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Quotidiano Lecce, Salento

- Domenica, 20 agosto 2017 - Ore 21:13

Lo stato dell’economia salentina nell’analisi di Salvatore Giannetto

Lo stato dell’economia salentina nell’analisi di Salvatore Giannetto

Lecce - Venerdì 29 marzo, alle ore 9, presso l’hotel Leone di Messapia, sulla strada provinciale Lecce-Cavallino, si terrà la riunione del Consiglio confederale territoriale del sindacato UIL – Unione italiana del lavoro - di Lecce. I lavori saranno presieduti dal segretario generale di Puglia e Bari Aldo Pugliese e conclusi dal segretario confederale nazionale Guglielmo Loy.

Nel corso dell’incontro, si procederà all’approvazione del rendiconto consuntivo 2012 e preventivo 2013 e si discuterà della situazione politico-sindacale a livello nazionale, regionale e provinciale.

Il confronto verterà poi su diversi temi di scottante attualità: in primis, la presunta truffa Filanto a Regione e Inps e la generale crisi del Tac e di altri settori-chiave dell’economia salentina. Si parlerà, inoltre, di disoccupazione, economia sommersa e nuove povertà, ma anche delle proposte al centro del confronto avviato fra i sindacati Uil, Cigl, Cisl e Confindustria Lecce nelle ultime settimane.

Allarmante l’analisi del segretario generale Uil Lecce, Salvatore Giannetto, sullo stato dell’economia salentina.

Siamo ancora molto lontani dalla ripresa. Il Salento è arischio desertificazionedel vecchio apparato manifatturiero, dopo che il Tac (Tessile Abbigliamento Calzaturiero) che per oltre 30 anni ha costituito la spina dorsale dell’economia salentina, è stritolato da una crisi senza fine che appare irreversibile. In questo settore, negli ultimi dieci anni, abbiamo perso 12mila posti di lavoro. Piove sul bagnato, poi, per il GRUPPO FILANTO, storico calzaturificio di Casarano, dopo la notizia dellapresunta truffa ai danni di Regione e Inps. In attesa che la magistratura faccia chiarezza, l’auspicio è che a pagare il prezzo più alto non siano ancora una volta i lavoratori: un centinaio quelli della IRIS SUD - l’unica impresa ancora in funzione, mentre Filanto spa, Tecnosuole spa, Tomaificio Zodiaco srl e Italiana Pellami srl sono in concordato preventivo – il cui futuro è ora in bilico.

Non c’è settore dell’economia salentina che non sia in affanno. Penso all’azienda metalmeccanica OMFESA di Trepuzzi e alla manifattura di Lecce dismessa da BAT (British American Tabacco) Italia. Anche l’edilizia è allo stremo, con gravi riflessi ai numerosi comparti ad essa collegati. Così come sono allo stremo il settore del commercio e dei servizi con le sofferenze che si registrano soprattutto nei grossi centri commerciali, nel settore delle aziende di vigilanza privata (vedi SVEVIAPOL), delle mense, delle pulizie e dei servizi in generale.

Il PIL provinciale è sceso del 5,4% nel 2011, rispetto all’ 1% in meno registrato da tutta la Puglia. La disoccupazione della nostra provincia è ormai oltre il 18%, rispetto ad un 13% della Regione.

Il tasso di occupazione è poco oltre il 44%, con 10 punti in meno rispetto a quello nazionale. Tra disoccupati, inoccupati e sottoccupati, la nostra provincia ha raggiunto la quota di 210mila unità, con punte massime a Casarano e a Lecce (quest’ultima con oltre 40 mila unità).

La popolazione attiva salentina è sbilanciata verso le fasce di età più anziane: sono il 52% le forze lavoro oltre i 40 anni; quelle più giovani si attestano ad un misero 18%.

In questi ultimi due anni, ad un calo della Cig ordinaria si è contrapposto quello di un’ impennata di tutti gli strumenti di sostegno al reddito in deroga, che sono infatti saliti del 36%.

Dove nel territorio provinciale si sono stipulati più contratti di lavoro, come a Casarano che cresce del 19% e a Lecce del 20%, si registra invece la crescita delle cessazioni di rapporti di lavoro del 18%. I settori di attività che continuano ad avere un saldo positivo fra cessazioni ed avviamenti, sono il settore agricolo e il comparto turistico. Restano in grande sofferenza oltre al Tac, i servizi, le costruzioni e il commercio.

Unico dato positivo è il 12esimo posto, che la provincia di Lecce occupa in campo nazionale come tasso di crescita delle nuove imprese, con un +12%. Alla crescita del settore turistico, che vede primeggiare Lecce con un +14% negli arrivi ed un +18% nelle presenze, Ugento con rispettivamente un +7% ed un +30% e Gallipoli con un +6% ed un +24%, corrisponde un calo nel peso nei settori manifatturieri, che esprimono ormai solo un 10% del valore aggiunto complessivo, mentre il terziario è a ben il 75%, superando la media nazionale.

Nell’ambito del terziario crescono i settori energetico, ricettivo, immobiliare e le aree socio-sanitarie.

L’aumento della povertà è sotto gli occhi di tutti. Siamo in presenza di un volto nuovo del disagio sociale: ne sono colpiti non più solo individui o famiglie marginali, ma ampi strati della popolazione media, che restano intrappolati dall’ economia sommersa.

Nonostante ben tre tornate di finanziamenti regionali ai Piani Sociali di Zona, non emerge ancora una rete coordinata di intervento per contrastare questo fenomeno. Alcuni Piani di Zona, come quello del Capoluogo, puntano con maggiore determinazione sul potenziamento delle capacità personali degli individui, adottando Piani di formazione professionale, tirocini formativi e offerte di piccoli lavori manuali. Poco o nullo resta l’intervento sui nuovi poveri, come le giovani coppie o le persone separate, con grandi problemi di reddito e di alloggio.Non è ormai cosa rara registrare la presenza significativa di parte del ceto medio, come frequentatore abituale delle mense della Caritas.

Sono del tutto inadeguati i numeri di intervento per soddisfare le richieste di assistenza domiciliare alle persone sole e non autosufficienti. Paradossalmente, a 13 anni di distanza dalla Legge Quadro sull’ Assistenza, che individuava nei comuni il principale interlocutore sulle problematiche di protezione sociale, il decentramento ha finito per accentuare le differenze sociali, trasformandole in maggiore disuguaglianza, a causa dei continui tagli alla spesa pubblica ed ai trasferimenti statali.

CONFRONTO SINDACATI-CONFINDUSTRIA LECCE: ECCO LE PRIORITÀ

Il confronto avviato fra i sindacati UIL, CGIL, CISL e Confindustria Lecce in queste settimane, ha scelto di concentrarsi su alcune priorità, quali il fisco, la burocrazia, il confronto permanente con le organizzazioni di rappresentanza, l’occupazione della produttività, il credito, l’internazionalizzazione e l’innovazione.

Nel primo documento stilato fra le parti si conviene su alcune azioni comuni. Bisogna ridurre le tasse sul lavoro, tramite una severa lotta all’ evasione ed alla riduzione drastica dei costi della politica, anche in sede locale. Non è più rinviabile il pagamento dei crediti alle imprese e la liberalizzazione dei servizi, fin qui offerti con società pubbliche quasi sempre in deficit. Va creato uno sportello dedicato di Equitalia per le piccole imprese, che devono essere assistite nelle problematiche debitorie.

Vanno adeguate le zone industriali, per renderle più appetibili agli investimenti locali ed esterni alla provincia. E’ necessario un Patto Generazionale che favorisca l’occupazione giovanile, tramite uno stretto raccordo con il regime delle presenze e degli orari dei lavoratori più anziani, ed un più massiccio uso del part-time e dell’apprendistato.

Con un apposito sportello sul credito è possibile mirare ad incrementare il flusso di informazioni e di finanziamenti finalizzati alla crescita delle piccole e medie imprese, alla moratoria sui loro debiti ed all’ accesso dei Fondi di Garanzia. Infine, occorre una strategia commerciale per facilitare l’approccio imprenditoriale con i mercati internazionali, per aumentarne la capacità di aggregazione tramite i Contratti di rete ed i Contratti di Programma, questi ultimi oggi possibili anche nel settore turistico.

MECCATRONICA, BIOMEDICALE, AGROINDUSTRIA: I NUOVI SETTORI SU CUI PUNTARE

Produttività, infrastrutture e politiche industriali sono una miscela insufficiente, se non si abbatte il cuneo fiscale delle imprese e dei lavoratori, se non si riducono i costi della burocrazia, che scoraggia gli investimenti interni ed esterni, i quali sono ancora possibili, come dimostra quello realizzato recentemente dalla PORSCHE a Nardò e dalla CNH sullo stabilimento Fiat di Surbo.

L’assenza di queste condizioni favorevoli all’iniziativa economica, rappresenta la leva più potente che proietta il lavoro nero fino al 25%.

E’ possibile, secondo la UIL, remare contro la crisi se si avvia un circuito virtuoso fra le istituzioni locali e le forze economico sociali: solo così si potrà affermare il buon esito di una trinomia vincente rappresentata dall’innovazione, dalla cultura e dalla formazione.

Invertire la tendenza non sarà facile, soprattutto in assenza di politiche nazionali e locali capaci di spingere e sostenere la ripresa economica in un percorso di recuperata competitività a livello globale. Un percorso, a mio avviso possibile, che implica, però, una rivoluzione culturale, un modo diverso di porsi davanti al presente e al futuro, una voglia di promuovere il cambiamento guardando all’interesse generale e non alle piccole opportunità riservate ai singoli.

Occorre, sul nostro territorio, puntare oltre alla valorizzazione e al rilancio del turismo, dell’ambiente, dell’agroalimentare, dell’artigianato, della cultura, a quei settori innovativi quale la meccatronica, la meccanica fine, le biomedicali, l’agroindustria.

Lavorare su un sistema integrato al fine di spingere una crescita del Territorio rispettoso della sua storia e allo stesso tempo capace di intercettare quello che di nuovo e innovativo può contribuire alla sua crescita economico-sociale-occupazionale. In sostanza, bisogna varare un’ “impresa comune”, rivolta all‘ attività economica, all’identità culturale e alla coesione sociale:serve un tavolo permanente provinciale.

Non è un caso che nel settore delle telecomunicazioni, l’esportazione di apparecchiature delle aziende pugliesi cresce del 55%, implementando dinamismo nelle stesse amministrazioni locali salentine ed in un terzo delle nostre imprese, le quali confermano la volontà di effettuare investimenti innovativi nei settori biomedicale, meccanico di precisione, energetici alternativi, agroalimimetare e turistico.

Il Salento può (e deve) ritrovare la giusta strada dello sviluppo, concentrando le risorse comunitarie su obbiettivi strategici, attraverso gli strumenti del Contratto Istituzionale di Sviluppo, degli Accordi di Programma e dei Contratti di Programma. Il nostro resta un Paese fatto essenzialmente di dinamiche locali che devono trovare nella concertazione il costante il volano per sostenere e valorizzare i fattori locali dello sviluppo.


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