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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 18 agosto 2017 - Ore 18:33

Made in Carcere ad Expo vince il concorso WE - Progetti per le donne

Made in Carcere ad Expo vince il concorso WE - Progetti per le donne

Lecce - Per sei giorni Made in Carcere irrompe nella frenetica Esposizione Universale di Milano con uno speciale showcase di propri contenuti. Dal 2 al 7 ottobre, ad Expo, all’interno del Padiglione Italia, i manufatti, i progetti, i concetti, le esperienze, i nuovi obiettivi di Made in Carcere diventano uno spazio di riflessione sulla necessità di rivedere i modelli di business, mettendo accanto al profitto anche il benessere sociale ed ambientale, per una più corretta declinazione  di “stare” sul mercato. 

HAPPENING MADE IN CARCERE 6 OTTOBRE: alle ore 14.30, proprio all’interno del Padiglione Italia di Expo, saranno presentati alcuni dei nuovi progetti sperimentali avviati, quali gli Orti Verticali in carcere e nelle scuole, “Dì di Sole” di Made in Carcere cioè una speciale linea di prodotti da forno (biscotti senza uova e senza latte) e la partnership di distribuzione dei nostri manufatti con “IReNeri” ZERO CONTRAFFAZIONE, progetto contro emarginazione e contraffazione, finalizzato a trasformare i migranti da venditori abusivi in lavoratori 100% legali. 

L’occasione è data dal progetto “Distributore Automatico di Solidarietà” con cui Officina Creativa (Società Cooperativa Sociale da cui ha preso vita il brand “Made in Carcere” per cui lavora un gruppo di detenute degli istituti penitenziari di Lecce e Trani, tutte regolarmente assunte) è risultata tra i 24 progetti vincitori di “WE - Progetti per le donne”, concorso nato con l’obiettivo di promuovere, nell’ambito della vetrina straordinaria di Expo Milano 2015, progetti realizzati allo scopo di migliorare la qualità della vita della donna, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e la  Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori.

“Distributore Automatico di Solidarietà”: si tratta di piccoli dispenser (destinati a luoghi ad alta affluenza di persone, come stazioni, aeroporti, scuole, università) di manufatti vari (portachiavi, braccialetti, porta bottiglie, borse fashion di dimensioni più piccole) realizzati da detenute con materiali di recupero, disegnati da designer e stilisti particolarmente ingegnosi, in collaborazione con Accademie e scuole specifiche del settore. All’interno non mancherà uno dei manufatti più popolari di Made in Carcere, il braccialetto, finito addirittura al polso di Papa Francesco. 

Obiettivi: attraverso un gesto a costo contenuto, si può fare un acquisto, h24, che alimenta crescita e benessere sociale. Si afferma la validità del modello di sviluppo sostenibile, valorizzando il riuso dei materiali e offrendo un’altra chance a donne detenute, tessuti ed oggetti. Le donne detenute aprono così le porte dei carceri ad eleganza, estetica e di conseguenza all’etica, ricostruendo dignità, competenza ed autonomia economica. Importante la tangibilità di impatto ambientale ed inclusione sociale.

Made in carcere e il Progetto Sigillo. La qualità e l’eticità dei prodotti realizzati all’interno delle sezioni femminili di alcuni istituti penitenziari italiani è certificata dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, attraverso il marchio “Sigillo”. Il progetto, negli ultimi cinque anni, è servito a promuovere un modello di economia sostenibile facendo dialogare tra loro i laboratori sartoriali che operano a livello nazionale nelle carceri. Obiettivo dell’agenzia, prima nel suo genere in Italia e in Europa, è stato quello di curare le strategie di prodotto, comunicazione e posizionamento sul mercato di quanto realizzato dalle donne detenute attraverso vere e proprie imprese sociali.

“La vita è cambiamento. Lento o veloce, ma continuo. Per noi la partecipazione ad Expo ed in particolare l’appuntamento di martedì 6 ottobre sono un’ulteriore occasione per scambiare progetti e sogni su quel cambiamento che vorremmo avvenisse - dice Luciana Delle Donne, fondatrice di Made in Carcere. Invitiamo tutti a venire a vedere, ascoltare, forse anche emozionarsi, assaggiare, magari indossare o anche solo riflettere per quello che siamo capaci di fare all 'interno dei luoghi di detenzione”.


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