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Quotidiano Lecce, Salento

- Giovedì, 23 novembre 2017 - Ore 12:27

Presentazione guide Slow Wine e Osterie d'Italia ad Acaya

Presentazione guide Slow Wine e Osterie d'Italia ad Acaya

Vernole - Lunedì 30 novembre (dalle 16.30 - ingresso gratuito) nelle sale del Castello di Acaya, in provincia di Lecce, si terrà la presentazione regionale pugliese delle due guide 2016 pubblicate per i tipi di Slow Food Editore: "Osterie d’Italia. Sussidario del mangiare bene all'italiana" e "Slow Wine. Storie di vita, vigne, vini in Italia". Interverranno Fabio Giavedoni (responsabile nazionale della guida ai vini Slow Wine), Eugenio Signoroni (responsabile nazionale della guida alle Osteria d'Italia Slow Food), Francesco Muci (responsabile regionale della guida Slow Wine) e Salvatore Taronno (responsabile regionale della Guida alle Osterie d'Itala Slow Food). L'incontro - introdotto e moderato da Antonello Del Vecchio (presidente di Slow Food Puglia) - è promosso da Slow Food Puglia, con il sostegno di Viaggi Caribe (general manager Ennio Capozza), Mediolanum Lecce (family banker Donato Zollino), Stasi Ortofrutta di Lecce e UnipolSai (Assicurazioni Divisione Unipol - Agenzia Vladimiro Politi, Lecce). Dopo la presentazione ospiti, osti e produttori si trasferiranno (ingresso su invito) alla Masseria Copertini di Vernole, nuova location del ristorante Lilith, per la degustazione dei vini e per il buffet che ospiterà, tra gli altri, i prodotti della Comunità del Cibo Sostenibile "Le Cesine", esempio virtuoso di buone pratiche agricole, costituitasi grazie al lavoro della condotta Slow Food Lecce.

Giunta alla sesta edizione, la guida Slow Wine continua a essere un importante punto di riferimento per la vitivinicoltura italiana. «Oggi tutte le informazioni sono a portata di click, semplici da trovare e gratuite», sottolineano i due curatori Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni. «Vista in quest’ottica, Slow Wine parrebbe un orpello inutile: ma se così fosse, non si spiegherebbe come mai delle cinque edizioni, quella del 2015 ha registrato il maggior successo di vendite. Probabilmente, allora, ciò che si acquista con questa guida non si trova così facilmente sul web: noi vendiamo un sistema operativo, una chiave di lettura frutto dell’esperienza quasi trentennale di Slow Food in materia di vino e cibo». Una guida, questa, che ha cambiato l’approccio alla valutazione dei vini, che non si limita più alla degustazione delle bottiglie con relativa assegnazione di punteggi. «Slow Wine è un cantiere aperto 365 giorni all’anno», continuano i curatori «una finestra spalancata sui vigneti. Si riparte dalla terra e questa è la vera rivoluzione: aver spostato a monte l’asticella, con la visita alla singola cantina e al territorio che la ospita. È questa la chiave di lettura che ci permette di giudicare in un secondo momento il vino, facendo nostri i valori del rispetto del lavoro in vigna, dell’interpretazione del terroir e dell’esaltazione delle caratteristiche di una cultivar, che sono il fine ultimo dell’opera di un vignaiolo». Per segnalare ai lettori le cantine che interpretano al meglio i valori di Slow Food dal punto di vista organolettico, territoriale e ambientale, la guida usa il noto simbolo della Chiocciola; la Bottiglia, invece, indica i produttori capaci di esprimere un’ottima qualità per ciascuna delle etichette presentate, e la Moneta, premia il buon rapporto qualità-prezzo delle bottiglie recensite. Come nelle edizioni precedenti, inoltre, la redazione segnala i Vini Slow, che oltre a essere ottimi dal punto di vista organolettico riescono a esprimere caratteri legati a territorio, storia e ambiente; i Grandi Vini, eccellenti sotto il profilo organolettico, e i Vini Quotidiani, ottimi anche per il loro prezzo contenuto (non più di 10 euro in enoteca). Menzionate anche le cantine che offrono ristoro (con una Pentola) e quelle che danno ospitalità per la notte (con una Chiave). in Puglia sono stati selezionati dieci vini slow, cinque cantine nella categoria Grande vino e quindici in Vino Quotidiano. Tutte le info sul sito slowfood.it.

Dopo 26 anni, la guida Osterie d’Italia vuole tener salde le sue fondamenta nel passato, ma comincia a porre le basi per un roseo futuro: «nell’edizione 2016 abbiamo introdotto un nuovo principio guida: il contesto. Sentivamo infatti la necessità di tener conto di tutto il luogo geografico in cui si trova un’osteria, delle sue condizioni socio-economiche e delle conseguenze che ne derivano: il prezzo, per esempio, ma anche la concezione stessa di osteria che non è uguale in tutta Italia», spiegano i curatori Marco Bolasco ed Eugenio Signoroni. Il contesto completa i parametri principali per la scelta delle osterie: il territorio, che si esprime nell’utilizzo di materie prime locali, e la tradizione culinaria, che si tramanda di generazione in generazione. Ma la grande novità di quest’edizione è la Chiave, il simbolo assegnato alle osterie che offrono ospitalità per la notte. Due le motivazioni dietro questa innovazione: innanzitutto un aspetto funzionale, perché è un servizio in più per una guida da viaggio, ma anche una ragione ideologica, in quanto ulteriore segno di accoglienza, valore fondante di Osterie d’Italia da sempre. Questi i numeri pugliesi: 49 Osterie, 26 macellerie della Murgia e della Valle d’Itria, 2 Oltre alle osterie, 13 Chiocciole, 7 Formaggi, 19 Bottiglie, 3 Chiavi. La Puglia riassume in sé territori diversi ed esprime abitudini gastronomiche policrome, influenzate dalle culture del mare e dell’entroterra che spesso s’incontrano nelle ricette tradizionali: la guida Osterie d’Italia 2016 raccoglie le tradizioni più autentiche e i locali in cui queste vengono cucinate. Tredici di questi hanno anche ricevuto la Chiocciola, il prestigioso riconoscimento che premia le osterie in particolare sintonia con i princìpi Slow Food. La cucina delle osterie pugliesi ricalca quella del focolare domestico, ricca di paste fresche, verdure spontanee, olio extravergine di oliva e pomodoro. Il pescato è un capitolo importante nell’alimentazione dei pugliesi, che da sempre si nutrono dei doni del mare sia crudi sia cotti. I piatti di carne sono legati alla cultura della transumanza per gli ovicaprini e all’allevamento in famiglia per il maiale. Tra Murgia e Salento vive intatta la tradizione dei fornelli, macellerie che sono anche luoghi di ristoro: nel retrobottega si arrostiscono carni che i clienti possono consumare sul posto. Tutte le info sul sito slowfood.it.

Carlo Petrini, presidente di Slow Food, ha ringraziato e salutato gli osti provenienti da tutta Italia durante la consegna delle Chiocciole, avvenuta in chiusura di Cheese, la manifestazione dedicata al mondo del latte e del formaggio, lo scorso 21 settembre a Bra (Cn): «in questa platea c’è l’essenza della ristorazione italiana, voi rappresentate le migliori Osterie d’Italia, quanto tutto il mondo ci invidia e prova a copiare. Salde espressioni delle passate generazioni e delle nuove originalità dei giovani. Noi con Osterie d’Italia ci siamo impegnati a mantenere alta l’attenzione su questo autentico modo di interpretare la ristorazione, in un momento in cui persino i grandi chef hanno capito che l’alta ristorazione non può essere tale senza la cura della materia prima, il valore aggiunto del territorio, il prezioso sapere delle conoscenze tramandate. La moda passa, una nuova scuola si può imporre, ma le buone pratiche e la cura per la qualità rimangono sempre».

Info

3487605297 - slowfood.puglia@libero.it.


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