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Quotidiano Lecce, Salento

- Mercoledì, 22 novembre 2017 - Ore 23:15

Salvemini: "Vergogna e rabbia nel ripercorrere la storiaccia del BOC"

Salvemini: "Vergogna e rabbia nel ripercorrere la storiaccia del BOC"

Lecce - Condannato dalla Corte dei Conti a versare l'incentivo ottenuto per oltre 300 mila euro in occasione dell'emissione del Boc, il dirigente del Comune di Lecce, Giuseppe Naccarelli, li potrà pagare in comode rate da 500 euro per 50 anni.
Le agevolazioni, però, non provengono da una banca, bensì da Palazzo Carafa.

La storia, o meglio, "storiaccia", come la definisce Carlo Salvemini, è stata portata alla luce proprio dal consigliere d'opposizione.
La cifra, afferma Salvemini "non aveva titolo alcuno per essere prevista, stanziata e incassata. Una storiaccia ormai nota, per la quale è anche aperto un processo penale a carico dello stesso dirigente e di altri dipendenti comunali e che vede il Comune parte civile nel giudizio".

Naccarelli, ancora in servizio presso Palazzo Carafa, chiede una maxi rateizzazione "mediante una trattenuta mensile sullo stipendio per un importo di 500 euro ed offre a garanzia del Comune un'abitazione a Porto Cesareo sulla quale il Comune provvede ad iscrivere ipoteca".

La risposta da parte dell'Amministrazione è stata celere: "Il dottor Giuseppe Naccarelli, dirigente del Comune di Lecce, è stato condannato dalla Corte dei Conti al pagamento in favore del Comune di Lecce, di una somma di 352.263,618 euro che non è la sola somma percepita dallo stesso a titolo di incentivi, ma ricomprende anche gli incentivi erogati a beneficio di altri dipendenti e collaboratori esterni. Per le somme percepite da questi ultimi, l’Amministrazione Comunale ha intentato un’azione giudiziaria al fine di recuperare quanto indebitamente loro corrisposto. Da ciò si evince che il debito del dirigente - recuperati i predetti importi - dovrà essere necessariamente rideterminato". 

"Quanto alle modalità di recupero delle “decisioni di condanna e risarcimento danno erariale” si è fatto riferimento al dpr 260/98 che dispone “ritenute nei limiti consentiti dalla legge”, vale a dire un quinto sul trattamento economico mensile dovuto ai responsabili. Su richiesta del debitore, il pagamento può essere effettuato a rate. Peraltro, nell’articolo 3 si fa espressamente cenno alla possibilità, e non all’obbligo, dell’iscrizione di ipoteca sui beni del debitore per un importo pari ai crediti liquidati dalla Corte dei Conti. Ed è proprio la linea seguita dall’Amministrazione Comunale che ha disposto tale iscrizione sull’unico immobile di proprietà del Naccarelli".

"L’Amministrazione Comunale continua a percorrere la strada della legalità, prova ne sia la costituzione parte civile nel procedimento penale e la delibera di annullamento del vecchio regolamento comunale sui Boc che, come è noto a tutti, messa in atto dal sindaco Perrone", conclude la nota inviata da Palazzo Carafa, "Di indecente, dunque, c’è solo la lettura unilaterale e oramai un po’ stantia e ripetitiva che fa il signor Salvemini del caso-Boc".

Secondo il consigliere Salvemini si tratta di un caso emblematico "di un privilegiato che rivendica il suo status e lo difende. Il dott. Naccarelli ha procurato danno al Comune con un’emissione di un BOC che s’è rivelata disastrosa per il bilancio al punto da costringere l’ente ad un complicatissima rinegoziazione; ha percepito oltre 300mila senza ragione e titolo; è imputato per questa e altre vicende (Via Brenta); eppure ha conservato il posto di lavoro e una retribuzione altamente gratificante. Nonostante ciò non avverte il dovere né l’opportunità di sdebitarsi con la buona sorte: ma si dichiara talmente in difficoltà da non poter versare oltre 500 euro al mese. Come un cittadino qualunque che campa con 1.200 euro al mese e cerca di comprarsi una casa".

"Tutto nella norma; tutto rispettoso delle leggi; tutto inevitabilmente indecente. Io ogni volta che ripercorro la storiaccia del BOC provo vergogna. E rabbia: perché non riesco a capire tutto questo è accaduto perché reso inevitabile da norme stupide o perché s’è fatto poco o nulla per evitarlo", ha concluso infine Carlo Salvemini.

Marcella Barone


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