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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 24 novembre 2017 - Ore 06:38

Postare le foto altrui sul web è reato secondo la cassazione

Postare le foto altrui sul web è reato secondo la cassazione

Italia - La Corte di Cassazione Quinta sezione penale, con la sentenza n. 25774 del 16 giugno 2014, ha ulteriormente sottolineato e ribadito, che l'utilizzo della foto altrui per il proprio account può essere punito ai sensi dell'art. 494 del Codice Penale.
Tale articolo recita: “Chiunque al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero un qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione  fino ad un anno”.
Pertanto, integra il reato di “sostituzione di persona” di cui al citato articolo, la condotta di colui che crei un account di posta elettronica, attribuendosi le generalità di un diverso soggetto.
Già nel 2007 gli Ermellini avevano enunciato tale principio. Nella fattispecie, la condotta delittuosa aveva indotto in errore gli utenti della rete internet, ledendo l'immagine e la dignità del soggetto le cui generalità erano state abusivamente spese.
La condotta tipica del delitto di sostituzione di persona è caratterizzata dalla induzione in errore. Elemento essenziale la cui sussistenza è richiesta ad substantiam ai fini della configurabilità della ipotesi delittuosa, è la idoneità della condotta a far sorgere dei dubbi circa la identità personale.
L'oggetto della tutela penale nella fattispecie delittuosa di cui al citato articolo consiste nell'interesse riguardante la “pubblica fede”, in quanto questa può essere sorpresa da inganni relativi alla vera essenza di una persona o alla sua identità; siccome si tratta di inganni che possono superare la ristretta cerchia di un determinato destinatario, il legislatore ha ravvisato in essi una costante insidia alla fede pubblica. In questa prospettiva la Corte di Cassazione ha configurato nel caso sottoposto alla sua attenzione tutti gli elementi costitutivi del delitto di cui all'art. 494 c.p.
Nella sentenza n. 25774/2014, i Giudici di Piazza Cavour, hanno ulteriormente ribadito tali concetti, specificando che anche l'utilizzo della foto di un'altra persona per il proprio account può essere punito ai sensi dell'art. 494 c.p.
I concetti di “vantaggio” e di “danno” indicati nell'articolo 494 non vanno intesi in senso solo economico e che la sostituzione di persona si verifica ogni volta che si assuma un atteggiamento per far apparire se stesso come un altro.

Avv. Guendalina Pascali

Rubrica a cura del coordinatore regionale Dott. Diego Esposito.
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