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Quotidiano Lecce, Salento

- Martedì, 17 ottobre 2017 - Ore 06:07

Consiglio Comunale contro la petizione "Democrazia partecipata"

Consiglio Comunale contro la petizione "Democrazia partecipata"

Lecce - Non ha riscosso successo la petizione presentata dagli Attivsti del M5S "Democrazia partecipata a Lecce". E' stata infatti bocciata in Commissione Statuto ed in Consiglio Comunale dove, il 23 giugno scorso, con n. 15 contrari e n. 1 astenuto, si è votato contro l’iniziativa.

"Non ci sorprende il voto dei consiglieri, ma le loro dichiarazioni meritano un' approfondita riflessione da parte di noi cittadini. La posizione politica, da sinistra a destra, al di la delle sfumature, è stata pressoché uniforme sin dalla primissima discussione in commissione, in cui i consiglieri hanno dichiarato che "l' iniziativa popolare, deve saldarsi con la rappresentatività dell'assemblea cittadina che è il consiglio comunale ( Salvemini ); che "la rappresentanza si ha già attraverso il consiglio comunale" (Mariano); che "l'abbattimento del quorum cancellerebbe il ruolo del consiglio comunale" ( Ripa).
I nodi centrali dunque sono quelli della "rappresentanza" e il timore che una partecipazione attiva e attenta dei cittadini, confinerebbe gli eletti ai margini della vita politica e li costringerebbe a una severa e approfondita valutazione delle esigenze reali della città... perchè se cosi non fosse i cittadini avrebbero la possibilità di sovvertire le loro decisioni. Ai microfoni del Consiglio Comunale si sono dichiarati tutti aperti alla partecipazione dal basso, che oggi soffre proprio lo scarso interessamento a causa di una forte disaffezione alla politica, ma nei fatti si dimostrano tutti trasversalmente allarmati nel fornire gli strumenti concreti ed incisivi affinché questo avvenga.

Ne è espressione la posizione del consigliere Torricelli, seguito poi da molti altri, che giudica come troppo aperte le possibilità che lo statuto cittadino già offre e nel dichiarare, a parole, che sarebbe pronto ad adottare statuti come quello di Vicenza o Parma, nella realtà, tira il freno a mano proponendo di proporre maggiori restrizioni in futuro: aumentando il numero di firme per presentare i referendum comunali e limitando la sottoscrizione delle petizioni ai soli residenti nel comune di Lecce. Lo fa, a nostro avviso, in un'ottica di miope politica, non certo di politica virtuosa, che non tiene conto che le scelte di una città non si fermano ai confini territoriali comunali, ma che molto spesso incidono su tutto il territorio. L'istallazione di una centrale nucleare nel comune di Lecce riguarderebbe solo i cittadini leccesi o l'intero interland, territorio o per meglio dire l'intero Paese? Non crediamo sia realmente questo il punto, ma il fatto che molti politici non amano la democrazia diretta e si arroccano, per mantenere quello status di rappresentanza, a volte a vita, trasmissibile ed esercitata come un diritto di natura privata, a discapito del "comune casa di vetro e bene comune", richiamato solo a suon di slogan elettorali, ma che nella vita amministrativa quotidiana difficilmente si concretizza. Di cosa hanno paura? Di allargare la trasparenza, la gestione ed il controllo dei cittadini che se ne vogliono fare attori. Ma è proprio la partecipazione dei cittadini attivi alla cosa pubblica la risposta funzionale e razionalizzante al disastroso stato della pubblica amministrazione, sia sotto il profilo della credibilità istituzionale che sotto il profilo finanziario ed economico, oggi innegabilmente catastrofico, in cui versano i bilanci comunali e delle societa' partecipate.

Per questo noi continueremo il “fiato sul collo” affinchè sempre più cittadini di Lecce siano informati e vigili sulle scelte politiche di questa amministrazione. Prepareremo nuove petizioni ed useremo tutti gli strumenti democratici in nostro possesso affinchè la democrazia sia sempre più diretta e coinvolga molti e non pochi. Se qualcuno tra i consiglieri ci vorrà dare una mano sarà il benvenuto, perché darà una mano al bene comune".


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