpo.
«Quelli elencati di seguito, Sono solo alcuni dei problemi connessi alla presenza del gasdotto, afferma Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale "Tutela del Consumatore" dell’Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti", che segnano ulteriori punti a sfavore nei confronti degli addetti ai lavori, anche perché è bene ribadire che la scelta dell’approdo in un’area di così alta rilevanza turistica e ambientale, rappresenterebbe una sconfitta per un’economia quale quella salentina, che fonda la sua ragion d’essere nello sviluppo ecosostenibile, ritenendo ancora una volta che vi siano aree ad alta industrializzazione a nord della zona interessata, ben più adatte ad accogliere la condotta trans adriatica. - Continua - più della metà delle fughe di gas e quasi tutti i danni più gravi sono conseguenze di questa causa. Altre cause sono dovute sia a fattori esterni o dalla corrosione interna, difetti materiali della saldatura, perdite su articolazioni o flange, reazioni chimiche, ecc. Inoltre, le stazioni di compressione sono costituite da migliaia di flange, valvole e connessioni che comportano un alto rischio di perdite. Un gasdotto si può comporre di diversi condotti paralleli con valvole posizionate ogni 30 km. Le perdite possono avvenire in questi snodi e nei punti corrosi delle tubature. In quest'ultimo caso il gas che fuoriesce si autoinfiamma. Per di più, ci sono emissioni tecnologiche e pianificate. Ulteriori emissioni vengono prodotte da compressori e da centrali elettriche. Alcune sono dovute a valvole pneumatiche che rilasciano CH4 durante il funzionamento. Infine, per mantenere e riparare le unità di installazione è necessario scaricare il gas in atmosfera. Tutti questi processi rilasciano gas serra ovvero CO2 e metano. La valutazione dell'entità di queste emissioni è importante per stabilire l'acquisto di quote energetiche nell'ambito del protocollo di Kyoto».
A far discutere i membri comitato "No Tap", è anche l’inattendibilità delle dichiarazioni dei rappresentanti Tap in merito alla VAS (Valutazione ambientale strategica) considerata altamente lacunosa e generica, sia riguardo ai rischi ambientali, agli studi geologici ed all’impatto sul territorio, sia in materia di monitoraggio degli effetti ambientali, di informazione e consultazione del pubblico e dei vari attori del processo decisionale, non avendo ottemperato con metodo come previsto dalla direttiva Europea (2001/42/CE), la quale esprime la netta opposizione alla realizzazione del gasdotto in questione.
Nel comunicato diffuso dal comitati infatti, si legge: rammentando altresì la forte vocazione turistica di S.Foca, luogo di eccellenza dal punto di vista naturistico, culturale, storico ed archeologico sarebbe un crimine far subire a questa località una tale ferita che và aldilà di un qualsiasi impatto ambientale, visto anche le ultime rilevazioni marine della stessa Tap , dalle quali si appura che sul fondale sussistono grandi estensioni di alga oceanica come nelle zone protette SIC e di pregio Natura 2000, si esprime l’auspicio che la scelta di approdo se proprio necessaria per l’economia nazionale avvenga in area più consona come avviene normalmente per opere industriali pesanti e di questa portata.

Azzurra Monaco


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