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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 18 agosto 2017 - Ore 07:11

Università: un flash mob per dire no al disegno di legge di stabilità

Università: un flash mob per dire no al disegno di legge di stabilità

Lecce - Un flash mob per dire no alle norme sul reclutamento e sul finanziamento di università e ricerca contenute nel disegno di legge di stabilità: con questo spirito l'Adi, l'Associazione dei Dottorandi e dei Dottori di Ricerca italiani, ha organizzato ieri in tutta Italia una mobilitazione che ha visto coinvolti dottorandi e precari della ricerca. A Lecce il flash mob si é svolto nell'atrio del Rettorato, in contemporanea con il Senato Accademico, ed ha visto la partecipazione di dottorandi,studenti,assegnisti e personale tecnico-amministrativo:  "le norme contenute nella legge di stabilità - sostiene Enrico Consoli, coordinatore di ADI Lecce - non rappresentano quell'inversione di tendenza che servirebbe per valorizzare la ricerca accademica ma anzi una visione del mondo della conoscenza fondata sulla precarietà senza sbocchi". 

Con il Ddl di stabilità, secondo ADI, il Governo Renzi intende promuovere criteri di finanziamento del sistema universitario pesantemente discriminatori, che penalizzeranno ancora di più gli atenei "periferici" come il nostro, mentre in contemporanea si presenta come un provvedimento per la ripresa del reclutamento un pannicello caldo che non risolve la questione: "il recupero del 100% dei punti organico dei ricercatori a tempo determinato di tipo A cessati nell'anno precedente  - sostiene ADI - non può essere considerata una soluzione concreta al problema dei bassi livelli di reclutamento di ricercatori in Italia: in primo luogo perché essa farà sentire i suoi effetti solo a partire dal 2016, quando i primi contingenti di RTDa di una qualche entità termineranno il loro percorso; in secondo luogo, questa misura avrà un impatto molto disomogeneo sulle diverse realtà accademiche regionali, visto che nel 2013 ci siano state intere regioni in cui le Università hanno reclutato pochissimi RTDa o non li hanno reclutati affatto. Il Governo sembra ignorare l'elemento centrale della questione e cioè che, sempre nel 2013, le 3 regioni che hanno reclutato più RTDa detenevano da sole il 50% dei posti messi a bando in tutta Italia. Ancora una volta si sceglie di aiutare solo le poche realtà accademiche forti del Paese, trascurando l’impatto sul sistema accademico nel suo complesso".

Con le norme previste dalla legge di stabilità, secondo ADI, le università si orienteranno sempre di più verso il reclutamento di ricercatori a tempo determinato di tipo A, meno protetta perché sprovvista del meccanismo della cosiddetta "tenure track" che impone un equilibrio fra i concorsi per docenti strutturati e il numero di postazioni da ricercatore a tempo determinato di tipo B: un ulteriore passo verso la precarizzazione di un mondo, quello della ricerca, in cui il 96,6% degli assegnisti di ricerca rischia l'espulsione dal mondo accademico nel giro di pochi anni, come risulta dall'Indagine annuale ADI su dottorato e post-doc. Utili, pazienti e bastonati: fino a quando i ricercatori precari tollereranno tutto questo?


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