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Quotidiano Lecce, Salento

- Lunedì, 23 ottobre 2017 - Ore 02:29

Il premio City Award alla professoressa Isabella Caneva

Il premio City Award alla professoressa Isabella Caneva

Lecce - La città di Mersin, in Turchia, conferirà il premio “City Award” alla professoressa Isabella Caneva, docente di Preistoria del Vicino Oriente nel corso di laurea magistrale in Archeologia e presso la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici “Dinu Adamesteanu” dell’Università del Salento. Il premio, che sarà consegnato in occasione della cerimonia inaugurale del Festival Internazionale della Musica in Turchia, il prossimo 11 maggio 2016, vuole essere un riconoscimento al contributo della docente e della missione archeologica italiana a Mersin (da lei diretta nel sito di Yumuktepe, per conto del Dipartimento di Beni Culturali dell’Ateneo) alla conoscenza e valorizzazione del notevole patrimonio archeologico della città, fra le più popolose e dinamiche della Turchia.

La docente era stata insignita nel 2015 del premio conferito annualmente dall’Associazione Culturale della città di Mersin per le migliori ricerche archeologiche e, di recente, è stata invitata anche dal Musée du Louvre a Parigi a presentare i risultati di ricerca. Con la partecipazione di numerosi docenti e ricercatori del Dipartimento, l’Università del Salento conduce da molti anni ricerche archeologiche in Turchia, sia a Mersin (sotto la direzione, appunto, della professoressa Caneva) sia a Hierapolis (sotto la direzione del professor Francesco D’Andria).

«Congratulazioni alla professoressa Caneva», dice il Rettore Vincenzo Zara, «per questi riconoscimenti che rappresentano uno degli importanti esiti delle nostre attività di ricerca e che, grazie al costante impegno del Dipartimento di Beni Culturali, contribuiscono significativamente ad arricchire la nostra dimensione internazionale».

Le ricerche a Mersin-Yumuktepe

Yumuktepe è una collina di 23 m formata dalla stratificazione di insediamenti antichi su un arco temporale di 9000 anni. Indagato in passato da scavi inglesi, il sito è oggetto di indagini italiane da oltre 20 anni, volte in particolare a studiare l’origine di aspetti tecnologico-culturali che divennero in seguito parte imprescindibile della nostra storia, tra cui agricoltura/allevamento, metallurgia, gerarchie sociali e scrittura.

L’abitato più antico (7000 a.C.), con case in mattoni crudi, strade, aree di lavoro e necropoli, mostra le prime forme di agricoltura accompagnate da un uso precoce di sigilli che, impressi su grumi di argilla sulle chiusure di vari contenitori, permettevano di identificarne i proprietari. Il villaggio cambia radicalmente nel Calcolitico (5000 a.C.), allorquando le case si raggruppano in una cittadella fortificata, forse legata a manifatture di alto valore tecnologico, come i primi esperimenti di fusione del metallo. Seguono (4500 a.C.) importanti mutamenti sociali, testimoniati da un grande edificio composto da una sala centrale e varie stanze laterali pavimentate e intonacate, in cui centinaia di ciotole prodotte in serie rivelano l’inizio della distribuzione controllata di razioni cibo da parte di élites, circa 1000 anni prima di quanto si conosceva.

Nell’età del Bronzo, il sito mostra relazioni con le culture dell’Egeo e dell’Anatolia: è l’età dell’emergenza degli Stati, come quello Ittita, di cui Yumuktepe fu rilevante centro. Nell’età del Ferro, le ceramiche pregiate di provenienza greca e cipriota suggeriscono che il sito fosse un ricco centro carovaniero più che urbano, una tappa tra la costa e l’interno. In età romana esisteva nel sito solo un piccolo villaggio, mentre l’ultimo grande insediamento è medievale (VIII - XIII sec.), legato da relazioni commerciali sia a Bisanzio che ai regni islamici siriani, con un quartiere di abitazioni e botteghe intorno a una piccola chiesa.

Le ricerche riguardano quindi diversi periodi e applicano analisi archeometriche interdisciplinari su resti faunistici e botanici, strumenti litici, e ceramiche, per determinare tecnologie, attività e zone di provenienza delle materie prime.


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