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Quotidiano Lecce, Salento

- Mercoledì, 23 agosto 2017 - Ore 06:12

Carlo Salvemini sulla richiesta di prestito da 43 milioni di euro del Comune

Carlo Salvemini sulla richiesta di prestito da 43 milioni di euro del Comune

Lecce - Così è più semplice capire di cosa si parla al Comune quando si evoca il dissesto. 

Abbiamo chiesto allo Stato, avvalendoci della previsione del decreto sblocca crediti, di poter accedere ad un'anticipazione di 43 milioni di euro per il pagamento di debiti certi liquidi esigibili. Abbiamo chiesto, quindi, un prestito sul quale pagheremo interessi.
Per cosa servono tutti questi soldi? 
Circa 3 milioni per poter saldare fatture relative a cosiddetta spesa d'investimento (realizzazione opere pubbliche). 
Domanda: 
dove sono finiti questi soldi, acquisiti mediante finanziamenti, che avevano una destinazione vincolata?

Il resto, circa 40 milioni di euro, per poter pagare fatture e impegni relativi alla spesa corrente o di funzionamento.
Domanda: 
come mai quella che viene chiamata momentanea sofferenza finanziaria dell'ente, relativa al taglio di 5.800.000 di trasferimenti dello Stato, costringe il comune a chiedere un prestito d'importo circa 8 volte superiore?

C'è evidentemente qualcosa di ulteriore che rende così esposto il Comune alla necessità di aiuto rivolta allo Stato.
E si trova nelle cifre indicate nel conto consuntivo 2012, che chiaramente ci spiegano lo stato delle cose.
Nel bilancio, così come confermato dai revisori, troviamo 44 milioni di euro di somme in entrata relativi a ICI e TARSU (ordinaria e da evasione) che non si riescono a riscuotere e relative al periodo 2007-2012.
C'è una non casuale corrispondenza fra quanto chiedo a Roma in prestito perchè non ho liquidità e quanto indico in bilancio come somme che non ho ancora incassato.
La conferma, semmai ve ne fosse bisogno, che in questi anni abbiamo utilizzato il doping contabile per esibire prestazioni che non sono assolutamente realistiche.
Il dissesto negli enti locali si dichiara quando esistono crediti di terzi ai quali non si riesce a fare fronte.
40 milioni di euro di crediti dei quali si dichiara l'esigibilità.
40 milioni di euro di fatture per i quali si chiedono soldi in prestito allo Stato.

C'è un nesso casuale tra le due voci. L'inattendibilità della prima, che sta portando il Comune al dissesto, è causa della richiesta della seconda.
E cosi per salvare l'immagine politica dell'amministrazione Perrone stiamo chiedendo soldi a prestito per poter pagare i debiti che non riusciamo ad onorare.
Quando si porta la tassazione al massimo, si tagliano i servizi pubblici, si bloccano assunzioni (come sta accadendo a Lecce) di fatto il dissesto è in corso, anche se non dichiarato ufficialmente. Con una conseguenza rilevante: ai leccesi si sta somministrando una cura pesantissima che non è finalizzata a risanare definitivamente i conti ma a produrre l'effetto paradossale di un nuovo indebitamento. 
Un'operazione che forse ci eviterà il default oggi. Ma che inevitabilmente verrà scaricata sui nostro conti di domani.

p.s. per onestà intellettuale devo precisare che lo scandalo di un decreto che consente agli enti locali di potersi indebitare ulteriormente per pagare i debiti, ai quali non si riesce a fare fronte per sciagurate politiche di bilancio, non è una specificità locale. Riguarda centinaia di comuni in Italia e richiama le responsabilità di tanti amministratori locali di entrambi gli schieramenti. E' per questa ragione che nessuno s'è ancora incaricato di ricordare cosa dice l'art. 119 della Costituzione: 
"gli enti locali possono ricorrere all'indebitamento solo per finanziare spese di investimento, con la contestuale definizione di piani di ammortamento e a condizione che per il complesso degli enti di ciascuna Regione sia rispettato l'equilibrio di bilancio". E di evidenziare l'incostituzionalità del decreto salva crediti. Che partito da una premessa nobilissima, salvare imprese dal fallimento, sè trasformato in qualcosa di molto diverso: salvare gli amministratori locali dal proprio fallimento.


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