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Quotidiano Lecce, Salento

- Mercoledì, 23 agosto 2017 - Ore 06:32

Lecce: la ripartenza si fonda sull'analisi di una promozione mancata

Lecce: la ripartenza si fonda sull'analisi di una promozione mancata

Lecce - Mandare giù un boccone così amaro non è facile. Non si riesce a metabolizzare una tale delusione nel volgere di breve tempo, soprattutto per un ambiente già così ampiamente provato dal dramma sportivo dello scorso anno, un dramma che si ripete per la seconda volta consecutiva. Eppure, la tifoseria giallorossa proprio in un momento così complicato dimostra di essere al di sopra di ogni categoria, esprimendo un attaccamento alla maglia smisurato e incondizionato. Ora, smaltita (ma solo in parte) la rabbia inevitabile per la disfatta di Frosinone, a bocce ferme, è giunto il momento della riflessione e dell'analisi accurata. Si può e si deve ripartire, infatti, per cercare di difendere un club che oltre ad essere un vero e proprio simbolo della "salentinità", costituisce una risorsa inestimabile per questo territorio e per una piazza che ha come punto di riferimento, non solo sportivo, l'U.S.Lecce. Insomma, il calcio a Lecce va difeso e preservato, oltre che sostenuto.

Ebbene, si deve ripartire, e per ripartire non si può prescindere da un'attenta disamina della stagione appena conclusa, una stagione (la seconda di fila) fallimentare, in cui l'obiettivo minimo della promozione in serie B non è stato raggiunto. E non è stato raggiunto per un soffio, si direbbe, dal momento che il sogno è sfumato a cinque minuti dal termine dell'ultima gara. Quel maledetto minuto 115 della finalissima play-off, in cui in un baleno è andata persa un'intera stagione. Forse, però, il Lecce il suo campionato non l'ha perso soltanto in quel famigerato minuto. Probabilmente, a mente fredda, un'analisi più profonda suggerirebbe che la finale è stata persa nell'arco dei 180 minuti della doppia sfida, in particolar modo quando mister Lerda e i suoi non sono riusciti ad imporsi nel match d'andata. Nè, in una disamina che voglia dirsi seria, ci si può appigliare ad errori arbitrali che pure ci sono stati, indubbiamente, ma che di certo non possono essere considerati la principale causa della debàcle dei salentini, i quali sicuramente ancora rimuginano sul quel dannato secondo tempo della finale d'andata contro il Frosinone. Per quanto riguarda la compagine ciociara, sulla carta senz'altro alla stregua di quella salentina, bisogna ammettere che il percorso seguito nei play-off è stato sicuramente più convincente di quello di Miccoli e compagni, i quali hanno avuto davvero molta fortuna contro il Pontedera, superando il quarto di finale per il "rotto della cuffia", per poi andare a pareggiare a Benevento (pure in quel caso salvati da una grande prestazione del portiere Caglioni), anche se poi hanno eliminato in scioltezza i sanniti nella semifinale di ritorno. Compresa la finale, nelle cinque partite degli spareggi play off -escludendo i calci di rigore col Pontedera- la squadra di Lerda ha ottenuto una sola vittoria, tre pareggi ed una sconfitta (quella fatale). Al contrario, il team frusinate ha superato più agevolmente avversari del calibro della Salernitana e del Pisa (squadra che ha battuto il Lecce nell'ultima sfida della regular season) e poi ha avuto la meglio sui giallorossi in finale, concludendo il mini-torneo dei play-off senza sconfitte e con all'attivo due pareggi e tre vittorie nelle cinque gare totali. Questi sono i numeri, nudi e crudi, che testimoniano qualcosa in merito agli spareggi promozione. Si dirà che avremmo potuto evitare la lotteria dei play-off se non fosse stato per il disastro delle prime cinque partite della gestione Moriero. Anzi, la stagione di Lerda e company è stata esaltante per la grande rimonta effettuata, che ha permesso di sfiorare a tratti la prima posizione. Giustissimo. E tutti abbiamo vissuto con orgoglio quelle fasi del torneo. Certo, però, bisogna innanzitutto dar merito al Perugia, che ha dimostrato ampiamente di essere la squadra migliore del girone, conquistando il primo posto sul campo (come del resto testimoniano gli scontri diretti). Inoltre, e qui veniamo al dunque, bisogna riconoscere che puntare su Moriero per la conduzione tecnica è stato un errore, pagato a caro prezzo nel prosieguo del campionato. Si sa, quando si sbaglia la scelta dell'allenatore ad inizio campionato, è sempre difficilissimo poi recuperare. Colpa di Moriero, quindi? Può darsi; anzi, non ci sono dubbi sulle responsabilità del tecnico leccese. Ecco, forse però si dovrebbe rammentare che Francesco Moriero non si è ritrovato sulla panchina del Lecce per caso, qualcuno lo ha scelto e ha deciso di ingaggiarlo, pentendosi successivamente e correndo ai ripari con Franco Lerda. E qualcuno ha costruito questa squadra, con un parco-giocatori dall'età media molto elevata, un aspetto di certo da non sottovalutare in un campionato come la Lega Pro. Per di più, altro elemento non di poco conto, la rosa dei calciatori è stata allestita al "foto-finish", con alcuni di loro giunti davvero all'ultimo momento e a pochi giorni dalla prima di campionato contro la Salernitana; di conseguenza, in molti hanno dovuto di fatto saltare la preparazione atletica, il che ha pesantemente influito sulle 31 partite disputate dal Lecce nella stagione regolare e sulle successive cinque dei play-off. Alla fine, come l'anno scorso, la compagine salentina si è rivelata la terza forza del torneo, ma in serie B vengono promosse soltanto due formazioni. Dall'anno prossimo, tra l'altro, l'accesso alla serie cadetta sarà ancora più complicato, vista la riforma della Lega Pro Unica.

Questo lungo flash-back su tale ulteriore "annus Horribils" per i colori giallorossi e per l'intero Salento calcistico lascia intuire come, probabilmente, l'esito di un campionato arriva a giugno, ma dipende da ciò che si è fatto nell'estate precedente, nella fase di allestimento di una squadra e dell'intero staff tecnico. Anche questa stagione è andata male, ci si è messa la cattiva sorte, le cose non sono girate per il verso giusto; sono molteplici le cause che portano al mancato conseguimento di un obiettivo. E proprio su quelle cause bisogna lavorare, per non commettere più gli errori che hanno portato a fallire la méta finale. In fin dei conti, l'unico verdetto che conta è quello del campo, che ha sentenziato che per il Lecce sarà di nuovo Lega Pro, quest'altro anno in un girone che si preanuncia ancora più infernale. Bisogna uscire dall'incubo. Bisogna ricominciare. E per ripartire, se si vuole effettivamente raggiungere un risultato, non si possono ripetere gli stessi errori del passato.

Matteo Sbenaglia


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