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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 18 agosto 2017 - Ore 05:18

Capone: "Contro le ecomafie il presidio e l’azione devono essere corali"

Capone: "Contro le ecomafie il presidio e l’azione devono essere corali"

Lecce - “Interessantissimo ed efficace come ogni anno, il Rapporto Ecomafia 2013 presentato stamane in Conferenza Stampa a Bari non risparmia né la nostra regione né il Salento, con dati in crescita nei settori dell’edilizia illegale e dei rifiuti.  Dati preoccupanti perché confermano come, soprattutto nei periodi di crisi, l’economia illegale conosce momenti fortemente espansivi. Rischiando di essere punto di riferimento “occupazionale” per fasce giovanili sempre più confuse, demoralizzate, marginali e non sufficientemente salde da rifiutare lusinghe e tentazioni”, così il parlamentare Pd della Puglia Salvatore Capone sul Rapporto reso noto da Legambiente, e che assegna alle regioni meridionali diverse maglie nere.

“Naturalmente”, prosegue Capone, “non sfugge il passaggio secondo cui il rafforzamento delle famiglie mafiose pugliesi possa essere uno degli esiti, ovviamente non voluti, dell’azione repressiva svolta negli ultimi anni dalle varie Dda nei confronti di alcuni dei più temibili clan mafiosi come quelli campani e siciliani (a pag.261 del Rapporto), né tantomeno quello sulla congiuntura economica particolarmente critica che, come nel caso dell’edilizia, stronca le imprese sane e permette il fiorire dell’economia illegale.

Proprio nel ciclo dell’edilizia, peraltro, il Rapporto evidenzia con forza come la provincia di Lecce sia quella in cui la presenza dei clan si manifesta con maggiore incisività. Dalle estorsioni all’usura, si sottolinea, gli artigli criminali si spingono fino a controllare strutture turistico-ricettive, ristoranti e centri commerciali, oltre a lavare i soldi del narcotraffico in comodi appartamenti e residence. Come peraltro evidenzia il  sequestro in beni mobili e immobili per un valore di circa 700 mila euro dell’11 aprile 2013, riconducibili a un soggetto ritenuto vicino alla mafia leccese, già condannato per tentata estorsione, rapina, sequestro di persona e porto illegale di armi. Tra gli immobili finiti in mano degli investigatori, una villa di 540 metri quadrati, due locali commerciali e sette terreni.

Insieme al ciclo illegale dell’edilizia, maglia nera per la Puglia anche nel campo dei reati ambientali. Anzi, in questo caso il Rapporto definisce la Puglia oggetto dei desideri di una diffusa

criminalità ambientale, sia in maniera completamente illegale, sia attraverso procedure formalmente lecite ma volte a soddisfare solo interessi privati. 

Ambiente e anche beni culturali, quelli cui invece dovrebbe essere legato un ciclo positivo e virtuoso di tutela condivisa e collettiva del patrimonio e di crescita economica, oltre che di opportunità di nuove professioni.

Le Forze dell’Ordine e la Magistratura hanno svolto e continuano a svolgere un lavoro egregio, e questa loro azione di presidio territoriale contro la criminalità mafiosa va sostenuta in ogni modo. Con risorse, con mezzi, con personale, ma non solo. Non possiamo infatti pensare che crimini di questa natura si possano combattere solo sul fronte della repressione: è necessario che tutti gli attori sociali giochino fino in fondo la propria parte, dalle amministrazioni pubbliche agli istituti di credito alle associazioni datoriali ai luoghi della formazione, per una cultura della legalità e della tutela territoriale quali eccezionali motori di un’economia sana”. 


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