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Quotidiano Lecce, Salento

- Giovedì, 23 novembre 2017 - Ore 21:37

La Festa te la Virdicula e de lu mieru te Schinzanu

La Festa te la Virdicula e de lu mieru te Schinzanu

Squinzano - Il 21 ottobre 1618 Maria Manca raccoglieva olive in un suo podere quando una giovane donna le porse un garofano rosso con l’impegno di offrirlo, il giorno successivo, a suo Figlio presso l’immagine del SS. Crocifisso della Pietà a Galatone. Maria vide piegarsi gli ulivi al passaggio della giovane donne e il garofano rimase tra le sue mani. Il giorno seguente partì in pellegrinaggio alla volta di Galatone, giunta davanti al Crocifisso offrì il fiore e ottenne la liberazione dalle sue sofferenze. Il disegno del garofano rimase impresso nella sua mano. 

In ricordo di questo evento miracoloso a Squinzano si festeggia la Festa della Madonna del Garofano. Festa che, grazie all’impegno dell’associazione 21 Ottobre 1618 – Opera Maria Manca Onlus, della Pro Loco di Squinzano e di tanti cittadini, rappresenta ancora oggi un solido legame con il passato del nostro paese. 

All’interno dei festeggiamenti del 21 ottobre 2016 si colloca La Festa te la Virdicula e de lu mieru te Schinzanu organizzata dalla Pro Loco di Squinzano, in collaborazione con le Cantine De Ventura e B2 Musica e Spettacolo e la partecipazione delle parrocchie di Squinzano e della Pro Loco di Casalabate Marina di Trepuzzi. Festeggeremo insieme con i due elementi caratteristici della storia di Squinzano, le Virdicule (Ortiche) e lu Mieru (Vino). Durante la serata potrete assaggiare del buon vino e specialità culinarie a base di Virdicula. Animerà la serata il gruppo Cattive Strade, omaggio ai cantautori.

Vi spettiamo a Squinzano, presso il piazzale delle Cantine De Ventura, via Maria Manca, il 21 ottobre ’16, ore 19.

Racconta la leggenda che Ferdinando I di Borbone, in uno dei suoi viaggi a Lecce, percorrendo la via Appia, in prossimità della masseria di Moretto, fu assalito da una impellente esigenza corporale. Essendo il centro abitato ancora un po’ distante decise di fermare la carrozza e appartarsi dietro ad un muretto. Purtroppo per il sovrano dietro quel muretto c’erano solo piante d’ortica con cui pulirsi.

Furibondo e dolorante, saputo dal suo cocchiere che si trovavano a Squinzano, il re esclamò: “Ohimmè, Schinzanu scansalu”.


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