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Quotidiano Lecce, Salento

- Sabato, 18 novembre 2017 - Ore 03:23

Intervento del sindaco Paolo Perrone sul caso Xylella

Intervento del sindaco Paolo Perrone sul caso Xylella

Lecce - Di seguito, l’intervento del sindaco Perrone sul caso Xylella in occasione del Consiglio Comunale di questa mattina:

INTERVENTO DI PERRONE SU XYLELLA

Nel corso del tempo le malattie delle piante hanno influito notevolmente nello sviluppo sociale delle popolazioni interessate. Spesso, nella storia delle civiltà Egiziana, Fenicia, Greca, Romana e nella stessa Bibbia,  si fa riferimento a grandi epidemie di malattie delle piante che improvvisamente decimavano le colture. Nel 1844, dal Sud America con il guano da utilizzare come fertilizzante arrivò in Irlanda la “Peronospora della patata” e colpì l’alimento base di questo popolo, la patata appunto, dimezzandone la popolazione e costringendo all’emigrazione forzata la maggior parte della popolazione, con un dimezzamento della stessa. Tra il 1878 ed il 1889, dalla “Peronospora della vite” distrusse la maggior parte della vite europea. Nel 1890, la “malattia di Panama” distrusse i bananeti dell’America Centrale. La “ruggine del caffe” nel 1864, distrusse le coltivazioni di caffè, che gli inglesi avevano portato dall’Africa nei territori indiani in particolare in Ceylon, attuale Sri Lanka e che successivamente furono destinate a coltivazioni di tè.

La stessa “ruggine del caffè” nel 1920-1930, distrusse le distese di caffè del Brasile, e quindi l’economia nazionale che fino a quel momento utilizzava gli eccessi di produzione per pavimentare le vie di comunicazione, pur di mantenere il prezzo. Nel 1943,  milioni di persone morirono per la “carestia del Bengala”, causata da una malattia che colpì le coltivazioni di riso. L’elenco è lungo. La devastazione dei nostri oliveti, purtroppo, è ormai sotto l’occhio di tutti, basta farsi un giro nel territorio gallipolino per avere una visione apocalittica del paesaggio. Ma il dramma consiste nella diffusione del processo di infezione, che si è spostato dal versante ionico a quello adriatico, in tutto il territorio salentino e non solo. Pare che ci siano attacchi in Corsica ed in alcune regioni del centro Italia. Insomma, un dramma

Questa malattia che colpisce i nostri olivi, è chiamata Complesso di Disseccamento Rapido dell’Olivo, CoDiRO, un complesso cui sono stati associati insetti come il “rodilegno giallo”, funghi patogeni appartenenti a diversi generi ed un batterio da quarantena appartenente alla “Xilella fastidiosa”, collocato all’interno della subspecie “pauca” ed attribuito ad un nuovo ceppo, denominato “codiro”, che danneggia floema e xilema, occludendo i vasi linfatici della pianta e procurandone il conseguente disseccamento. La presenza di disseccamenti risalgono al 2012, ma le segnalazioni erano già state evidenziate in precedenza agli organi preposti. L’Osservatorio Fitosanitario Regionale, in collaborazione con l’ Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari e l’Università di Foggia, ha avocato a sè ogni attività di ricerca, studio e controllo bloccando di fatto l’attività dei vivai e la movimentazione di numerose specie vegetali ritenute ospiti. La comunità salentina ha cominciato ad interrogarsi su tutta la vicenda, che è diventata oggetto di discussione sulla rete, nei mass media locali, nazionali e nelle aule parlamentari.

Tutta la vicenda ha contorni paradossali, tanto che la Procura di Lecce sta indagando su l’intera problematica, con l’ausilio del Corpo Forestale dello Stato e della Guardia di Finanza e di recente il Rapporto Eurispes sulle Agromafie e Crimini Agroalimentari, ha dedicato un ampio capitolo sullo “Strano caso della Xilella nel Salento”. La regione Puglia, con Determinazioni del Dirigente del Servizio Agricoltura n°3 del 16 gennaio 2015 e n°10 del 6 febbraio 2015,  ha dettato la linea di difesa ma ricca di contraddizioni tecniche che mal si conciliano sia per la cura degli alberi di olivo che per la salute dei cittadini. Il Governo nazionale il 10 febbraio u.s., ha proclamato lo Stato di Emergenza che è gestito dal Comandante del Corpo Forestale dello Stato in Puglia, in qualità di Commissario Delegato per l’Attuazione degli Interventi. Questi, ha redatto un Piano che fino al mese di aprile prevede l’adozione di pratiche agronomiche quali l’erpicatura del terreno e la potatura degli olivi ma nel periodo successivo fino a settembre, prevede eradicazioni e due interventi fitoiatrici per il controllo dell’insetto vettore, in particolare il “Philaenus spumarius”, un rincote molto presente nelle nostre campagne.

La nostra Città di Lecce, è fortemente interessata all’azione del Piano di Attuazione ed il suo Agro, il più grande della Provincia, è sede:

di aree marine con una lunga fascia costiera; 

di Siti di Importanza Comunitaria appartenenti alla rete Natura 2000, caratterizzati da habitat peculiari e rari, protetti dalle Direttive 79/409/CEE e 92/43/CEE;

di aree di ripopolamento venatorio interessate al Piano Faunistico Venatorio Regionale;

di un'area naturale protetta della Puglia, istituita nel 2002, il Parco naturale regionale Bosco e Paludi di Rauccio, esteso complessivamente 1.593 ettari. In questi ultimi mesi la popolazione salentina si sta rivoltando, è enorme la preoccupazione o meglio la paura, per i danni che le eradicazioni provocherebbero al paesaggio, all’ecosistema ed all’ambiente, con tutti i suoi risvolti ambientali, paesaggistici, sociali, turistici e sull’economia del turismo, della gastronomia e del commercio dei prodotti agricoli.  Voglio ricordare il crollo del mercato dell’olio salentino, l’embargo dell’Algeria alle barbatelle otrantine e per ultimo, di pochi giorni fa, la chiusura del mercato francese ai nostri prodotti vegetali. 

E’ enorme la preoccupazione della popolazione per i riflessi diretti ed indiretti dell’uso indiscriminato dei fitofarmaci ed a tal proposito, voglio ricordare che il 5 marzo u.s., la Sezione Provinciale della Lega Italiana per la Lotta ai Tumori, ha pubblicato un Rapporto sul profilo Sanitario della Provincia di Lecce riguardo ai “Pesticidi e rischi per la salute umana”, le cui considerazioni risultano sconvolgenti invitando la collettività ad un’attenta riflessione sul problema.  Infatti tale studio, evidenzia che nella Provincia di Lecce, negli ultimi 24 anni vi è stato un aumento del 38% di casi di cancro ed il ruolo primario che i fitofarmaci hanno tra le cause tumorali per l’uomo, con le seguenti problematiche:

a) al sistema immunitario;

b) al sistema riproduttivo, in particolare riduzione della fertilità maschile;

c) al sistema endocrino, in particolare alla tiroide;

d) al sistema neurologico;

e) al sistema cognitivo;

f) di vario genere rispetto alla salute infantile per esposizione in utero (otite, asma, stress respiratorio, diminuzione della crescita fetale, alcuni tipi di malformazioni).

E’ grave l’approccio dilettantistico, poco professionale ed autarchico della struttura della Regione Puglia, che ha escluso l’attività di ricerca al mondo del sapere, alle Università ed in particolare all’Università del Salento, eccellenza del nostro territorio. Il risultato, sotto l’occhio di tutti, è ricco di contraddizioni tecniche ed omertà dei risultati delle analisi.

Contraddizioni, che vanno dalla stima di un milione di piante infette per gli Uffici Regionali rispetto alla “Relazione finale di audit”, effettuato in Italia dal 18 al 25 novembre 2014 redatto dagli ispettori della Direzione Generale Salute e Consumatori della Commissione Europea, la Dg Sanco, pubblicata il 4 marzo u.s.. Le analisi degli Ispettori, venuti appositamente nel Salento, non hanno però certificato alcuna pianta positiva a “Xilella fastidiosa” su un totale di n° 1.141 campioni raccolti tra campagne e vivai. Analogamente, nel periodo antecedente all’aprile 2014,  su un n° 13.250 test effettuati in un anno, le piante su cui è stata riscontrata “Xilella fastidiosa” , sono state complessivamente n° 242, di cui n° 234 su olivo, n° 2 su oleandro e n° 6 su polygala. Ma questo è il momento dell’impegno, bisogna fare tutti insieme squadra e sistema, in una fase per molti aspetti epocale. Finalmente, per la salvaguardia dei nostri ulivi, patrimonio reale di tutta la comunità, il mondo universitario nazionale e non, ha cominciato a concentrare la ricerca in modo da interscambiare e confrontare i risultati.

Mi auguro un coordinamento di tutta l’attività di ricerca, in cui anche l’Università del Salento farà la sua parte, con l’auspicio di poter contribuire fattivamente alla soluzione di questa annosa problematica.  Faccio voti al Governo Nazionale per la detassazione dell’I.M.U. agricola per queste aree martoriate dal flagello del CoDiRO. Ribadisco la mia contrarietà all’uso indiscriminato e massivo dei pesticidi, in quanto esso, sembra non considerare i possibili e gravi danni che gli stessi, possono apportare all’ecosistema acqua-aria-suolo, alle catene alimentari e quindi all’uomo. L’uso massivo dei fitofarmaci, così come previsto nel Piano di Interventi, pone grandi  problematiche anche all’ecosistema, in quanto la biochimica di queste sostanze chimiche si caratterizza per:

a) persistenza nel suolo e nelle acque con danni diretti e permanenti agli ecosistemi acquatici;

b) bioaccumulo nei tessuti animali;

c) insorgenza di resistenze e conseguente necessità di prodotti chimici sempre più potenti;

d) tossicità a largo spettro in grado di distruggere indistintamente molte specie di insetti anche utili.

Pertanto, con l’uso dei fitofarmaci, saranno colpite molte forme di vita vegetale ed animale, soprattutto gli insetti, anche quelli pronubi specifici per l’impollinazione entomofila come api, bombi e farfalle, con gravi danni sia sulla biodiversità vegetale che sugli allevamenti di api in forte espansione, in particolare nel Parco Naturale Regionale Bosco e Paludi di Rauccio e nelle zone marine.

Ingenti problemi cadranno sulle aziende a regime biologico, che subiranno la revoca delle certificazioni con un conseguente danno economico. L’uso eccessivo ed indiscriminato dei fitofarmaci con la matrice suolo, si esplicherà con l’inquinamento delle falde acquifere, che è una triste realtà per il nostro territorio, la cui azione viene facilitata dall’innalzamento della falda, determinato dal numero eccessivo di pozzi emungenti e con la distruzione della fauna e microflora tellurica che hanno una funzione preponderante nel mantenere ottimali le condizioni strutturali e nutritive del suolo e sottosuolo.

E’ importante ricordare che i fitofarmaci, appena distribuiti non rimangono sul piano di calpestio ma si muovono nel substrato con leggi diverse finendo nell’aria, per la loro alta volatilità e nell’acqua arrivando fino in falda. Ritengo necessario opporsi, con un netto rifiuto, all’eradicazione, da considerare applicabile solo come estrema ratio per piante completamente compromesse, identificate con georeferenziazione e dopo reiterati esami scientifici. E’ bene invece pensare all’adozione di tecniche colturali specifiche, come il taglio di branche malate di alberi apparentemente secchi, stimolando così la capacità rigenerativa degli olivi, come la l’allontanamento delle parti verdi per evitare la trasmissione, come la capitozzatura e come la potatura di riforma.

La identificazione di questo territorio con l’albero dell’olivo è totale, non possiamo e non dobbiamo permettere  a nessuno di violentare il nostro territorio! In quanto Sindaco di Lecce, quindi Sindaco di tutti, credo che questa problematica debba vederci tutti insieme, centrodestra e centrosinistra, nella difesa del nostro territorio e della nostra identità. Per formazione e stile sono contrario alle urla, ai toni accesi ed all’accusa a tutti i costi ma riconosco agli amici ambientalisti un ruolo di primo piano nel saper accendere un faro ed una spia di attenzione nella coscienza dei nostri cittadini. Nonostante il particolare periodo elettorale, intendo volare alto ed auspico che la ricerca faccia quanto prima i suoi passi e dia i primi risultati.

Auspico che questa triste storia possa rappresentare il rilancio di tutta l’agricoltura salentina del settore viti-vinicolo, floro-vivaistico ed in particolare di quello olivicolo, non legato a regimi di aiuto ma fucina sia di prodotti di alta qualità che di indotto di forza lavoro con l’incentivazione agli agricoltori all’uso di buone pratiche agricole ed al ritorno della coltivazione negli oliveti, di fatto abbandonati. Sulla stampa di domenica scorsa ho letto che l’Assessore Regionale all’Agricoltura si lamentava per l’analogia tra i presunti soloni di agronomia ed i commissari della nazionale di calcio.

Inutile raccontare il mio senso dell’imbarazzo e fastidio per tali dichiarazioni, ma il mio grido di dolore è rappresentato da una parte dal senso di impotenza, da una parte dalla superficialità che ha permesso di perdere tanto tempo prezioso e da una parte dalla consapevolezza della portata del danno per il nostro territorio. Non so quanti siano i soloni in circolazione, né quanti siano gli allenatori ad ogni partita della nazionale di calcio ma credo di sapere perfettamente chi ha peccato di superficialità e chi si è dimostrato inadeguato al ruolo ed alla circostanza.

Non è momento di attribuire colpe ma di trovare soluzioni. Ricordo a tutti che la sacralità di questo albero era già tutelata nella Costituzione degli Ateniesi, sintetizzata in una tanto famosa quanto emblematica, frase di Aristotele: “Se qualcuno avrà sradicato o avrà abbattuto un olivo, sia di proprietà dello Stato, sia di proprietà privata, sarà giudicato dal Tribunale e se sarà riconosciuto colpevole, verrà punito con la pena di morte”. 


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