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Quotidiano Lecce, Salento

- Giovedì, 23 novembre 2017 - Ore 06:33

Congedo: "Non c'è tempo da perdere: bonifichiamo l'ex Apisem"

Congedo: "Non c'è tempo da perdere: bonifichiamo l'ex Apisem"

Lecce - Carlo Salvemini torna a parlare della vicenda Apisem: "Siamo qui stamattina perché la vicenda oggi nota sentenza ex APISEM parte da questa casa, quella di una famiglia leccese che nel 2007 scopre che l'acqua con la quale innaffia il proprio giardino e frutteto è nera come il petrolio. E decide di avviare un procedimento a tutela della propria salute.

Siamo qui stamattina per riflettere con la città sulla situazione attuale in quest'area cittadina, compresa tra questa abitazione, il deposito ex Apisem, Studium 2000, Parco di Belloluogo, per come emerge dagli ultimi avvenimenti di queste settimane: la sentenza di primo grado pronunciata dal tribunale penale e le analisi dell'ARPA sull'inquinamento della falda sotterranea.
La prima ha accertato una responsabilità a carico della proprietà dell'ex deposito di carburanti per avvelenamento colposo delle acque; la seconda ha sancito che i livelli di MTBE sono paurosamente aumentati rispetto al precedente rilievo del 2011. In sintesi: la zona è fortemente inquinata in quanto satura di idrocarburi, l'area di contagio si estende rispetto a quella inizialmente perimetrata, ogni ulteriore ritardo nella inevitabile bonifica aumenta i rischi ambientali e sanitari.

Per capirci meglio: oggi siamo peggio di tre anni fa quando i periti incaricati dalla procura scrissero:
"i numerosi sondaggi effettuati hanno confermato la presenza di contaminazioni, anche se in varia misura, da parte di sostanze idrocarburiche (...). In alcuni casi, considerato quanto rilevato nel corso degli accertamenti svolti, si può affermare che il liquido circolante in falda in alcuni punti sia costituito principalmente da una fase idrocarburica (88% idrocarburi – 12% acqua). Le concentrazioni, anche se con valori diversi, sono superiori a quelle fissate come alle CSC (concentrazioni soglia di contaminazione) e per i quali è necessaria la caratterizzazione del sito e l'analisi di rischio specifica. La contaminazione è da attribuire alla dispersione di carburanti molte delle quali classificate cancerogene che inibisce l'uso delle acque. Si deve anche rilevare in particolare che il MTBE è stato riscontrato in elevatissime concentrazioni e data la sua notevole solubilità in acqua è presente sia nella falda superficiale che in quella profonda. Tale sostanza sulla base di quanto riportato nella letteratura internazionale è considerata come sospetto cancerogeno e la concentrazione massima ammessa nelle acque potabili è pari a 20-40 microgrammi".
Il MTBE in questi ultimi anni è aumentato da tre a cinque volte nei pozzi esaminati: quello presente nella villa Fiorentino e l'altro situato nell'area Apisem. Un dato inquietante. Risulta essere sotto soglia di contaminazione in quello presente all'interno del Parco. Un dato purtroppo non rassicurante se si considera che la distanza minima esistente tra i punti i prelievo esaminati, che il corpo idrico é unico per tutta l'area, che il deflusso della falda superficiale si muove con direzione prevalente ovest nord ovest, proprio in direzione di Belloluogo.

Siamo qui stamattina non per polemizzare con l'Amministrazione Perrone nonostante i ripetuti attacchi subiti in questi mesi sull'inquinamento del Parco di Belloluogo: pubblicamente accusati di procurato allarme, falsità, speculazioni politiche, catastrofismo, danno all'immagine della città. Sappiamo che essi scaturiscono da un convincimento nutrito di inconsapevolezza, superficialità, leggerezza secondo il quale il parco è immune da ogni rischio perchè i valori di contaminazione rilevati sulla falda sotterranea sono al momento sotto controllo. E questo per una ragione semplice:
- Sindaco e Assessori non sono mai venuti a incontrare la famiglia Fiorentino: diversamente si sarebbero resi conto che questa casa è di fatto nel parco di Belloluogo (del resto prima dell'esproprio tutta l'area era di loro proprietà) e che non ci possono essere motivi di rassicurazione quando si visitano questi ambienti e si acquisiscono testimonianze dirette.
- Sindaco e Assessori non hanno mai letto le perizie consegnate sin dal 2007 al Comune: diversamente avrebbero immediatamente sollecitato la proprietà Apisem ad intervenire a tutela della salute pubblica e del Parco che si stava realizzando con risorse comunali.
- Sindaco a Assessori non hanno partecipato al processo, essendo stata respinta per uno scivolone tecnico dell'Avvocatura comunale la costituzione parte civile: diversamente avrebbero ascoltato le parole della pubblica accusa e del giudice che indicano la città come parte lesa ed evidenziano preoccupazioni che non sono di LECCEBENECOMUNE ma di procura e tribunale.
Per queste ragioni continuano a esibire soddisfazione e tranquillità: non hanno compreso che un fiume sotterraneo con diverse diramazione saturo di idrocarburi è una minaccia incombente se non si interviene immediatamente; non hanno compreso che quella falda è in movimento è ciò che non è contaminato oggi lo può essere facilmente domani; non hanno compreso che la falda superficiale sotto Belloluogo è già inquinata.

Una inconsapevolezza, superficialità, leggerezza grave e che è alla base del rinvio degli atti alla Procura della Repubblica per verificare se v'è stata in questi anni, a partire dal 2007, da parte dell'Amministrazione comunale concorso in avvelenamento e omissione d'atti d'ufficio per non aver assunto tutti gli atti dovuti a tutela della salute pubblica. Ma noi non interessano i profili penali ma esclusivamente i risvolti politici di questa vicenda. E come detto non vogliamo polemizzare ma parlare esclusivamente tutela dell'interesse dei nostri concittadini.

Noi siamo qui stamattina per dire che la sentenza dell'altra settimana accerta dei reati e individua i responsabili ma non risolve comunque nulla: l'attività finalizzata alla bonifica è di fatto ferma al 2011 quando i periti scrissero che "le misure finora adottate non sono minimamente riuscite a rimuovere o isolare le fonti di contaminazione delle acque; il piano di caratterizzazione approvato dalla Regione nel 2009 prevede per la sua attuazione termini temporali non rispettati".
La sentenza non equivale ad una bonifica di un'area fortemente inquinata, purtroppo. È rimessa all'attuazione di un procedimento amministrativo, incardinato nella Conferenza di servizi, che non prevede controlli e sanzioni. E qui purtoppo non c'è altro tempo da perdere. Scusate la brutalità: ma se ad un nostro familiare avessero diagnosticato, a seguito di più prelievi, la presenza di una malattia infettiva noi ci affideremmo ad un terapia scandita da liste d'attesa infinite o ci attiveremmo per aggredire immediatamente l'infezione e fermare il contagio?
L'area urbana interessata dall'avvelenamento è un nostro congiunto; la famiglia Fiorentino è un nostro congiunto; Parco di Belloluogo è un nostro congiunto.
Per questo ribadiamo che non c'è altro tempo da perdere.

La situazione oggi è quelle descritta dall'art.250 del d.lgs152/2006 (bonifica da parte dell'amministrazione): "qualora i soggetti responsabili della contaminazione non provvedano direttamente agli adempimenti le procedure e gli interventi sono realizzati d'ufficio dal comune territorialmente competente e, ove questo non provveda, dalla regione, avvalendosi anche di altri soggetti pubblici o privati individuati ad esito di apposite procedure ad evidenza pubblica. Al fine di anticipare le somme per i predetti interventi le regioni possono istituire appositi fondi nell'ambito delle proprie disponibilità di bilancio".
L'interessa alla tutela della salute pubblica quindi sollecita una iniziativa urgente del Comune di Lecce. Sarebbe importante che al Comune si affiancasse anche l'Università di Lecce: consideriamo quasi una dovere etico da parte della più importante istituzione scientifica e culturale della nostra città. E' l'art. 245 che del resto prevede che "le procedure per gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica, di ripristino ambientale possono essere comunque attivate su iniziative degli interessati non responsabili".
Comune e Università impegnate l'una a fianco all'altra in una meritoria e doverosa iniziativa di risanamento ambientale a tutela degli interessi dell'intera comunità nelle more degli adempimenti in carico al proprietario. Dichiaro sin d'ora che sono disposto ad andare con il sindaco Perrone a Bari dal Presidente Vendola a chiedere le risorse necessarie per aiutarci in questa operazione non più procrastinabile.
Mi auguro che questo nostro appello venga accolto. In ogni caso LecceBeneComune farà tutto quello che è possibile per raggiungere questo importantissimo risultato".


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