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Quotidiano Lecce, Salento

- Lunedì, 20 novembre 2017 - Ore 01:23

Abbazia di Cerrate: presentata la prima fase dei restauri

Abbazia di Cerrate: presentata la prima fase dei restauri

Squinzano - Nella suggestiva cornice dell’Abbazia di Santa Maria di Cerrate, sulla strada provinciale Squinzano-Casalabate, sono stati presentati questa mattina la prima fase dei lavori di restauro appena conclusi, i prossimi interventi in cantiere e il progetto di valorizzazione dell’antico complesso monumentale, che la Provincia di Lecce ha concesso in affido al FAI - Fondo Ambiente Italiano, tre anni fa. Sono intervenuti alla cerimonia Antonio Gabellone, presidente della Provincia di Lecce, Loredana Capone, assessore all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia, Simona Manca, consigliere della Provincia di Lecce con delega alla Cultura, Dino Borri, presidente regionale FAI Puglia, Marco Magnifico, vicepresidente esecutivo FAI, Daniela Esposito, responsabile scientifico del progetto di restauro, Roberto Segattini, responsabile Ufficio Tecnico FAI, Daniela Bruno, responsabile Valorizzazione FAI. Presenti per la Provincia anche Giovanni Refolo, direttore generale, Giacomo Mazzeo, segretario generale, Massimo Evangelista, dirigente del Servizio Politiche culturali e Sistemi museali e Rocco Merico, dirigente del Servizio Patrimonio e Lavori.

A tre anni dall’affido in concessione al FAI - Fondo Ambiente Italiano dell’Abbazia di Santa Maria di Cerrate, primo bene gestito dalla Fondazione in Puglia, si è conclusa la prima fase dei lavori di restauro del complesso monumentale. Nel 2012 la Provincia di Lecce ha affidato, tramite bando di gara, la gestione trentennale dell’Abbazia di Cerrate al FAI, avviando così una collaborazione tra pubblico e privato allora inedita, oggi di grande attualità. Obiettivo della collaborazione: valorizzare l’Abbazia e il suo contesto partecipando al restauro, assicurando la manutenzione, migliorando i servizi, ampliando l’offerta culturale e in generale promuovendo la conoscenza a livello nazionale e internazionale di questo monumento, prezioso fulcro del territorio salentino nella provincia di Lecce. La prima fase dei restauri, su progetto del FAI, è stata finanziata dalla Provincia di Lecce, grazie al contributo europeo di 2.500.000 euro sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2007-2013 - POIn Regione Puglia – “Attrattori culturali, naturali e turismo” (interventi per il miglioramento delle condizioni di offerta e di fruizione del patrimonio delle Aree e dei Poli di attrazione culturale e naturale).

Grazie al finanziamento si è proceduto al restauro e all’adeguamento impiantistico della Casa monastica, che ospiterà l’accoglienza ai visitatori, i servizi e alcuni spazi espositivi, e della Casa del massaro, che manterrà la destinazione didattico–espositiva al piano terra, nel cosiddetto stabilimento, mentre al primo piano ospiterà ambienti allestiti come l’ottocentesca casa del fattore e una foresteria in stile salentino. Inoltre, grazie a donazioni private, il FAI ha finanziato direttamente la diagnostica e gli studi preliminari, il progetto di restauro - affidato al coordinamento scientifico di Daniela Esposito, Ordinario di Restauro e Direttore della Scuola di Specializzazione di Restauro dei Monumenti dell’Università La Sapienza di Roma -, la direzione lavori e la sorveglianza archeologica. Il presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone ha dichiarato: “E’ stata una bellissima “cavalcata” per un bene che rappresenta una ricchezza straordinaria per tutto il Salento. Crediamo molto nella partnership pubblico-privato, soprattutto oggi che gli enti pubblici sono in difficoltà, e quello con il Fai non è un “matrimonio” che si fa tutti i giorni. Siamo ad un punto di svolta per il Salento. Abbiamo tantissimi beni culturali, spesso recuperati, ma non fruiti nel modo giusto. Con Cerrate, oltre al modo eccezionale e professionale di recuperare il bene, anche attraverso la ricostruzione storica, abbiamo scommesso su un luogo affinché diventi una meta inserita in un circuito internazionale che darà a tutto il Salento un’opportunità unica. E’ un sogno che pian piano si sta svelando e sta diventando realtà, un patrimonio di tutti, un gioiello con ricadute straordinarie”.

“Non è solo una questione di bellezza”, ha detto  l’assessore all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia Loredana Capone, “l’Abbazia di Cerrate è, oggi, un cantiere aperto di emozioni uniche, forti, sincere. Come la terra che la accoglie, fatta di persone innamorate del proprio patrimonio, di distese verdi e ulivi secolari. Siamo davvero orgogliosi del lavoro svolto dal Fai. Lo siamo non soltanto per aver reso a questo luogo straordinario la sua antica identità, ma anche per il merito di essere riuscito a generare consapevolezza e responsabilità tra la comunità. Dell’Abbazia di Cerrate i cittadini oggi si sentono madri e padri adottivi, e questo è esattamente importante per aumentare il valore meramente ‘materiale’ del bene. D’altra parte, se non c’è fruizione resta poco nel cuore della gente. E chi viene da noi, per ritornare, ha bisogno di provare della emozioni. Ne siamo talmente convinti che nei prossimi bandi regionali non sarà finanziato un euro di restauro se non c’è anche un progetto di fruizione. Un bene fruito genera cultura, benessere sociale, occupazione, genera economia. Basti pensare che il turista culturale è quello che spende di più. Spetta a noi, allora, indicare la direzione e l’esempio costruito in sinergia tra Regione Puglia, Provincia di Lecce e Fai è un’ottima base di partenza”.

Marco Magnifico, vicepresidente esecutivo FAI, ha detto: “Non potete capire la gioia di un milanese che arriva al Sud e ammira il vostro paesaggio. Per questo dico che è un regalo scommettere insieme su questa Abbazia. Il nostro ringraziamento va alla Provincia di Lecce per aver dato fiducia al Fai; mai abbiamo lavorato così in letizia con un’amministrazione per perseguire lo stesso scopo, con lo stesso stile, lo stesso entusiasmo, lo stesso senso disinteressato. E lo continuiamo a dire al Nord. Ad oggi nell’Abbazia sono stati investiti 2 milioni e 400 mila euro, di cui 1 milione e 400 mila euro provenienti dal finanziamento POin ed il resto grazie alla donazioni fatte al Fai da amici americani, da benefattori da Cuneo a Catanzaro, da grandi imprenditori e aziende. Abbiamo affrontato i lavori con l’obiettivo di restaurare un luogo, non un museo, dove si possono ‘ascoltare’ le voci di chi ci viveva, dei contadini, dei monaci, dei fedeli che lo frequentavano. Il prossimo obiettivo sarò il restauro della chiesa”.

Simona Manca, consigliere della Provincia di Lecce con delega alla Cultura, ha concluso: “Voglio trasferirvi un’emozione che comincia per noi nel 2006 con un’idea dell’avvocato Aguglia, che ci ha fatto incontrare Marco Magnifico. Con loro abbiamo vissuto un viaggio bellissimo, un’avventura di confronto tra nord e sud, che si sono incrociate su questo progetto di restauro, fruizione e gestione. E’ come se l’Abbazia  si fosse voltata indietro, messo in un sacco tutto ciò che ha vissuto da Tancredi di Altavilla alla proprietà dell’Ospedale degli Incurabili, poi masseria, poi saccheggiata dai Turchi. Abbiamo avuto momenti di incontro e di scontro con l’Oriente, è la nostra storia. Oggi, in questo restauro, il Fai ha fatto sì che  questa storia venisse recuperata tutta, con indulgenza, perizia, lucidità anche culturale. Questa Abbazia inizia un percorso verso un futuro fatto di antico. Una speranza: oggi che viviamo in un momento in cui la tensione tra Oriente e Occidente è altissima, chissà se questo posto potrà diventare in futuro un luogo di pace, di incontro interculturale, di studio e di confronto tra Oriente e Occidente”.

Tra gli interventi di restauro più rilevanti realizzati: la facciata d’ingresso del complesso abbaziale, che i precedenti lavori avevano dotato di un fronte vetrato e che l’analisi attenta delle tracce conservate ha permesso di restituire all’aspetto originario, come muratura chiusa con finestre, di cui si mantengono i davanzali; la loggia al primo piano della Casa monastica, ora aperta sulla splendida vista della chiesa grazie a un nuovo serramento vetrato di oltre dodici metri di lunghezza; la sopraelevazione della Casa del massaro, che era stata modificata e resa parzialmente inagibile dai restauri degli anni Settanta del secolo scorso. Inoltre, entrambi gli edifici sono stati consolidati e ora rispondono alle norme antisismiche. Tutte la facciate esterne sono state ripulite e ove necessario reintegrate; i serramenti sono stati recuperati e, dove impossibile, realizzati ex novo secondo tecniche artigianali; gli intonaci cementizi sono stati rimossi negli ambienti più antichi della Casa monastica e ne saranno stesi di nuovi, a calce, tipici della tradizione salentina; impianti di sicurezza sono stati attivati in tutti i locali e quelli elettrici sono stati rinnovati e, solo dove strettamente necessario in base alle attività previste, sono stati realizzati impianti di climatizzazione.

Durante i lavori, in occasione di alcuni scavi, eseguiti sotto la sorveglianza di archeologi – con la direzione scientifica dell’Università del Salento (prof. Paul Arthur) e della Soprintendenza archeologica della Puglia - sono emerse importanti testimonianze della storia più antica dell’Abbazia: resti murari e reperti relativi al monastero del XIV-XV secolo e numerose sepolture nello spazio adiacente la chiesa. La più importante scoperta archeologica è avvenuta nei pressi della Casa del massaro: all’interno di una profonda fossa scavata nella roccia era deposto uno stampo eucaristico integro, con iscrizione graffita in greco, che era usato dai monaci basiliani per marchiare il pane dell’eucarestia. Nonostante il cantiere – inaugurato a luglio 2014 e durato un anno -  l’Abbazia è sempre rimasta aperta nel fine settimana e in occasioni speciali, per non privare il pubblico della visita e, anzi, offrire uno sguardo inedito sugli edifici sottoposti a restauro con il progetto “FAI. Aperto per restauri” – che ha registrato la presenza di oltre 9.200 visitatori. Dal 28 settembre 2012, quindi, in tre anni di gestione, il FAI ha aperto le porte dell’Abbazia a più di 30.300 persone provenienti da tutto il mondo. 

Terminata la prima fase dei restauri, sono in corso i seguenti progetti. 

* Il restauro della Chiesa di S. Maria e dell’edificio delle ex-stalle. Per proteggere i preziosi interni e gli affreschi della chiesa, il progetto esecutivo si sta concentrando sulle coperture, decisamente compromesse a causa del degrado e di scelte tecnologiche obsolete. Questo premetterà di attivare il restauro dei fronti esterni, del portico duecentesco e degli apparati decorativi interni. Per questo progetto sono stati devoluti oltre 225.000 euro da privati che si sono avvalsi delle agevolazioni fiscali previste dal cosiddetto Art Bonus, introdotto dal Ministro Franceschini nel luglio 2014. Anche l’edificio delle ex-stalle verrà recuperato, per diventare uno spazio espositivo polifunzionale.

* Il restauro degli affreschi strappati. La collaborazione con la Provincia di Lecce continua con il restauro degli affreschi strappati della chiesa, databili tra il XIV e il XV secolo. Quattro degli otto affreschi si trovano oggi presso il Laboratorio di restauro del Museo Archeologico Provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce; altri due sono invece in restauro presso l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma. Il FAI ha sottoscritto con entrambi gli enti un protocollo d’intesa per realizzare i restauri in stretta sinergia, con l’obiettivo di riportare in Abbazia i sei affreschi entro la fine del 2016. E’ in programma per il 2016 anche il restauro in loco degli altri due grandi affreschi strappati, la Dormitio Virginis e il cosiddetto Trittico.

* Gli allestimenti dei servizi per il pubblico. Nella Casa monastica saranno ricavati spazi per l’accoglienza al visitatore: biglietteria, bookshop e self-cafè. Al primo piano della Casa del massaro, invece, sarà aperta una foresteria, allestita con arredi tradizionali già presenti in Abbazia o recuperati da antiquari locali.

Progetto di valorizzazione

Gran parte dei prossimi progetti saranno finalizzati alla valorizzazione dell’Abbazia, con l’allestimento di una serie di spazi espositivi destinati al racconto di questo luogo dal punto di vista storico, artistico e culturale. 

Già da mesi l’attività del FAI, parallelamente ai restauri, consiste nell’acquisizione di informazioni sull’Abbazia e il suo contesto che sarà materia di un racconto destinato ai visitatori, realizzato negli spazi dell’Abbazia in parte restituiti alle loro originarie funzioni, in parte destinati a ospitare strumenti e tecnologie multimediali per la comunicazione di contenuti culturali.

Al piano terra della Casa monastica saranno ripristinati l’ambiente del mulino e l’adiacente locale con il forno: la fondazione scavata nella roccia, rimessa per la prima volta in luce da scavi archeologici nel 2004, accoglierà il meccanismo di un mulino di dimensioni compatibili, che giace ora privo della sua base nella Casa del massaro.

Al primo piano dell’edificio, invece, il racconto sarà dedicato alla ricostruzione delle fasi edilizie dell’Abbazia e alla storia del monastero basiliano impiantatosi a Cerrate almeno dall’XI secolo; attraverso alcuni reperti – tra cui lo stampo eucaristico rinvenuto nei recenti scavi – e allestimenti multimediali innovativi il visitatore potrà scoprire riti e consuetudini che scandivano la vita quotidiana dei monaci greci che fondarono l’Abbazia, tra attività di culto e di studio.

La realtà produttiva dell’Abbazia, che fu anche masseria tipica salentina fino alla metà del Novecento, sarà raccontata al piano terra della Casa del massaro, che sarà restituito all’originaria funzione di stabilimento, dove si svolgeva la lavorazione delle olive, del tabacco e delle altre colture praticate nei vasti terreni di proprietà. I due frantoi qui conservati saranno restaurati e rimessi in funzione, e lo stesso avverrà per gli altri macchinari e per gli oggetti legati alla produzione agricola che si conservano negli spazi dell’Abbazia. Una proiezione di tipo immersivo, realizzata sulle pareti dello stabilimento, aiuterà il visitatore a scoprire questa parte della storia di Cerrate e del suo territorio, ancorata alla tradizione locale.


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