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Quotidiano Lecce, Salento

- Martedì, 21 novembre 2017 - Ore 09:22

Carlo Salvemini: Piazza Palio, la Fiera della vergogna

Carlo Salvemini: Piazza Palio, la Fiera della vergogna

Lecce - Parlare oggi di Piazza Palio e di LecceFiere ha un senso politico: serve a ricordarci che si ricorre al project financing per trasformare idee “pubbliche” attraverso denaro privato.
Il concessionario (in questo caso LECCE EVENTI SRL, società partecipata al 51% dalla SPES srl della famiglia PALUMBO, gruppo LEADRI) diviene il gestore di un servizio che agli occhi della cittadinanza è pubblico; diviene il manutentore di una infrastruttura che è pubblica.
L’amministrazione deve, pertanto, controllare il concessionario per poter richiedere il corretto adempimento delle obbligazioni assunte.

Le modalità di realizzazione e gestione di un project financing esprimono inevitabilmente l’idea di Città Pubblica sottesa, ossia quella capace di farsi interprete del punto di vista del cittadino e quindi di tutti.
La qualità della Città è ciò che ritorna alla comunità da ogni singolo intervento, sia privato che pubblico.
LECCE BENE COMUNE si è incaricata di controllare il rispetto di questo principio urbanistico decisivo andando a riprendere la convenzione siglata e verificando lo stato dei luoghi. E la conclusione è sconfortante: oggi è davvero difficile guardare all’attuale P.zza Palio come ad un opera pubblica. Piuttosto siamo in presenza di uno spazio privato che oggi mostra i segni di un’operazione fallita.
Gli stessi tra l’altro già evidenziati dalla minoranza nel 2006 e puntualmente verificatesi:

una soglia di investimento bassa per giustificare il ricorso al mercato di un intervento finanziabile con risorse proprie del Comune;
una convenzione troppo sbilanciata verso gli interessi del concessionario, di durata trentennale, con inadeguati ritorni per la città;
un progetto slegato dal contesto urbanistico.
Vediamo perché siamo in presenza di
- una progettazione urbanistica mancata,
- una debolezza della PA nella capacità di governance nel binomio pubblico-privato,
- una sottrazione dello spazio pubblico.
Una progettazione urbanistica mancata.
L’intervento, che si poneva l’obiettivo di riqualificare P.zza Palio, ad oggi non ha determinato un miglioramento dell’area.

Nel 2006 il Consiglio Comunale con delibera n.68 approvava a maggioranza il progetto preliminare “per la realizzazione di uno spazio attrezzato per accogliere manifestazioni ed eventi” modificando la destinazione di piano dell’area, da F38 (Verde di Arredo Stradale) a F32 (attrezzature per fiere, esposizioni e mercato settimanale).
E’ in questo primo passaggio che il progetto perde qualità: l’assenza di variante non può precludere la valutazione urbana delle trasformazioni. Queste aree nel vecchio PRG non a caso erano incluse all’interno di comparti che, per la loro realizzazione, dovevano essere soggetti a piani particolareggiati all’interno dei quali prevedere “adeguate superfici di parcheggio accorpate con gli spazi esterni nella misura non inferiore a 1mq ogni 2mq di superficie utile “ degli interventi . La risposta a questa ovvia esigenza viene risolta nella delibera di approvazione del progetto preliminare in modo sbrigativo: “il fabbisogno di parcheggi conseguente è soddisfatto dalle ampie zone a parcheggio esistenti in aree contermini condizione per altro verificata in occasioni di manifestazioni periodicamente autorizzate dall’amministrazione”.

La vicenda delle numerose multe determinatasi nell’ultima manifestazione di Magicò, evidenzia come l’attività fieristica non è dotata di adeguate garanzie di corretta accessibilità. L’articolo 4 della concessione prevede addirittura “il divieto di sosta sulla viabilità intorno alla Piazza durante lo svolgimento delle manifestazioni e degli eventi.”. Previsione che viene utilizzata dai parcheggiatori abusivi per garantire presunte possibilità di parcheggio poi sanzionate dai vigili urbani.
A ciò si aggiunge un contesto caratterizzato da scuole superiori, attrezzature sportive e residenze nel quale l’inserimento di un’attività a carattere prevalentemente commerciale e occasionale s’è rivelato del tutto incongruo. Il progetto non ha determinato nessuna relazione con il palazzetto dello sport, con le scuole, con le residenze come si coglie dalla totale assenza di un sistema pedonale e ciclabile di attraversamenti e di spazio a verde pubblico. Questa esperienza ci insegna che calare dall’alto funzioni urbane senza porsi la questione della compatibilità delle stesse con il contesto è un errore di metodo che non deve ripetersi.

Una debolezza della PA nella capacità
di governance nel binomio pubblico-privato
Il project financing è lo strumento che consente ad una P.A. di accorciare i tempi nella realizzazione delle opere pubbliche.
Ad oggi l’opera non è ultimata, pur essendoci un’attività fieristica in corso: ricordiamo che i lavori sono stati consegnati il 18.12.2008 e dovevano essere eseguiti entro 250 gg, cioè il 6.9.2009.
Il concessionario, nonostante ben cinque proroghe regolarmente concesse per oltre 450 gg. complessivi (oltre a 483 gg. per sospensioni dei lavori e varianti migliorative) non ha avuto la capacità di rispettare il cronoprogramma concordato con l’Amministrazione. La conferma di una qualità progettuale sin dall’inizio inadeguata.

E così dal settembre 2009 siamo arrivati ad aprile 2013.
L’ultima proroga concessa si ipotizza determinerà la fine dei lavori a Maggio 2013; con i lavori sospesi dal 2 Aprile 2012!
Viene da chiedersi a quale titolo si siano sempre accordate le richieste presentate dal privato invece di attivare la richiesta di pagamento delle sanzioni per i ritardi nella consegna dell’opera.
Ciò detto Lecce Fiere è in attività dal 2010 con una agibilità parziale del Marzo 2011: programma ed attua eventi, svolge attività d’impresa, produce profitto, ma di fatto non conclude i lavori concordati con l’Amministrazione.

Alcune domande semplici:
come mai il Comune di Lecce è così benevolo e comprensivo nei confronti di un privato concessionario che è lo stesso che ha ottenuto il pagamento di lodi arbitrali per complessivi 23 milioni di euro di risorse pubbliche?
perché i presunti ritardi della parte pubblica sono stati considerati di grave nocumento dalla parte privata nella realizzazione della Tangenziale Est e quelli del concessionario irrilevanti nella progetto di Piazza Palio?
come sono stati utilizzati dal 2010 ad oggi dal Comune i dodici giorni annui di uso pubblico e gratuito della struttura previsti dalla convenzione?

Una sottrazione dello spazio pubblico
E’ il punto più delicato dell’intero vicenda.
La convenzione siglata tra le parti prevede al comma 3 art. 2:
“il Concessionario, nel periodo di non utilizzo dell’area per eventi o manifestazioni oggetto della convenzione e nei periodi in cui non si necessitano lavori di manutenzione, garantisce l’utilizzo dell’area di P.zza Palio quale struttura di verde attrezzato custodita e aperta al pubblico con orari tipici dei giardini pubblici”.
Questo comma descrive qual’era l’interesse della P.A. alla realizzazione dell’opera pubblica: all’ente privato concessionario si conferisce il terreno di Piazza Palio in uso o in diritto di superficie, gratuito, (per 30 anni) a patto che l’area sia utilizzabile come spazio a verde attrezzato di libero accesso ogni qualvolta non ci sono eventi. Per capire il senso vi rileggo il passaggio contenuto nelle premesse della delibera di Consiglio del 2006:
“il progetto prevede la realizzazione di uno spazio attrezzato(…)idoneo a accogliere manifestazioni ed eventi (…) dotato di aree a verde e di recinzione perimetrale e servizio di custodia per garantirne la fruizione in assenza di manifestazioni, in analogia a quanto previsto per la gestione della Villa Comunale”.
Sfidiamo chiunque a considerare quella di Lecce Fiere un’area assimilabile ad un giardino pubblico.
Questo punto raccoglie il senso del fallimento dell’operazione e svela la scarsa qualità del progetto.
P.zza Palio, è un’opera incompleta: dotata di una agibilità parziale che consente solo al concessionario di usufruire e trarre profitto dello spazio del tendone tensostatico (6200mq), non permettendo ancora alla collettività di poter liberamente fruire dell’area come spazio di verde attrezzato.
Certo è aumentata l’offerta di eventi nella città, ma quanto sia aumentata la qualità degli spazi di Piazza Palio e del suo intorno è una domanda che sarebbe importante porsi. I marciapiedi che cingono l’area realizzati dal concessionario non sono praticabili in quanto le alberature sono state collocate al centro della sezione, impedendo di fatto la percorrenza.
Lo spazio fruibile come verde attrezzato la sola parte residuale di un’area 14.000 mq occupata per mq 6200 da una tensostruttura; le gradinate all’aperto pensate alle teste dello spazio non sono rivolte ad uno spazio vuoto.

Proposta
Questo progetto è una esempio emblematico di quello che dobbiamo evitare nella redazione del nuovo PUG: considerare l’interesse pubblico coma l’esclusiva sommatoria di interessi privati. Considerare lo spazio pubblico come un ornamento, un francobollo, una regalia all’interno di una speculazione privata. E non invece la cornice di riferimento all’interno della quale indirizzare la legittima iniziativa privata.
Solo un ruolo forte di governo pubblico del territorio può evitare che questi clamorosi errori possano ripetersi.
Noi facciamo una proposta:
partendo dal calcolo approssimativo delle penali dovute dal Concessionario in caso di mancato riconoscimento delle proroghe e pari a circa 600.000 euro (senza considerare l’ultima ancora in corso), invitiamo l’Amministrazione Comunale a chiedere una compensazione mediante la realizzazione di standard di servizi evidentemente carenti nell’area: aree verdi, alberature, parcheggi, marciapiedi, piste ciclabili.
E’ vero che l’art. 3 della Convenzione stabilisce che in ogni caso l’ammontare complessivo delle penali non può superare il 10% dell’importo complessivo dei lavori pari a 1.850.000 circa.
Ma siamo certi che partendo dalla constatazione oggettivo del fallimento della parte pubblica del progetto vi sia l’interesse reciproco delle parti a trovare un accordo.
Un solo dato da ricordare come riferimento: il Parco dei Bambini è costato alla città 600.000.
Sarebbe bello se il concessionario volesse risarcire la città con un’opera magari più piccola ma altrettanto utile.


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