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Quotidiano Lecce, Salento

- Martedì, 17 ottobre 2017 - Ore 02:05

Salvemini: "In attesa dello "jus soli". La nostra prossima iniziativa"

Salvemini: "In attesa dello "jus soli". La nostra prossima iniziativa"

Lecce - "Offrire la cittadinanza onoraria ai bambini/e nati/e e residenti a Lecce, figli/e di genitori immigrati che frequentano le scuole elementari e/o medie inferiori in città, e compiere così un gesto di alto valore simbolico pur se privo di valore legale.
E'questo il senco della proposta che Lecce Bene Comune, d'intesa con tutte le associazioni che vi hanno aderito, lancia presenta all'Amminstrazione Comunale di Lecce sulla scorta di analoghe iniziative svoltesi in tante città
Da tempo, infatti, è in atto in Italia una vasta e ampia campagna nazionale per ottenere una legge di riforma del diritto di cittadinanza che preveda che anche i bambini nati in Italia da genitori stranieri regolari possano diventare cittadini italiani.

La campagna, denominata "L'Italia sono anch'io" è stata promossa da 22 organizzazioni della società civile: Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull'immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d'accoglienza, Comitato 1° Marzo, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 - Seconde Generazioni, Tavola della Pace e Coordinamento nazionale degli enti per la pace e i diritti umani, Terra del Fuoco, Ugl Sei, Legambiente, UIL, UISP e dall'editore Carlo Feltrinelli.
Presidente del Comitato promotore è il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio (ex Presidente dell'ANCI e attualmente Ministro del Governo Letta).
La campagna ha riscosso un enorme successo: in sei mesi di lavoro, grazie all'impegno di oltre 100 comitati locali e di un migliaio di volontari, sono state raccolte e consegnate alla Camera dei Deputati circa 110mila firme in calce ad una bozza di proposta di legge di iniziativa popolare (ben oltre, quindi, il tetto necessario delle 50mila).

Due le proposte di legge sulle quali sono state raccolte le firme: una di riforma del diritto di cittadinanza, che prevede che i bambini nati in Italia da genitori stranieri regolari (da almeno un anno) possano ottenere la cittadinanza italiana ;e un'altra (elaborata dall'Anci) riguardante il diritto elettorale amministrativo da concedere ai lavoratori regolarmente presenti in Italia da almeno cinque anni.
E' da rilevare che le varie proposte di legge depositate in Parlamento prevedono uno jus soli cosiddetto "temperato": la concessione della cittadinanza si darebbe, ad esempio, ai bambini nati in Italia da genitori stranieri che vivono nel nostro Paese regolarmente da almeno un anno oppure che abbiano frequentato un ciclo scolastico: elementari, medie o superiori. Insomma, non occorrerebbe attendere i 18 anni come ora. 
Nessuna cittadinanza automatica, dunque, ma agevolazione per i ragazzi e gli adolescenti che stanno crescendo, studiano e fanno sport con i giovani italiani.

In attesa della discussione e dell'auspicabile approvazione parlamentare, sono sempre più numerosi i sindaci che hanno deciso di consegnare ai bambini migranti, spesso impropriamente chiamati in questo modo visto che nascono nei nostri ospedali e vivono nelle nostre città, la cittadinanza onoraria prima che compiano 18 anni, l'età nella quale attualmente possono richiedere il passaporto italiano.
Alla data odierna sono oltre 160 i Comuni che hanno voluto anticipare la riforma della legge sulla cittadinanza conferendo la cittadinanza onoraria, in varie forme, ai bambini nati in Italia, stabilendo che tutti i bambini sono cittadini, a prescindere dalla provenienza.
Tra questi citiamo importanti città come Milano, Torino, Bologna, Napoli, Pordenone, Crotone, Catanzaro, Perugia, Savona, Arezzo, Cremona, Ferrara, Salerno, La Spezia.
Ma l'elenco si allunga di settimana in settimana e includendo intere province come Pesaro-Urbino, Grosseto, Ravenna, Piacenza, Livorno e centri più piccoli come Sesto San Giovanni, Aversa, Cantù, Scandicci, Nichelino, Sant'Arcangelo di Romagna.
Quasi tutti gli amministratori hanno scelto una cerimonia pubblica per consegnare l'attestato simbolico di cittadinanza: a Campi Bisenzio (Fi), dichiarata la migliore cittadina interculturale d'Italia e la settima in Europa, ad aprile è stata organizzata una festa per i 1766 bambini ancora stranieri; a Milano, dove lo "ius soli" è stato introdotto nominalmente soltanto a fine gennaio, i minori migranti sono 29mila, e la giunta di Giuliano Pisapia ha pensato ad una giornata dedicata a loro; a Roma la consegna di un attestato avviene soltanto nel municipio di Cinecittà; a Torino il via libera della Giunta è arrivato lo scorso Natale, dopo che era stata concessa la cittadinanza onoraria al primo bambino straniero nato in città nel 2012.
Ricordiamo, anche, il forte e significativo messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a favore dell'estensione della cittadinanza ai bambini figli dell'immigrazione.

Riflettiamo su alcuni dati per capire la valenza sociale e civile di questa battaglia: secondo l'ultimo rapporto della Caritas Italiana, i bambini stranieri residenti in Italia sono 868mila, dei quali 756mila iscritti nelle nostre scuole. Quasi la metà (44,2%) è nato in Italia e dunque non ha mai conosciuto il Paese dei genitori. E ogni anno aumenta il loro numero: nel 2011 79mila neonati avevano un'origine straniera. Eppure secondo la legge del 1991 – varata quando non era ancora esploso il fenomeno migratorio – questi ragazzi che parlano perfettamente l'italiano e si sentono italiani rimangono stranieri fino ai 18 anni, e spesso anche oltre.
Altre iniziative vengono intraprese dai Comuni: come quella, ad esempio, del comune di Reggio Emilia che per primo ha cominciato a spedire la lettera "18 in Comune" ai ragazzi stranieri appena diventati maggiorenni per ricordare loro che hanno soltanto un anno di tempo per richiedere la cittadinanza direttamente in municipio.
Molti ragazzi, infatti, non sanno, purtroppo che l'attuale legge in vigore è molto restrittiva e se tardano nella richiesta oltre 1 anno dal compimento dei 18 anni finiscono nel calderone di coloro che per ottenere la cittadinanza devono dimostrare di risiedere ininterrottamente da dieci anni, e regolarmente, in Italia.

Quale la situazione a Lecce ?
Secondo i dati Istat aggiornati al 1° gennaio 2011 gli stranieri immigrati, regolarmente residenti nel territorio di Lecce, risultano 6.058 unità, pari al 6% circa dell'intera popolazione cittadina (a queste presenze si aggiungono quelle degli immigrati cosiddetti "irregolari" non facilmente quantificabili).
La presenza più consistente è quella di cittadini Albanesi, a seguire quella di Filippini, Sri Lankesi, Cinesi, Senegalesi e Rumeni.
Un recente studio promosso dalla Caritas Diocesana di Lecce evidenzia la situazione critica, a livello sociale ed economico, in cui vivono queste persone, collegabile anche all'inadeguatezza del territorio nell'attivare processi di integrazione ed inclusione sociale efficaci (Cfr. "Non Uno di Piu' " - Secondo rapporto 2012 su povertà ed esclusione sociale a cura dell'Osservatorio delle Povertà – Ed. Milella).
Dalle diverse rilevazioni effettuate emerge infatti, che, tra le persone in arrivo nel territorio, uno su quattro vive in condizioni di estrema indigenza tale da non poter fare a meno dell'aiuto dei Centri di Ascolto della Caritas: tant'è che nel biennio 2010 -2011 si è registrato un notevole incremento (+ 16 %) di cittadini stranieri che si è rivolto ai CdA per ottenere assistenza di ogni tipo (legale, medica, alimentare etc...)
A tale scopo un ruolo rilevante lo svolge il Centro Interculturale"Migrantes": basti pensare che su 1.507 stranieri che si sono rivolti nell'anno 2011 ai CdA, ben 1069 lo hanno fatto tramite questo ufficio.
Altra situazione particolare è quella costituita dai cittadini di etnia Rom residenti da molti anni nel campo sosta Panareo: secondo i dati forniti da una recente indagine dell' OPI, al 31/12/2012, sono 230 di cui 132 adulti e 98 minori (poco più della metà, il 54%, sono donne). Quasi la metà dei residenti al campo sosta, il 46%, sono nati in Italia e ben il 30% è nato a Lecce, si tratta di una popolazione molto giovane, più del 75% ha, infatti, un'età inferiore ai 30 anni: ci troviamo quindi di fronte ad un'intera generazione nata e cresciuta all'interno di un campo sosta, che rivendica come priorità quella di uscire dal campo e inserirsi all'interno del tessuto urbano e sociale della città di Lecce, obiettivo che è perseguibile solo a patto di iniziare ad abbandonare definitivamente la logica segregante e discriminatoria dei campi. Un folto gruppo di rom risiede in casolari sperduti nelle marine leccesi.
Come in tante altre città italiane, anche a Lecce il fenomeno migratorio sta significativamente trasformando il tessuto sociale ed economico cittadino.
Questa veloce trasformazione della popolazione cittadina che si arricchisce di altre culture e stili di vita diversi, si scontra con la fatica del territorio a recepire il cambiamento e a formulare risposte adeguate.
A tal proposito è bene ricordare che l'indice sintetico di integrazione del Piano di Azione per la gestione dell'impatto migratorio (11 luglio 2008) del Ministero dell'Interno collocava la Regione Puglia nella fascia bassa di integrazione, specie in alcune province come Lecce e Brindisi, per le quali si evidenziava la necessità di interventi progettuali atti a favorire e accrescere processi di integrazione sociale.
La questione dell'accoglienza e dell'integrazione dei minori stranieri, è dunque centrale per una città come Lecce che sempre più tende a proporsi come interculturale, cioè una comunità che, pur non rinunciando alla sua identità culturale e valoriale, favorisce i processi d'integrazione di individui e gruppi di immigrati, definendo un progetto teso a costruire nuove relazioni e interconnessioni.

Nel corso dell'iniziativa ci sarà la proiezione del docufilm "IUS SOLI IL DIRITTO DI ESSERE ITALIANI" di Fred Kowornu. Il primo documentario italiano ad affrontare il tema del diritto di cittadinanza per chi è nato e cresciuto in Italia da genitori immigrati. Ed inoltre la testimonianze di piccoli/e protagonisti/e".


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