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Quotidiano Lecce, Salento

- Mercoledì, 22 novembre 2017 - Ore 06:36

Pispico, Fli: "Superare le barriere linguistiche è un atto di civiltà"

Pispico, Fli: "Superare le barriere linguistiche è un atto di civiltà"

Lecce - Ci sono barriere e barriere. Quelle architettoniche, tanto per cominciare, su cui i governi di tutto il mondo si sono messi all’opera. E quelle più difficili da rimuovere, perché invisibili, ma altrettanto invalidanti. “Gli ostacoli nella comunicazione creano enormi difficoltà alle persone non udenti, impedendo di godere a pieno del proprio diritto ad un’esistenza normale, fatta di lavoro, relazioni interpersonali, esercizio dei diritti civili e partecipazione alla vita di una comunità”, commenta il segretario provinciale Fli, Silvia Pispico riallacciandosi alla recente ‘Giornata mondiale della sordità’ che ha voluto accendere un faro su quei percorsi (persi per strada) che conducono alla completa integrazione sociale delle minoranze sordomute.

Il termine ‘minoranza’, peraltro, non risulta del tutto calzante: “Solo nel nostro Paese vi sono 7 milioni di persone che non possono ascoltare né utilizzare la voce per parlare – spiega la segretaria -. Eppure esistono strumenti di comunicazione altrettanto semplici ed efficaci che consentono un immediato superamento di questo limite: convenzionalmente si ricorre  al Lis ed il Lis tattile, lingua fatta di segni e composta da una precisa grammatica. Anche se è sensibilmente cambiato il modo d’intendere ed approcciarsi alle ‘diverse abilità’ , tuttavia l’Italia ha deciso di non riconoscerle ancora come lingue ufficiali, collocandosi molti passi in dietro sul piano del progresso civile e rispetto alle risoluzioni della stessa Unione Europea”.

Le lingue dei segni sono richiamate, infatti, in molti trattati e convenzioni dell’Europa unita. Il  Consiglio d’Europa, in particolare, ha elaborato una raccomandazione sulla ‘protezione della lingua dei segni’ negli Stati membri, riconoscendola quale mezzo di comunicazione naturale e completo. 

“Il nostro Parlamento, invece, nonostante la ratifica della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità del 2006, che promuoveva l’uso della Lis, tarda a riconoscere ufficialmente questo linguaggio. Si tratta di un’inadempienza grave che di fatto discrimina una larga fetta di cittadini italiani che, pur adempiendo a tutti i doveri, non può godere dei medesimi diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Diversamente da quanto accade, invece in ben 44 Paesi del mondo: dall’Iran all’Usa fino alla Cina, passando dalle vicinissime Spagna e Francia”, denuncia Silvia Pispico.  

“Ho personalmente incontrato i ragazzi della comunità Lis di Lecce, gli stessi che hanno organizzato il flash mob in piazza Sant’Oronzo per sensibilizzare l’opinione pubblica in occasione della Giornata mondiale sul tema – racconta la segretaria provinciale Fli – e ho scoperto l’esistenza di un mondo che nella distrazione quotidiana, quasi tutti, a partire dalle istituzioni, praticamente ignorano. Ho scoperto che è possibile frequentare un corso di danza senza ascoltare la musica e che si comunica facilmente anche senza aprire bocca. Ho fatto una scoperta che, probabilmente, non è così banale:  il confine tra i linguaggi è così labile che si potrebbe valicare in un attimo”.

La condivisione di una lingua universale, quella dei segni non è, quindi, un optional. Ma un atto di civiltà che dovrebbe essere calendarizzato urgentemente nell’agenda del governo Renzi: “Intendo sollecitare l’esecutivo ad affrontare il problema su più fronti: aumentando innanzitutto le ore scolastiche durante le quali gli alunni sordomuti possono usufruire di un insegnante di sostegno. Attualmente sono appena 12 spalmate nell’arco della settimana: decisamente troppo poco per garantire un livello d’apprendimento omogeneo per l’intera classe”.

E ancora, secondo la segretaria Pispico, sarebbe opportuno promuovere la professionalità di figure indispensabili all’integrazione, come gli interpreti e gli assistenti alla comunicazione. Senza trascurare, oltre agli interventi legislativi, anche il supporto economico che l’Europa dovrebbe garantire per sostenere progetti specifici in favore dell’inclusione sociale delle minoranze.  


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