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Quotidiano Lecce, Salento

- Lunedì, 20 novembre 2017 - Ore 01:26

Pd: "Chiarezza sulla vendita degli alloggi comunali del centro storico"

Pd: "Chiarezza sulla vendita degli alloggi comunali del centro storico"

Lecce - Il Pd chiede che si faccia chiarezza sulla vendita degli alloggi di proprietà comunale del centro storico, le cui procedure sono in palese violazione della legge: "Nel 2011, il Comune di Lecce ha proposto alla Regione un programma per l’alienazione di una parte del patrimonio comunale ai sensi della legge 560/93. In tale proposta, approvata sia dalla Giunta comunale (delibera N° 395 del 19.05.2011) che dal Consiglio (delibera N° 58 del 20.06.2011), il Comune proprietario di 618 alloggi proponeva di venderne 174, specificatamente indicati nell’elenco allegato alle delibere. La Regione con provvedimento di Giunta n°2157 del 19 novembre 2013, ai sensi della legge 560/93, ne ha autorizzato la vendita. Nello stesso provvedimento veniva stabilito che il Comune semestralmente avrebbe dovuto relazionare sullo stato effettivo delle vendite (numero di alloggi venduti, somme introitate) e trasmettere i programmi di reinvestimento dei proventi (co. 5 dell’articolo unico della legge 560/93); ad oggi non è pervenuto alla Regione alcun riscontro da parte dell’Amministrazione Comunale, nonostante sollecitata con una recente nota del 16 settembre 2015.

Con delibera di Giunta comunale n°717 del 22 giugno 2015, è stato approvato l’elenco dei fabbricati e dei terreni inclusi nel piano delle alienazioni, successivamente ratificato con delibera di Consiglio Comunale N°53 del 20.07.2015, in cui compaiono tra i fabbricati da vendere decine e decine di alloggi quasi tutti ubicati nel centro storico che però non figurano, al contrario delle rassicurazioni date dagli esponenti della giunta durante il dibattito in Consiglio,  nell’elenco degli alloggi da vendere autorizzato dalla Regione. E lo stesso elenco era stato inserito nel piano delle alienazioni dell’anno2014 e qualcuno di quegli alloggi è stato già venduto. Nella città in cui il problema della casa è da tempo una vera e propria emergenza, dove esiste una graduatoria di oltre mille famiglie in attesa di avere un alloggio, graduatoria che non scorre per motivazioni sulle quali il Pd ha tra l’altro chiesto alla Magistratura di indagare, investito il Prefetto di Lecce e sollecitato un approfondimento della Commissione nazionale antimafia, c’é materia a sufficienza per chiedere che si  faccia chiarezza ed in fretta  sulla vendita  di alloggi di pregio del centro storico al di fuori del rispetto delle procedure richieste dalla legge".

“Il Comune di Lecce, - dichiara Paolo Foresio - in base al decreto legge n. 69 del 21 giugno 2013, ha fatto richiesta all’Agenzia Territoriale del Demanio di poter acquisire gratuitamente alcuni beni immobili che rientravano nel patrimonio dello Stato e ricadevano nel territorio cittadino. Nella richiesta di attribuzione, bisognava indicare, fra le altre cose, le finalità di utilizzo. Il Comune ha indicato, a questo proposito, di richiedere il trasferimento di quei beni (alcuni, peraltro, confiscati) “per finalità sociali”. Con una tale premessa sarebbe lecito pensare che i nostri amministratori li abbiano acquisiti per recuperarli e far fronte così alla dilagante emergenza casa della nostra città, di recente finita anche sulla Tv nazionale, nel programma “Mi manda Raitre”, dove si è sottolineata, in maniera anche forte, l’assenza di un adeguato Piano Casa. Ora, scopriamo, invece, che alcuni di quelli immobili acquisiti gratuitamente dall’Agenzia del Demanio sono finiti nel Piano delle Alienazioni del Comune di Lecce, quindi, dopo soli pochi mesi, sono sostanzialmente in vendita . Quindi, la finalità sociale era quella di fare cassa? Altro che annunci roboanti da conferenza stampa di fine anno! Qui siamo di fronte ad un’amministrazione che continua a non farsi minimamente carico dei cittadini e delle famiglie, che, per varie circostanze, rimangono indietro e avrebbero bisogno del sostegno delle istituzioni. Invece, il Comune tira diritto per la sua strada, quella di politiche abitative blande, se non del tutto assenti, e gestite con i soliti metodi discutibili, al vaglio adesso anche della magistratura. Bisognerebbe andare, invece, in tutt’altra direzione. Ma forse per farlo bisognerebbe cambiare anche l’intera amministrazione”.


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