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Quotidiano Lecce, Salento

- Lunedì, 23 ottobre 2017 - Ore 20:56

Taranto, sit-in sotto Palazzo di Città: i lavoratori della TCT protestano per la mobilità

Taranto, sit-in sotto Palazzo di Città: i lavoratori della TCT protestano per la mobilità

Taranto - Se dovessimo stilare un elenco di problemi che investono il territorio jonico di certo nei primi posti troveremmo quello occupazionale.
Per alcuni la data esoterica 11-11-2011 passerà senza dubbio senza lasciare alcun ricordo nella mente ma difficilmente questo accadrà al Sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, che arrivando ieri nei pressi di Palazzo di Città, si è imbattuto in due sit-in: da un lato c’erano i lavoratori della TCT (Taranto Container Terminal) i quali si vedono “scippare” il loro posto di lavoro in quanto l’azienda ha messo in mobilità 160 lavoratori; dall’altro lato i Disoccupati Organizzati dello Slai-Cobas i quali un lavoro non ce l’hanno ma che aggiustando un po’ questo un po’ quella situazione potrebbe uscire fuori nel settore della raccolta differenziata dei rifiuti.
I lavoratori della TCT, a dire il vero, si erano dati appuntamento nei pressi di Palazzo di Città per raggiungere tutti insieme il Prefetto di Taranto e chiedere un intervento volto al ritiro della mobilità.
Con loro anche Melucci Adolfo ( Fit Cisl) il quale non ha visto di buon grado le modalità con le quali l’azienda avrebbe posto in essere la decisione: “ E’ irrituale che si decida la mobilità senza interpellare i sindacati e cercare di aprire un tavolo di confronto. Questa vertenza poi non deve essere vista come qualcosa che investe la singola categoria ma è la vertenza di tutto il territorio. Undici anni fa si è iniziato ad investire per fare del porto di Taranto un porto di importanza nazionale ed internazionale. Ma le decisioni aziendali si dirigono in direzione opposta”.
Melucci dà anche la ricetta per far ripartite la zona portuale e  scongiurare i possibili licenziamenti: “ I traffici marittimi possono cambiare da un momento all’altro. Basta riportare a Taranto le 5 linee portare al Pireo. Spostando quei traffici da Taranto si sono creati gli esuberi. Questa è una crisi creata dalla stessa azienda”.
Ma per gli operai la strategia posta in essere dai maggiori azionisti, Evergreen e Hutchinson, sarebbe ancora più subdola. Ascoltando alcuni di loro sembrerebbe che la Hutchinson non sarebbe disposta ad effettuare investimenti per mettere in sicurezza il molo dopo i dragaggi e quindi la messa in mobilità dei lavoratori potrebbe portare gli enti locali ad intervenire su quei costi magari con  altri finanziamenti pubblici.

Antonello Corigliano


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