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Quotidiano Lecce, Salento

- Mercoledì, 22 novembre 2017 - Ore 21:30

"Giovani pugliesi e il cambiamento" all’istituto Grazia Deledda

"Giovani pugliesi e il cambiamento" all’istituto Grazia Deledda

Lecce - Sarà presentata sabato 30 aprile 2016, alle ore 10 nell’auditorium dell’Istituto Tecnico “Grazia Deledda” di Lecce, la presentazione dei risultati della ricerca “I giovani pugliesi e il cambiamento”, voluta e patrocinata dal Distretto Lions 108 Ab di Puglia e realizzata da una équipe di sociologi del Dipartimento di Storia Società e Studi sull’Uomo dell’Università del Salento. I risultati di tale ricerca sono stati raccolti nel volume “Cacciatori di futuro. I giovani pugliesi e il cambiamento”, curato dalle professoresse Maria Mancarella e Maria Rosaria Manieri, pubblicato da Ledizioni (nella collana Interventi, diretta dal professor Alessandro Cavalli) e alla cui stesura hanno contribuito Rossana Aprile, Marco Arnesano, Tonia Favale, Paola Medici, Serena Quarta, Alessio Rotisciani e Stefania Ruggeri.

All’incontro parteciperanno il Prefetto di Lecce Claudio Palomba, il Direttore del Dipartimento di Storia Società e Studi sull’Uomo Fabio Pollice, il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale Vincenzo Nicolì e il Governatore del Lions Puglia Alessandro Mastrorilli. La ricerca sarà presentata dalle curatrici del volume Maria Mancarella e Maria Rosaria Manieri a dialogo con alcuni studenti. Coordineranno i lavori le professoresse Ada Mazzotta, Dirigente del “Grazia Deledda” e del “Galilei-Costa” Lecce, e Antonella Manca, Dirigente Liceo Scientifico “Banzi” Lecce.

La rilevazione e il profilo dei giovani pugliesi intervistati (a cura di Maria Mancarella e Maria Rosaria Manieri)

La rilevazione ha visto una grande partecipazione degli istituti scolastici d’istruzione superiore della Regione Puglia. La raccolta online dei questionari è partita nel mese di novembre 2014 e si è chiusa alla fine gennaio 2015. Sono stati compilati 7.065 questionari, 6.398 validi, equamente distribuiti per genere e scuola di provenienza. Sono ragazzi e ragazze che vivono in famiglie nucleari normocostituite (86,6%), con entrambi i genitori e almeno un fratello/sorella (85%); hanno genitori giovani, con un buon livello culturale (il 50% dei padri e il 53% delle madri hanno titoli di studio pari o superiori a quelli dei figli); si confrontano con padri che lavorano (78% è occupato stabilmente) e con madri casalinghe (48%).

Quella che emerge dalla ricerca è la rappresentazione di una generazione in cerca di una personale via al benessere, forse meno eclatante e rivoluzionaria di quella dei giovani degli anni ‘60, individualistica e ancora poco visibile come quella dei giovani degli anni ‘90, ma capace di includere il riferimento agli altri e la solidarietà. Un’immagine che sembra trovare nelle aree periferiche, nelle piccole realtà locali, dove la comunità esprime con forza le sue potenzialità e la tradizione offre solide radici per riprendere a volare, l’ambito ideale per esprimersi.

Dalle risposte analizzate emerge un quadro articolato e ricco di chiaroscuri. Pur sorretti da un’affettività stretta e particolarmente intensa, fondata su una forte rilevanza della famiglia in tutte le sue forme, una famiglia sempre più compiacente e sempre meno normativa, che sostiene, accoglie, difende ma da poche regole e pochissime punizioni; sulla centralità delle figure genitoriali, cui corrisponde una preoccupante marginalizzazione degli insegnanti, i giovani pugliesi si muovono in un difficile equilibrio tra curiosità, desiderio di esplorazione e bisogno di appartenenza che spinge verso molti dei comportamenti considerati a rischio.

Su questo terreno, più che la presenza e la distribuzione di molti dei comportamenti che mettono in pericolo la salute e il benessere psicofisico, sono le motivazioni per cui questi comportamenti vengono agiti a destare interesse e preoccupazione. 

Sufficientemente in linea con i dati nazionali, infatti, i ragazzi pugliesi, nell’ordine:

fanno uso di alcol (62%), in molti casi occasionalmente ma intensamente (46%), con preoccupante regolarità;

fumano tabacco (40%), il 12% spesso e molto;

entrano in contatto con il mondo delle droghe (38%) e a volte (24%) ne fanno uso;

solo il 6% gioca d’azzardo, quasi sempre per poter avere del denaro in più da spendere.

Le motivazioni spaziano dallo sperimentare sensazioni nuove a produrre accettazione da parte del gruppo, da una riduzione dello stress a un modo come un altro per disinibirsi, riempire le serate, non pensare, sballarsi. Una specie di percorso che va dall’alcol all’uso di sostanze, la cui capacità di gestione segna l’ingresso nel gruppo dei grandi. Ciò che fa la differenza non sembra essere il numero di bicchieri o le sostanze buttate giù. È come se la stima degli altri passasse da questi eventi importanti, come medaglie sul petto degli eroi. Più se ne hanno e più si è in grado di stare al mondo. Un drink o due non hanno alcun valore, per attirare l’attenzione e il consenso del gruppo bisogna osare e “passare da semplici ragazzini con canna e birretta, a duri che fanno vibrare il proprio corpo insieme alla musica e alle luci psichedeliche”. È il loro modo di legittimare il passare del tempo e sentirsi grandi.

Emerge, dunque, l’inevitabile sensazione di disorientamento, bilanciata da una sorprendente e inaspettata “capacità navigazionale” nel muoversi agevolmente nella complessa mappa del tessuto normativo della società, per inseguire le proprie aspirazioni. Dai litorali meridionali del mediterraneo, si profilano identità double face: “gli smarriti” e “i cacciatori di futuro”, insieme prede e cacciatori, talvolta espressione di diverse categorie di giovani, talvolta facce della stessa medaglia; identità camaleontiche, risultato di strategie funzionali a salvaguardare la propria sopravvivenza, articolate in approcci diversi, a volte contrastanti, nell’affrontare le difficoltà del presente, nel confrontarsi con il tipo di società che le ha prodotte, con i suoi valori, i suoi principi e le soluzioni da essa preposte. 

Da una parte si assiste, infatti, al crollo dei grandi sistemi di aggregazione – né politica e né religione – e all’affermarsi di un approccio autonomo, utilitaristico e individuale alle difficoltà, dall’altra emergono dati che ci fanno pensare che siamo, in realtà, in presenza di una sorta di metamorfosi dell’impegno sociale dei giovani che mostrano di condividere molto più i comportamenti connessi con l’altruismo piuttosto che con l’interesse individuale: gli altruisti sono infatti più del doppio (14,5%) degli individualisti (6,5%), mentre si fa strada un’attenzione forte e mai soccombente nei confronti del lavoro e un deciso e aperto sguardo al futuro, non stereotipato né rinunciatario.

Ancora, sono ragazzi che, nonostante la pervasività delle nuove tecnologie della comunicazione (il 98,3% possiede uno smartphone) e il primato della comunicazione visiva e testuale sulla comunicazione vocale (più che per parlare il cellulare è utilizzato per l’immediatezza e la sinteticità degli SMS (82,4%), per le variegate interazioni all’interno che si creano attraverso i siti di social network (70,6%), per navigare su Internet (84,6%), ascoltare musica, guardare video, registrare e condividere file multimediali (74,7%), scattare foto (64,3%)), continuano ad avere un buon rapporto con i media tradizionali, se pur fortemente condizionato dall’ambiente familiare e dalla presenza di genitori abituati a leggere libri, mentre sembrano avere decisamente poca affinità con quotidiani e periodici.

Il rischio più evidente che emerge da questi dati è legato alla preoccupazione che il primato della comunicazione social si trasformi in un futuro monopolio. Se le giovani generazioni continueranno a cercare quello di cui hanno bisogno esclusivamente all’interno di questi walled garden, finiranno per impoverire anche il loro vissuto digitale, rischiando un possibile “effetto bolla” che, rafforzando idee e preconcetti, finirà per privarli di un arricchente confronto con prospettive alternative e con persone dalle convinzioni e dalle esperienze differenti.

Dentro una realtà complessa e in movimento, le ragazze emergono come punta di diamante del cambiamento. A fronte di un contesto educativo ancora fortemente condizionato da disparità, che legittima richieste decisamente differenziate per genere, le ragazze mostrano forza, fiducia in se stesse e maggiore senso civico; sono più attente al sociale e alle necessità di chi sta loro intorno; mostrano un atteggiamento più attento e responsabile: fumano e bevono meno, fanno meno ricorso all’uso di sostanze; esprimono grande considerazione nei confronti di valori quali libertà e democrazia; leggono di più, si impegnano più dei loro coetanei maschi nella costruzione del proprio futuro.


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