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Quotidiano Lecce, Salento

- Mercoledì, 22 novembre 2017 - Ore 15:35

Nessuna deroga per il gasdotto. Nel Salento tornino la foche monache

Nessuna deroga per il gasdotto. Nel Salento tornino la foche monache

Melendugno -  Il “si” governativo ai metanodotti (a partire dalla TAP) troverebbero un ostacolo forte nel PPTR, quindi nella tutela ambientale di competenza regionale.

Non solo, la Regione ha ancora il tempo utile, in via di esaurimento giorno dopo giorno, per impugnare la ratifica dell’ accordo Italia-Grecia-Albania, siglato dal Governo Italiano nei giorni scorsi.
Chiediamo a tutti inoltre la decenza di porre fine al becero balletto che riguarda i possibili punti di approdo nel Salento del gasdotto, e diversi siti di ubicazione delle strutture industriali ad esso annesse. La costa salentina è una costa balneare non industrializzata, con entroterra rurale-naturale e/o residenziale, con un mosaico di emergenze archeologiche storiche ed ambientali delicatissimo, pertanto una costa assolutamente inopportuna per lo sbarco e il passaggio di gasdotti industriali, persino poi attraversando un mare che ha estese praterie di Posidonia oceanica da tutelare con l'urgente istituzione degli opportuni SIC (Siti di Interesse Comunitario). Pertanto, una costa assolutamente tale da vietare l’approdo dei gasdotti, come di ogni altra deturpante e snaturante opera di cementificazione e/o industrializzazione.
Per questo si deve dire il massimo No alle "varie" ipotesi di sbarco lanciate da taluni, come a San Basilio-Punta Cassano a San Foca in Melendugno, come a Otranto nell’area del porto e di Torre del Serpe con l’esecrabile ubicazione in progetto della centrale di depressurizzazione del gas nei pressi della preziosissima Abbazia di San Nicola di Casole, (prioritario e storico centro di rinascita della cultura mediterranea ed europea nel Medioevo), e la immaginifica Valle delle Memorie scrigno di paesaggi storico-naturali mozzafiato e insediamenti rupestri di varie epoche, un attentato al cuore della storia e del paesaggio salentino di Terra d’Otranto assolutamente inammissibile.

Così allo stesso modo si deve dire No anche alle altre ugualmente folli ed incoscienti ipotesi ubicative dello sbarco dei gasdotti nelle aree naturali di Torre Chianca o Torre Veneri in feudo di Lecce, veri e propri grandi parchi naturali in potenza con ambienti di macchia mediterranea retrodunale e lacustri, o lungo la costa di Trepuzzi-Squinzano nei pressi di Casalabate e l’ Abbazia di Santa Maria di Cerrate, ecc.  Così come No nelle aree naturali ancora presenti nel Brindisino.

Spostare poi l’approdo a Otranto del gasdotto TAP, oggi in ipotesi di sbarco a San Foca, per fonderlo con il progetto di gasdotto chiamato Poseidon, (gasdotto autorizzato ma fortunatamente fuori dai giochi per la mancata fornitura di gas assegnata invece a TAP!), vorrebbe dire riesumare un progetto di gasdotto, quello otrantino, che già potrebbe essere una sventata spada di Damocle sul territorio, e spostare l’approdo di TAP ancora più a sud con la conseguenza di dover compromettere ancora più suolo salentino, dato che, indipendentemente dal punto di sbarco dei gasdotti, questi devono, da invariante progettuale, essere condotti al punto di snodo del gas a Mesagne, nell’ entroterra brindisino! Solo ragioni di interessi speculativi lontani da quelli del territorio e nazionali possono pertanto spiegare certe ipotesi ostinate volte oggi alla disperata riesumazione dell’ ipotesi otrantina, come anche quella dello sbarco a San Foca.

La costa di Melendugno, nei cui lidi oggi è tornata a nidificare la iperprotetta tartaruga marina della specie Caretta caretta, era la costa  dove vivevano le Foche monache mediterranee (Monachus monachus). Antonio de Ferraris (1444-1517), detto il Galateo, umanista salentino, racconta, ad esempio, nella sua importante opera descrittiva del Salento e della sua storia, intitolata "De Situ Iapygiae", la presenza alla sua epoca, nella Grotta della Poesia di Roca, erano chiamate "vitelli marini", e tutta la toponomastica della costa salentina ne ricorda in vari modi la presenza. Recenti avvistamenti in Adriatico e anche nello stesso Canale d'Otranto, come nel Golfo di Taranto, sono il segno di un ritorno, dopo anni di preoccupante rarefazione per causa antropica di questa importantissima presenza iperprotetta e da iperproteggere sempre più con tutti i suoi potenziali habitat. La buona politica deve agire per il ritorno sulle nostre coste delle Foche monache del Mediterraneo, non certo dei gasdotti!

La Regione deve colmare la assurda lacuna amministrativa rappresentata dalla mancanza ancora ad oggi dell'istituzione del SIC per la Posidonia presente estesamente davanti alla costa del territorio di Melendugno come di Vernole, come in tutti gli altri siti in cui è presente, ma, irresponsabilmente, non ancora tutelata. La presenza di Posidonia a San Foca è conosciuta da tempo testimoniata dallo spiaggiamento delle foglie di questa pianta marina che lì forma estese praterie, ed oggi attestata e certificata dagli stessi sondaggi preliminari lì condotti da TAP nei mesi scorsi e i cui risultati sono stati presentati al Ministero dell'Ambiente.
  
Il NO ai METANODOTTI  è motivato  non solo dalla doverosa tutela del paesaggio,  ma anche da altri fattori ugualmente strutturali:
 
- la decrescita dei consumi energetici, sia per la crisi  economica, che per l’incremento delle energie rinnovabili (da favorire queste nel fotovoltaico sui tetti degli edifici recenti, contro i mega impianti eolici e fotovoltaici nei campi o in altre aree naturali anch’ essi devastanti per il paesaggio);
 
- l’insostenibilità dei metanodotti  transcontinentali, sia per gli alti costi ambientali ed energetici della loro costruzione, sia per i loro elevatissimi rischi;
 
- non solo, se in ottemperanza al buon principio del “ciclo dei rifiuti zero”, e insieme dello “stop al consumo del territorio vergine” la Regione avvierà la riconversione virtuosa degli impianti esistenti di trattamento dei rifiuti, a partire dai biostabilizzatori, nel verso del compostaggio e produzione di bio-gas, differenziando anche la frazione umida dei rifiuti, già questo vorrebbe dire agire virtuosamente nel verso della produzione di gas rinnovabile, derivato dalla fermentazione ana/aerobica; un gas senza bisogno di metanodotti transcontinentali, da privilegiare rispetto a quello degli stessi giacimenti, anche per  l’impatto minore sull’ambiente. Si  ridurrà così lo smaltimento in discarica e nei nocivi inceneritori dai costi enormi anche ambientali, si produrrà  compost e biogas. Sempre che ciò avvenga riconvertendo gli impianti esistenti di trattamento dei rifiuti, vietando assolutamente di costruirne di nuovi in siti vergini che consumerebbero nuovo suolo e incrementerebbero gli impatti sull’ambiente, e vietando la corruzione dell’agricoltura nel verso della mera filiera dei biocarburanti per biogas e biomasse, deleteria per una regione come la Puglia a vocazione del settore silvo-agro-pastorale nel verso dell’ alimentare di qualità e del biologico, e orientata, come è giusto che sia, contro gli OGM e contro l’uso della chimica industriale in agricoltura a tutela anche delle acque di falda potabili della nostra regione carsica;.
 
 
Tali ragioni devono portare la Regione  a dichiarare  con atti istituzionali  il forte No ai metanodotti (finora  sussurrato per la TAP, e contraddetto, invece, dal suo agire irresponsabile e permissivo in passato nei confronti del mega-gasdotto Poseidon a Otranto)! Ma è giunto il momento di recuperare il tempo perduto, e di ascoltare la voce della popolazione che fortissima ed indignata si è sollevata con forza e massima partecipazione, contro i gasdotti di San Foca e Otranto nell’incontro tenutosi il 27 dicembre 2013 a Lecce, organizzato dalla Regione Puglia con i rappresentanti governativi.  


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