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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 18 agosto 2017 - Ore 03:14

Lo Spirito del grano: mercatini, percorsi bio e petizione contro i pesticidi

Lo Spirito del grano: mercatini, percorsi bio e petizione contro i pesticidi

Andrano - E' la manifestazione natalizia dedicata ai temi dell'agricoltura sostenibile e del vivere sano, la sorella invernale della Notte Verde di fine agosto. Per il terzo anno consecutivo, torna “Lo Spirito del grano”, a Castiglione d'Otranto: si terrà sabato 27 dicembre, a partire dalle 18.30, in piazza della Libertà. L'evento è curato dall'associazione Casa delle Agriculture Tullia e Gino e dal Comitato Notte Verde, con il patrocinio del Comune di Andrano. Quest'anno, è abbinato alla consegna agli enti locali della prima petizione italiana contro l’agrochimica,“No alla chimica in agricoltura. Vietiamo i pesticidi nel Salento”. Lo scorso 1° dicembre, infatti, la raccolta firme è stata ufficialmente affidata al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, con relativa cerimonia a Bari. Ora, è tempo di incalzare le istituzioni più prossime al territorio, perché i 2051 “no” si trasformino in atti concreti. 

Programma. Si inizia alle 18.30 con i dialoghi che si terranno nell'antica cappella dell'Annunziata. Il tema della tavola rotonda riguarda l'impegno delle comunità e degli enti locali verso una svolta naturale da imprimere all'agricoltura salentina. Converseranno Isidoro Colluto, attivista di Casa delle Agriculture; Mario Accoto, sindaco di Andrano; Francesco Minonne, componente del Comitato di Gestione del Parco regionale Otranto-S.M.di Leuca-Bosco di Tricase; Gabriele Petracca, presidente del Gal Terra d'Otranto, e Giulio Sparascio, vicepresidente del Gal Capo di Leuca. A seguire, il “Mercato Comune dei Frutti Minori”, il mercatino di prodotti rigorosamente naturali di aziende locali: ortaggi, olio, salumi, vino, formaggi, miele, salsa, frise e farine. Spazio anche all'artigianato e alla gastronomia con “Puteche aperte: vino e pezzetti”. Infine, il viaggio musicale tra le canzoni popolari del Sud Italia, “Canti e Cunti” di Alice Rolli.

Perché “Lo Spirito del grano”. Dopo l’incontro con la regista Cecilia Mangini durante la scorsa edizione e dopo la pubblicazione del documentario che porta lo stesso nome, a firma di tre attivisti locali (Donato Nuzzo, Fulvio Rifuggio e Isidoro Colluto), “Lo Spirito del grano” prosegue il suo percorso di passione per la terra e ricerca dei ritmi naturali legati alle pratiche agricole. Non è un caso che venga riproposto a Castiglione d’Otranto, comunità che sta investendo su un modello di crescita collettiva attraverso il ritorno alla terra: Casa delle agricUlture Tullia e Gino porta avanti da anni la riconversione organica dei terreni abbandonati e ceduti in comodato d’uso gratuito da anziani, vedove, emigranti. Una nuova forma di economia, ma anche una tutela del territorio attraverso buone pratiche. 

La petizione: oltre duemila firme. Lanciata il 9 giugno 2013, la prima petizione italiana contro l’agrochimica ha macinato oltre duemila sottoscrizioni, il doppio dell’obiettivo prefissato. Si chiede «di inibire l’uso di fitofarmaci chimici, in particolar modo di quelli classificati come “tossici”, “molto tossici” e “nocivi”, e di regolamentare in maniera restrittiva l’utilizzo di quelli catalogati come “irritanti” e “non classificati” e dei fertilizzanti sintetici». I danni provocati alla salute e all’ambiente dall’uso di questi prodotti sono stati più volte certificati dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’Ispra. 

«Ora – dicono i membri di Casa delle Agriculture Tullia e Gino – chiediamo che i Comuni, i nostri Gal, il Parco Otranto-Leuca e la Provincia di Lecce diano vita, già da gennaio, ad un tavolo tecnico finalizzato a stilare le delibere che limitino l’utilizzo scriteriato dei pesticidi. Non è utopia. A settembre, Malles Venosta è divenuto il primo Comune “zero pesticidi” d’Italia, proprio nel cuore delle valli delle mele quasi sempre trattate con prodotti chimici».

APPENDICE SULLA PETIZIONE CONTRO L’AGROCHIMICA

NUMERI E GEOGRAFIA DI UNA CONSAPEVOLEZZA

Un viaggio lungo diciassette mesi, incalcolabili chilometri e 2051 sorrisi. Tanti quante sono le adesioni raccolte nella petizione “No alla chimica in agricoltura, vietiamo i pesticidi nel Salento”. Il doppio dell’obiettivo che ci si era prefissati. Le firme acquisite tramite moduli cartacei sono 1186. Quelle validate dal sistema online 865. Inoltre, dalla chiusura della petizione (29 novembre 2014) alla consegna ufficiale (1° dicembre 2014), si sono aggiunte ulteriori 78 sottoscrizioni sul portale petizionepubblica.it. Queste ultime non sono inserite nella sommatoria finale, ma le riportiamo per dovere di informazione. 

Nei conteggi, per correttezza, abbiamo considerato utili soltanto le sottoscrizioni complete, depennando quelle carenti di firma o di nome o di cognome o quelle completamente illeggibili. 

Hanno sposato la nostra causa cittadini provenienti da ogni parte della Puglia, con prevalenza del Capo di Leuca, Lecce, Trepuzzi, Sannicola, Maglie, Otranto, Martina Franca, Manduria. Dal resto dell’Italia, sono giunte firme da Vicenza, Campobasso, Urbino, Imperia, La Spezia, Venezia, Bologna, Milano, Roma, Reggio Calabria, Parma, Modena, Avellino, Torino. Ci sono stati vicini anche residenti di Varsavia, Tirana, Bruxelles, Düsseldorf. 

Ad aderire all’appello anche intellettuali e rappresentanti istituzionali: la regista Cecilia Mangini; il presidente dell’associazione Movimento per la Decrescita Felice, Maurizio Pallante; la famiglia Girolomoni, fondatrice del marchio “Alce Nero” e pioniera del biologico italiano; i membri di Assocanapa; il direttore generale della Asl di Lecce, Valdo Mellone; i sindaci dei Comuni di Andrano, Montesano e Galatina.

I DATI DELL’ABUSO DI CHIMICA

La rivista Science (2013) afferma che il nostro Paese è il maggior consumatore di pesticidi (per unità di superficie coltivata) dell’Europa occidentale: con 5,6 kg/ettaro/anno, raddoppia il consumo della Francia e anche quello della Germania. È abuso di fitofarmaci anche in Puglia, quarta regione italiana per quintali di prodotto distribuito (155.555 nel 2010, dato Arpa Puglia). E lo è soprattutto in provincia di Lecce (nel 2011, il 15 per cento in più rispetto al 2009: 2.032.691 kg). Numeri impietosi, ma che pure non tengono conto dell’acquisto e dell’uso indiscriminato di pesticidi e concimi chimici da parte delle famiglie, visto che i prodotti sono tranquillamente in vendita sugli scaffali dei supermercati. 

«Dopo un periodo di trend in diminuzione – sottolinea Arpa Puglia nell’ultima Relazione sullo stato dell’Ambiente 2011 –  i quantitativi di principi attivi distribuiti sulle superfici agricole pugliesi sono imprevedibilmente e significativamente aumentati nel 2010».

I RISCHI TACIUTI

«L’uso attuale di pesticidi è simile a un ipotetico caso di somministrazione di antibiotici all’intera collettività umana, supponendo che un tale intervento di massa serva a debellare la progressione di una malattia infettiva a prescindere dai rischi e dagli effetti collaterali che inevitabilmente comporta». A dirlo, il 25 novembre scorso, è stato Roberto Romizi, presidente di ISDE Italia (International Society of Doctors for the Environment – Associazione medici per l’ambiente), in risposta al presidente di Agrofarma, Andrea Barella.

L’errore è stato considerare la questione appannaggio del solo settore agricolo. Ma è un problema attinente all’ambiente, alla sicurezza alimentare, alla salute. Non è un caso che si stata proprio Arpa Puglia a sottolineare che, in questa regione, «proprio in relazione alla presenza di residui chimici nei prodotti ortofrutticoli, si è registrato il più alto numero di irregolarità riscontrate, in aumento rispetto agli anni precedenti».

«Accreditati riscontri medico-scientifici rilevano che l’esposizione a pesticidi, anche a dosi bassissime, rappresenta un rischio per la salute umana, in special modo durante le prime fasi della vita, comportando una documentata associazione a specifiche patologie cancerogene, in particolare linfomi, mielomi e leucemie», ha ribadito il Tar Trento nella sentenza del 14 gennaio 2011. E come sottolineato dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), i fertilizzanti chimici sono riconosciuti come una delle principali “pressioni” ambientali generate dall’agricoltura e, soprattutto quelli azotati e fosfatici, possono contaminare le acque superficiali o profonde. 


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