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Quotidiano Lecce, Salento

- Martedì, 21 novembre 2017 - Ore 11:19

"La parola padre" ai Cantieri koreja

"La parola padre" ai Cantieri koreja

Lecce - Per tre giorni, a Lecce si parleranno le lingue della nuova Europa grazie ad Archeo.s, il progetto europeo che vede la cultura teatrale come alimento primo di un’officina transfrontaliera che implementi le risorse del territorio, dei beni culturali, del turismo e dello sviluppo sostenibile.

In scena da domenica 10 a martedì 12 alle ore 21.00 nella splendida cornice dell'ex convento dei Carmelitani in Piazzetta Tancredi a Lecce, ci sarà la nuova produzione internazionale di Koreja "La parola padre", scritto e diretto da Gabriele Vacis nell’ambito del Progetto Archeo.S., finanziato dal Programma di Cooperazione Transfrontaliero IPA Adriatico.

Lead Beneficiary Teatro Pubblico Pugliese Lo spettacolo, inoltre, debutterà ad Ancona presso l’Anfiteatro Romano il 6 luglio p.v. e durante la lunga tournée estiva, sarà in scena il 26 Luglio a Brindisi presso il Castello Svevo, il 7 Agosto a L'Aquila, presso la Fontana delle 99 Cannelle, il 16 Agosto a Pazin in Croazia presso il Castello di Pazin e il 28 agosto in Albania, Apollonia. Per chi volesse seguire il processo di lavoro sono previste tre giornate di prove aperte a Lecce, grazie alla collaborazione dell’Università del Salento.

Lo spettacolo, a cui sarà possibile accedere solo con invito vede in scena sei giovani attrici selezionate durante un giro di seminari nell’Europa centro orientale: tre italiane, una polacca, una bulgara e una macedone racconteranno le loro storie. Storie comuni, storie che provengono dal loro vissuto profondo.

"Con le sei ragazze ho fatto lunghe interviste che ho ripreso in video, - racconta Gabriele Vacis - più che interviste sono sedute psicanalitiche. Ho chiesto loro di raccontarmi quando hanno avuto davvero paura, quando si sono sentite al sicuro. La paura è il sentimento dominante del nostro tempo. Perché possediamo tanto. Perlopiù cose. Quindi abbiamo paura che gli altri, che il resto del mondo, a cui abbiamo rubato il tanto che abbiamo, ci presenti il conto. Abbiamo paura che ce lo portino via. Alle sei ragazze ho chiesto di raccontare storie, non ho chiesto opinioni. Sono venute fuori testimonianze diverse: se una ha vissuto sei, sette anni sotto il comunismo, ha paure e desideri diversi da una che discende da Alessandro il Macedone. Per queste ragazze è molto importante raccontare il padre. I loro padri fino ad Alessandro il Macedone. E la parola padre ha la stessa radice semantica della parola patria"

Azzurra Monaco


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