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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 20 ottobre 2017 - Ore 05:19

"Fermate la cava", aumento allarmante di tumori a Soleto

"Fermate la cava", aumento allarmante di tumori a Soleto

Soleto - "Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino" ed il "Forum Ambiente e Salute del Grande Salento" hanno scritto un accorato appello indirizzato alle istituzioni per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'aumento dei tumori nel comune di Soleto:

"Mesi di venefici fumi e cattivi odori emessi dal camino industriale di un bitumificio e l'ampliamento di una mastodontica cava a ridosso delle case, ad esso annesso, fa esplodere la rabbia e la disperazione tra i cittadini di Soleto, esasperati, ché non ci stanno più a essere trattati come cavie per le scriteriate decisioni di una politica incapace a difendere Vita, Salute e Dignità di una città e di un territorio trasformato nel “quartiere Tamburi del Salento”!

La Regione Puglia si autoesenta dalle proprie competenze e responsabilità e affida l'importantissima valutazione autorizzativa circa l'impatto e le ricadute negative per l'ampliamento di una nuova cava al Comune di Soleto, ma gli amministratori comunali incapaci di dire un fermo, irremovibile e motivato “NO!”, a tutela del Territorio e della Salute dei cittadini, se ne lavano le mani e affidano la vita e il destino di tutti i cittadini di Soleto e dei comuni dell'hinterland, proprio nel bel mezzo di una conclamata e incontestabile catastrofe sanitaria e territoriale, alla decisione tecnica dell'Ufficio Tecnico comunale!

Tutto questo dopo l'assurdo ok al mega ampliamento per un'insalubre zincheria nel feudo di Soleto, in un'area martoriata per decenni da massicce emissioni di inquinanti industriali prodotti dai tantissimi mega opifici insalubri, e ora arriva anche l'ampliamento di una mega cava con annesso insalubre bitumificio a ridosso delle case e tra i cittadini di Soleto esplode la rabbia e la disperazione: “Ridotti a cavie siamo il quartiere Tamburi del Salento e la Terra dei Fuochi nocivi di Puglia!” rivolgono un accorato appello a tutte le Istituzioni:“Non possiamo continuare così, SALVATECI, per l'amore dei nostri figli!”


È stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso ormai stracolmo. I cittadini, allarmati da quotidiane anomale morti, si stavano mobilitando per porre fine all'inquinamento e, dagli amministratori, scoprono, invece, che questi stavano consentendo ad un opificio insalubre non solo di continuare, ma, anche, di stendere e di incrementare la sua attività.
Si registra a Soleto, già da alcune settimane, una mobilitazione civica crescente a causa delle ormai innumerevoli morti per cancro di tantissimi giovani, e non, e per neoplasie al sistema respiratorio e non solo, in passato sconosciute, o, per lo meno, connotate da una estrema rarità, tutto il contrario di quanto sta avvenendo negli ultimi anni. Uno stato di calamità sanitaria nel distretto soletano, denunciato proprio nei giorni scorsi, addirittura, anche dal nazionale Istituto Superiore di Sanità, che ha allarmato e convocato a Roma i massimi vertici amministrativi e sanitari del territorio basso salentino coinvolto. È emergenza nazionale! I cittadini sono impegnati nella raccolta di firme per presentare un esposto, e chiedere disperatamente l'intervento della Procura, perché si ponga fine all'alto tasso d'inquinamento inalato quotidianamente attraverso l'aria e ingerito con prodotti alimentari locali contaminati; per l'inquinamento dell'aria le fonti di emissione “pistole fumanti”, come chiamate in gergo tecnico da ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente) sono un grosso impianto per la produzione del cemento, una zincheria, una fonderia e diversi bitumifici. Di questi ultimi, uno in particolare, si connota per l'alta criticità della sua ubicazione a ridosso del centro abitato. Giorni fa una nube asfissiante, dall'odore proprio di bitume, ha portato tantissimi cittadini, che hanno avvertito malesseri e si son dovuti trincerare in casa, ponendo stracci inumiditi alle fessure di porte e finestre, ad intasare i centralini degli enti sanitari e di vigilanza della provincia. In questo quadro, grandissima è stata l'indignazione, la rabbia contritamente contenuta, quando una delegazione di cittadini, nel tentativo di coinvolgere gli amministratori, massime autorità sanitarie locali, ad intervenire, son venuti a sapere, invece, che gli stessi stavano procedendo in tutt'altra direzione. Stavano, infatti, procedendo a consentire, senza alcun pubblico coinvolgimento, proprio a quella attività, fonte di emissioni fumose in atmosfera e dalla così critica ubicazione, a quel bitumificio, opificio notoriamente classificato come insalubre, di incrementare la sua attività attraverso la concessione per lo sventramento di ben altri 4 ettari di territorio, oggi vergine, da aggiungere alla già immensa cava annessa al bitumificio, una sorta di immensa caldera artificiale nel cuore del feudo cittadino!
Per di più, il tutto, proprio a ridosso di una tutelata antica masseria, con grande aia, e una dolina-voragine carsica, nonché, a ridosso di una strada provinciale tipizzata sul PTCP, il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, come “itinerario narrativo” del paesaggio; tutto l'esatto contrario rispetto a quanto comportato dall'apertura di un'ennesima attività industriale di estrazione.

La preoccupazione e i motivi di intervento a tutela del territorio sono duplici. Da un lato la necessità di porre fine allo sventramento del territorio soletano, come dell'intero cuore del basso Salento. Continuare a consentire attività estrattive in questo territorio, oltre al danno paesaggistico, rappresenta un “Crimine Geologico” che abbiamo tutti il dovere di denunciare e fermare; il basso Salento si innalza dal mare per quote medie irrisorie, e non raggiunge neppure i 200 metri di quota sul livello del mare; inoltre, non sono presenti attività tettoniche volte al suo naturale sollevamento orografico: sventrare la terra vuol dire, pertanto, abbassarne la sua altitudine media, un bene praticamente dal punto di vista geologico assolutamente non rinnovabile.
Dall'altro lato, consentire ancora la maciullazione di altra roccia da mescolare al bitume per la produzione di asfalto, vuol dire consentire ancora che quel nocivo camino, continui a immettere maleodoranti fumi a danno della salute degli uomini e dell'intero ecosistema, in un contesto già fortemente aggravato e più che “saturo” dal punto di vista dell'insalubrità dell'aria. Inoltre, vi è un terzo motivo per cui occorre dire 'NO!' all'ampliamento dell'attività estrattiva: nel rifacimento di manti stradali, è pratica e buona norma fresare lo strato di bitume precedente, recuperando i materiali lapidei presenti per la produzione del nuovo strato di asfalto nei principi massimi del “Riciclaggio e Riuso”. Richiedere ora materiali pietrosi ex novo, vuol dire avallare l'immorale e devastante “speculazione-strade”, che sta affliggendo il Salento e che finalmente, dopo innumerevoli esposti, anche la Magistratura sta iniziando ad attenzionare; iperampliamenti di strade già esistenti, assolutamente sproporzionati alla densità del traffico presente; nuove strade ridondanti e, persino l'asfaltamento di antichi tratturi sterrati in totale difformità con quanto prescritto dal PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale), che tutela e valorizza queste antiche presenze viarie, prescrivendone il mantenimento della natura di “strade bianche” sterrate negli eventuali interventi di loro manutenzione. Tutte problematiche che stanno vedendo innumerevoli comitati civici ambientalisti sollevarsi contro, a tutela del territorio, e contro ogni correlata speculazione sui finanziamenti pubblici.

I cittadini di Soleto, preso atto di quanto stava accadendo, chiedono ora alla Regione Puglia, al presidente Vendola, al vice-presidente Angela Barbanente e assessore alla Qualità del Territorio, alla Provincia di Lecce, al Comune di Soleto, a tutti i suoi amministratori e all'Ufficio Tecnico, di sospendere ogni iter autorizzativo, e non concedere alcun nulla-osta a questa indignitosa richiesta di ampliamento della già preoccupante cava, in merito alla quale, anzi, è opportuno e urgente mettere in atto le dovute procedure di chiusura e ripristino ambientale con interventi di rinaturalizzazione, per lenire la grave ferita da essa già oltremodo inferta al territorio.

Chiedono, inoltre, ad ARPA Puglia, Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente, al suo dirigente, il medico epidemiologo prof. Giorgio Assennato, all'assessorato alla Qualità dell'Ambiente della Regione Puglia, assessore magistrato Lorenzo Nicastro, all'ASL Le/2 (Azienda Sanitaria Locale), nonché alla Provincia di Lecce, facendo appello anche al suo sensibile Difensore Civico il Sen. Giorgio De Giuseppe, di intervenire per la piena soluzione dell'inammissibile situazione contingente, icasticamente palesata dalla presenza di una tale attività, classificata insalubre, contigua al centro urbano e fisiologicamente fonte di emissioni.

Agli stessi organi competenti si chiede, poi, per tutte le attività inquinanti del territorio in oggetto, di fermare ogni attività emissiva, fintantoché, tutte le “pistole fumanti”, ovvero i loro camini, non saranno muniti di sistemi di rilevamento degli inquinanti emessi, collegati in tempo reale con monitor e sistemi di memorizzazione fruibili pubblicamente 24 ore su 24 in spazi accessibili al pubblico. Più utile e costruttivo sarebbe se quel grande display ubicato sulla villa di Soleto, per fornire utili informazioni a cittadini e turisti, anziché, o insieme alla pubblicità, permettesse solo, ad esempio, questa ben più utile e ormai improcrastinabile attività di informazione. Così chiediamo che si massimizzino, nell'eventuale attività di monitoraggio ambientale, proprio questi rilievi al camino al posto di altre analisi in altri luoghi poi difficilmente correlabili alle ben note “pistole fumanti” e che hanno già visto forti contestazioni in merito alla loro correlabilità da parte delle ditte coinvolte.

Intervenire è un vostro dovere inderogabile e improcrastinabile; esigenze di tutela della salute, di tutela dell'ambiente e di ripacificazione sociale di fronte al crescente stato di agitazione civica volto s porre fine a questa grave poliedrica emergenza, vi richiamano ai vostri doveri democratici e di ottemperanza al rispetto dell'articolo 32 della nostra Carta Costituzionale, che tutela la salute dei cittadini, e del suo articolo 9 che pone tra i principi fondanti della Repubblica quello della tutela del Paesaggio e che ha visto tra i suoi padri fondatori nei lavori della costituente lo stesso statista salentino Aldo Moro".


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