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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 20 ottobre 2017 - Ore 19:49

Melica: "Bisogna rivedere l’assetto territoriale del Paese"

Melica: "Bisogna rivedere l’assetto territoriale del Paese"

Lecce - Luigi Melica commenta un articolo pubblicato nei giorni scorsi su un quotidiano nazionale.

"L’articolo apparso su un Quotidiano nazionale dal titolo “Dal Salento alle Langhe, ecco le nuove Regioni” fa riflettere molto sulla necessità di rivedere l’assetto territoriale del Paese, rendendolo più consono, non solo alle identità territoriali, importanti ma non decisive, ma anche al fabbisogno economico di ciascun territorio, il quale deve divenire sempre più autosufficiente.

Nel Cantiere/Regione Salento, insieme ad altri valenti colleghi e studiosi avevamo evidenziato, riprendendo le parole dell’On.le Ambrosini in Assemblea Costituente, che le articolazioni territoriali devono essere prima di tutto “vitali”, e non necessariamente identitarie.  Quanto sostenevamo è oggi confermato dai geografi i quali hanno consegnato al Ministro degli Affari regionali il risultato una ricerca, chiarendo che il nuovo assetto di 36 territori comporterebbe notevoli risparmi (letteralmente: “Proposta taglia – sprechi della Società Geografica a Delrio”).  Il criterio “funzionale” e dell’”autosufficienza” di un territorio, dunque, era dominante allora, in Assemblea costituente e continua ad esserlo oggi. Fa specie osservare che, sulla base di tale criterio, sia ieri che oggi il Salento rientrava nel novero delle dimensioni territoriali ottimali.                           

Ritengo tuttavia, che se si vogliono realmente tagliare gli sprechi, la proposta dei geografi  dovrebbe essere sostenuta da un’ulteriore proposta riguardante i poteri che oggi dovrebbero assumere le nuove articolazioni territoriali.  I 36 Distretti non dovrebbero essere titolari del potere legislativo. Le leggi regionali, infatti, sembrano sempre più l’una l’imitazione dell’altra e molto meno l’estrinsecazione di una cultura identitaria; non solo, ma spesso sono contrarie alle leggi europee e come tali vengono impugnate davanti alla Corte costituzionale generando un contenzioso alluvionale che la riforma del Titolo V, invece di diminuire, ha spaventosamente aumentato.                                                                                                             

Nell’Europa che cambia, accanto ad un Parlamento Europeo sempre più legislatore e ad un Presidente della Commissione Europa eletto dal Parlamento europeo “tenuto conto delle elezioni del Parlamento europeo” (afferma il Trattato di Lisbona),  non ha più senso, proprio in nome dell’efficienza, efficacia ed economicità dell’azioni amministrativa mantenere in vita Regioni che legiferano. I territori, infatti, dovranno dialogare sempre più con il Governo europeo, ragion per cui  dovrebbe essere affidata loro un’ampia gestione amministrativa al fine di attuare le decisioni prese a Bruxelles. Meno potere legislativo, ma più gestione del territorio, dunque, attuando politiche vicine agli interessi dei cittadini in modo da accrescere (e non diminuire) la valorizzazione delle identità locali.

I Parlamenti nazionali dovrebbero operare con rapidità ed efficienza ed in questo senso l’eliminazione di una camera nel procedimento legislativo sarà cruciale; gli interessi regionali saranno recuperabili nell’altra camera la quale rappresenterà i territori. In un’ Europa federale i territori devono ridurre i livelli di governo nell’ottica della semplificazione amministrativa e procedurale anche e soprattutto in una visione di sburocratizzazione amministrativa a vantaggio dell’economia e del suo rilancio. Spero che di tutto questo si discuta nelle riunioni dei saggi che stanno predisponendo il disegno di modifica della Costituzione; così come auspico che si inserisca nella Costituzione una disposizione che dia conto dell’Europa, del suo diritto, oramai predominante, e delle sue Istituzioni, le quali incidono sempre più sulla vita quotidiana. E’ assurdo che la nostra Costituzione sia silente su tale punto". 


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