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Quotidiano Lecce, Salento

- Martedì, 22 agosto 2017 - Ore 18:55

Chimica e agricoltura: quali rischi per l'ambiente e per la salute?

Chimica e agricoltura: quali rischi per l'ambiente e per la salute?

Lecce - "La Terra, che è madre per tutti, chiede rispetto e non violenza o peggio ancora arroganza da padroni. Dobbiamo riportarla ai nostri figli migliorata, custodita, perché è stato un prestito che loro hanno fatto a noi". Così papa Francesco riporta nel messaggio ad Expo 2015 l’attenzione sulla madre terra, con l’esigenza di rispettarla e custodirla. Ma a livello mondiale, nazionale e locale abbiamo utilizzato i nostri territori, come se non ci fosse un futuro, imbottendo le viscere e le atmosfere di additivi chimici, pesticidi e sostanze altamente tossiche. Tanto che oggi è diventato obbligatorio porsi alcune domande: quali effetti ha provocato la cosiddetta rivoluzione chimica nell’agricoltura? Quali effetti si registrano sulla salute delle persone? E chi ha interesse a mantenere in piedi il sistema multinazionale dell’industria chimica in agricoltura? E cosa possono fare cittadini e governi locali?  

Da questi interrogativi prende le mosse il doppio appuntamento di domani 12 febbraio a Lecce e Sannicola con l’avvocato Graciela Cristina Gomez, esperta internazionale di questioni legate al nesso tra agricoltura, problematiche ambientali, rischi per la salute. Il doppio incontro è organizzato da CSV Salento, Università del Salento, Comune di Sannicola, Dream, laboratorio diffuso di ricerca interdisciplinare applicata alla medicina e Associazione Spazi Popolari. Il primo focus è su “Ogm, abuso di fitofarmaci, danni per la salute e stili di vita”. L’incontro si terrà a Lecce alle ore 10.30 presso il Laboratorio multidisciplinare Dream dell’Ospedale Vito Fazzi in via F. Muratore. Il secondo approfondimento dal titolo “Effetti sulle acque e sul suolo, buone prassi e agricoltura naturale” si terrà invece alle ore 18 a Sannicola presso la Sala Polifunzionale di via Oberdan.

L’abuso di sostanze tossiche e di pesticidi è un problema che riguarda molte regioni italiane e la Puglia. Non fa eccezione il Salento, anzi.  Secondo la “Relazione sullo Stato di Salute del 2011” di Arpa Puglia, la nostra regione si attesta al quarto posto in Italia, dopo Veneto, Emilia Romagna e Sicilia, per quantità di fitofarmaci utilizzati, raggiungendo  155.555 quintali di prodotto distribuito nel 2010. Nel Salento leccese, nello stesso anno, sono stati impiegati 2.032.691 kg, il 15% in più rispetto all’anno precedente. Un dato che fa allarmare se correlato all’aumento di patologie di nuova generazione tra le quali infertilità, allergie e intolleranze alimentari, poliabortività, malattie neurodegenerative, disturbi neurocomportamentali, cancro alla prostata, melanoma ecc. In alcuni paesi, ad esempio la Danimarca, la correlazione, ormai supportata da evidenze scientifiche, ha portato il governo alla drastica riduzione del loro utilizzo e in alcuni casi al divieto di utilizzo di alcune sostanze come ad esempio il RondUp o il “seccatutto”, ampiamente utilizzati nei nostri campi.

Secondo la nota esperta Graciela Gomez, l'America Latina è terra di sperimentazioni per le multinazionali della chimica in agricoltura. La Monsanto, azienda multinazionale di tecnologie agrarie, è proprietaria di alcune riserve in Argentina, dove effettua la maggior parte dei test sui suoi prodotti. Gli effetti non sono certo rassicuranti: secondo l’avvocato argentino, la gente lì si ammala di tumori al cervello, al sistema endocrino, con percentuali decisamente superiori alle medie nazionali. Poi questi prodotti, che sono soprattutto semi transgenici o OGM, vengono esportati in Europa o negli USA dove, per effetto di legislazioni tolleranti, vengono distribuiti.

“Il problema – spiega Luigi Russo, presidente del CSV Salento – non sta solo nella quantità e nel tipo di pesticidi utilizzati, ma nel tempo di esposizione e nell'azione combinata di più principi attivi, nel bioaccumulo: quello che ingeriamo in piccole dosi, nel corso del tempo crea un accumulo che è senz’altro dannoso e in alcuni casi si è rivelato letale. Se a questo aggiungiamo l’esposizione agli altri inquinanti, alle polveri sottili che respiriamo, alle falde inquinate, ai depuratori che non depurano, capiamo di essere in una situazione di allarme che chiama in causa proprio tutti. Dai piccoli coltivatori, ai consumatori, ai cittadini, alle grandi aziende produttrici, ma anche agli amministratori e ai decisori politici, perché è necessario invertire la rotta e fermare l’epidemia silente e in costante incremento delle neoplasie sul nostro territorio”.   


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