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Quotidiano Lecce, Salento

- Giovedì, 17 agosto 2017 - Ore 04:04

Melica: “Nomine delle partecipate, legittimità formale e conflitto sostanziale”

Melica: “Nomine delle partecipate, legittimità formale e conflitto sostanziale”

Lecce - "Non entro nella polemica, tutta interna al centrodestra, sulla illegittimità degli incarichi di presidenza di enti partecipati da Comune e Provincia recentemente conferiti ad amministratori comunali e provinciali il giorno precedente l’entrata in vigore del decreto legislativo sulla prevenzione e repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione.

È evidente che le prese di posizione dei consiglieri comunali di centrodestra, addirittura portate all’attenzione dell’opinione pubblica tramite la stampa, celano insoddisfazioni profonde, le quali,  prima o poi deflagreranno, nonostante l’apparente tenuta della maggioranza ed il noto “aplomb” del sindaco Perrone.

Mi limito, dal mio piccolo angolo di visuale, a dare un consiglio al responsabile del piano anticorruzione del Comune di Lecce. Fermo restando, infatti, il dovuto rispetto che si deve alle decisioni assunte in ordine alla nomina dei vertici delle partecipate, l’amministrazione comunale di Lecce si sente rassicurata dalla mera circostanza che tali vertici sono stati nominati il giorno precedente l’entrata in vigore del decreto legislativo? Se il decreto attua una delega del Parlamento, avente lo scopo di introdurre norme di “prevenzione e repressione  della  corruzione  e  dell’illegalità nella pubblica amministrazione”, l’avere creato un rapporto (il giorno prima dell’entrata in vigore del decreto!) che per almeno cinque anni si pone in contrasto con il decreto stesso e, quindi, con il suo scopo preminente, non lede forse una interpretazione sistematica dello scopo stesso del decreto, ossia la prevenzione e repressione della illegalità e della corruzione nella pubblica amministrazione?

Non faccio, ovviamente, una questione di persone, le quali sono all’altezza della situazione ed hanno la capacità di svolgere entrambe le funzioni, ma le discipline sull’incompatibilità, in genere, hanno lo scopo di eliminare le situazioni apparenti di conflitto.  In definitiva, e mi rivolgo ai vertici recentemente nominati: possono dirsi sereni nell’esercizio delle loro funzioni, posto che per tutto il mandato (tranne un giorno?) svolgeranno la propria funzione in una situazione di pieno conflitto con un decreto legislativo di così vitale importanza per le pubbliche amministrazioni? E poi, se per caso l’interpretazione data fosse sbagliata, qualcuno si è posto il problema sull’eventuale illecito contabile causato dalla percezione delle doppie indennità?".

 

 

 

 

 


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