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Quotidiano Lecce, Salento

- Martedì, 22 agosto 2017 - Ore 15:02

Porto Cesareo ospita il Clorofilla Film Festival

Porto Cesareo ospita il Clorofilla Film Festival

Porto Cesareo - Parte da Porto Cesareo l’edizione 2016 del Clorofilla film festival. Promosso da Legambiente, il festival di cinema porterà al Centro di Educazione Ambientale comunale di Torre Lapillo alcuni dei documentari selezionati per il concorso. 

« Il Clorofilla film festival - dichiara Luigi Massimiliano Aquaro, presidente del circolo Legambiente di Porto Cesareo - propone nella sua programmazione documentari e corti che rivolgono la propria attenzione in particolare a temi socio-ambientali e che per originalità, per l’età degli autori o ancora per spunti innovativi capaci di raccontare il nuovo cinema, rappresentano la nuova “linfa” del cinema italiano ». 

La clorofilla, ponte tra mondo organico e inorganico, viene chiamata in causa in senso metaforico: è il punto d’incontro tra l’uomo ed il suo ambiente che non necessariamente si identifica con la natura, ma anche con la sua anima, il suo lavoro, le persone, gli animali, gli oggetti con cui ha contatti ogni giorno o quelli che fortuitamente entrano solo per un momento a far parte della sua vita. In realtà un non-tema che vuole sintetizzare questo incontro (uomo-ambiente) in un’accezione ampia e che ne riveli i suoi molteplici significati. 

« Proprio per questi motivi  - conclude Aquaro - tutti i documentari ed i corti scelti, ben si inseriscono nella programmazione delle attività estive del Centro di Educazione Ambientale di Porto Cesareo ».

Per giugno sono previsti 3 appuntamenti alle 21 con ingresso libero: “Oro blu – Conversazioni dal mare” di Andrea Ferrante e Marco Gernone (16 giugno), “U Ferru” di Marco Leopardi (23 giugno) e “Mare carbone” di Gian Luca Rossi (30 giugno). Poi tutti i giovedì sino al 29 settembre (escluso il 4 agosto) sempre con inizio alle ore 21 e con ingresso libero. 

Nel dettaglio:

Prima serata (16 giugno) “Oro Blu - Conversazioni dal mare” di Andrea Ferrante, Marco Gernone (40’)

Tiziana Colluto, giornalista salentina, indaga sulle trivellazioni nei mari del Salento, richieste con carte ufficiali a partire dall’ottobre 2014 da parte di compagnie petrolifere straniere. Un’idea alla quale i comuni hanno risposto a gran voce “no”, con raccolte di firme, referendum e l’allestimento di un’apposita documentazione firmata da tutti i sindaci e sottoposta a VIA (Valutazione Impatto Ambientale).

Ciononostante il Ministero dell’Ambiente ha concesso i permessi di prospezione petrolifera nel mare del Salento il 3 giugno 2015.

Seconda serata (23 giugno) “U ferru” di Marco Leopardi (70’).

La pesca del pesce spada con l’arpione nello Stretto di Messina è una caccia spettacolare e tra le più antiche del Mediterraneo. Nino, uno dei migliori arpionatori di Ganzirri, ha deciso che è giunto il momento per il figlio Giuseppe di uccidere il suo primo pesce spada ed ereditare questa millenaria tradizione. Giuseppe vorrebbe soddisfare il desiderio del padre, ma si sta laureando alla Facoltà di Biologia Marina di Messina e vive un profondo conflitto interiore. Giuseppe si confronterà con i grandi cacciatori del passato e mediterà sul proprio futuro durante le immersioni subacquee. Un rito d’iniziazione “moderno” mette in crisi un giovane che sente da una parte il valore ancestrale della caccia ereditata dalla sua famiglia, e di contro un’etica che vuole valorizzare la vita e la conservazione della natura. 

Il documentario vuole essere anche un omaggio ad una pratica umana di grande valenza antropologica, che ha saputo per millenni trovare un equilibrio con la natura e che ancora oggi rappresenta un esempio di come l’uomo dovrebbe approcciarsi nei confronti dello sfruttamento del mare. Sullo sfondo la Sicilia con la sua selvaggia natura, le straordinarie bellezze paesaggistiche e la realtà unica dello Stretto di Messina. 

Terza serata (30 giugno) “Mare carbone” di Gianluca Rossi (80’)

Margherita è di origine calabrese ed è incinta di otto mesi. In crisi, decide di tornare nei luoghi dove affondano le sue radici e scopre che, sul sito di una fabbrica abbandonata, una società italosvizzera intende costruire una centrale a carbone da 1320 mega watt. Che ne sarà di quel luogo a cui si sente così legata? Quali saranno i rischi per la salute e le conseguenze ambientali? 

Inizia così a indagare il territorio e le sue contraddizioni, scoprendo di conoscerlo molto meno di quanto si aspettasse.


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