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Quotidiano Lecce, Salento

- Domenica, 20 agosto 2017 - Ore 11:40

Bellanova e Capone: "Stato di calamità naturale per le zone colpite"

Bellanova e Capone: "Stato di calamità naturale per le zone colpite"

Lecce - E mentre nei paesi colpiti dal maltempo si fa la conta dei danni, i parlamentari pd Teresa Bellanova e Salvatore Capone scrivono al Governo e al Presidente della Regione Puglia per sollecitare il riconoscimento dello stato di calamità naturale per Gallipoli e le altre zone, del Sud e Nord Salnto, ferite dalla furia delle acque e del vento.

Nel prospettare al Governo la grave situazione, e ricordando come ad essere colpiti siano stati anche Monteroni di Lecce, Porto Cesareo, Copertino, Leverano, Nardò, Squinzano, Galatone, Ugento, i due parlamentari sottolineano i forti danni, alle cose, alle colture, ai territori, prodotti sia dal violento nubifragio che dalla tromba d’aria abbattutasi eccezionalmente sulla “città bella”, e che dal lungomare è poi avanzata rapidamente verso il centro dell’abitato, trasformando intere porzioni urbane in una “visione apocalittica”.
Per questa ragione i due parlamentari sollecitano per Gallipoli, e le altre zone distrutte e danneggiate, il riconoscimento dello stato di calamità naturale.

“E’ evidente”, dice Teresa Bellanova, “come i comuni, da soli, non potranno fare fronte a quel che la furia dell’acqua e del vento ha provocato dal momento che, per Gallipoli, addirittura si parla di decine di milioni di danni. E considerato che anche in altri paesi la conta dei danni non fa ben sperare. Anche relativamente a colture ed imprese agricole. Per questo è necessario non lasciare sole quelle comunità e quei comuni, soprattutto in un momento come l’attuale, in cui i bilanci pubblici non permettono nessuna elasticità e fare fronte ad emergenze di questa portata diviene praticamente impossibile”.

“Quel che è accaduto a Gallipoli e in altre zone del Salento”, sottolinea Salvatore Capone, “obbliga noi tutti a fare i conti con lo stato del territorio. Canali sporchi, tombini intasati, inghiottitoi trasformati in discariche di inerti o addirittura di rifiuti domestici, vore non adeguatamente pulite, cementificazione selvaggia, assenza di carte del rischio nelle pianificazioni urbanistiche. E’ necessario uno sforzo da parte di tutti per recuperare una qualità territoriale che possa impedire, quando è possibile, l’accadere di vere e proprie tragedie. Anche perché il ripetersi di eventi atmosferici di questa natura, non ci consente più di parlare di emergenza. Ed è evidente che una cura ordinaria potrebbe costare anche molto meno di interventi straordinari”.


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