"Sangue di nemico" di Giacomo Toma
Lecce - "Elvira lavorava la terra sin da quando aveva 8 anni. A quei tempi la Grande Guerra si era appena conclusa e sua nonna la prendeva per mano per portarla nel fondo di famiglia, alla periferia del paese. Era lì, da bambina, che aveva imparato a scavare le buche per gli ortaggi, raccogliere i frutti dagli alberi o le olive da terra e a fare il mosto durante la vendemmia. Ricordava quegli anni con una tenerezza e una nostalgia che le si erano cristallizzate dentro".
Il primo romanzo di Giacomo Toma, "Sangue di nemico", parla di un Salento arcaico, del Secondo Dopoguerra, quando le difficoltà dei contadini si univano ai primi accenni di modernità che faceva capolino attraverso la comparsa delle prime fabbriche, delle prime macchine e, soprattutto, di uno spirito nuovo, per la prima volta di ribellione. E' la ribellione dei contadini a fare, appunto, da sfondo al romanzo con la presa delle terre dell'Arneo.
Toma racconta, inoltre, di un amore, quello fra i giovani Alfredo e Maria, d'altri tempi, ricco di tenerezza e timidezza e molto chiaccherato dalla piazza, centro nevralgico della vita sociale.
FuturaTv ha intervistato il giovane scrittore per conoscere i retroscena del romanzo e il punto di vista dell'autore.
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