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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 24 novembre 2017 - Ore 04:54

"Schiavitù. Schiavo io", resoconto della giornata

"Schiavitù. Schiavo io", resoconto della giornata

Nardò - La pioggia non ce l’ha fatta a rovinare i piani dell’iniziativa “Schiavitù. Schiavo io”, per dire no al caporalato e ad ogni forma di sfruttamento dei lavoratori, che si è svolta a Nardò domenica, 20 settembre 2015. In mattinata, le letture animate per bambini a cura di Vele Racconto, accompagnate dalle percussioni di Murigu Richard Gathiomi (Somieh), si sono spostate proprio a due passi da piazza Salandra, presso il Circolo Arci Nardò Centrale.

L’incontro pomeridiano si è svolto presso il chiostro di Sant’Antonio, e come auspicato dagli organizzatori, è stato un reale momento di discussione e confronto pubblico. Oltre al professor Enrico Pugliese, che ha affrontato la questione analizzando le dinamiche che inseriscono il caporalato come anello in una catena di sfruttamento molto più ampia e pericolosa, e a Leo Palmisano, che ha fatto emergere nel dibattito il grave giogo delle prostitute e dello sfruttamento sessuale delle lavoratrici all’interno dei ghetti, a fare la differenza sono stati gli interventi degli stessi lavoratori migranti, molto toccanti, che hanno raccontato esperienze negative e positive, insieme a operatori e associazioni, che hanno offerto spunti e soluzioni. Tra gli intervenuti, hanno preso la parola alcuni rappresentanti sindacali e singoli cittadini, moderati dalla giornalista Lara Napoli, in una sala gremita fino alla fine, poco dopo le 20. 

Sul banco dei relatori, per qualche minuto, anche Mino De Santis, che si è poi spostato nell’area mercatale per aprire la serata. Dopo la lettura di un testo di Yvan Sagnet a cura di Marco Antonio Romano, si sono avvicendati sul palco AR10, P40 con Donna Lucia, i Canusìa da Latina, Alfredo Ronzino, Ciccio Zabini, Massimo Donno e Cristina Verardo con Stefano Rielli e Francesco Pellizzari, Rocco De Santis, Roberto Vantaggiato con Luigi Marzano, Max Vigneri con Egidio Presicce, Loredana Bio e Roberta Cafiero, Luigi Mariano, Andrea Baccassino e Bashaka Indie, Piero Rapanà, Mariané, il premio Tenco Alessio Lega, Papa Ricky che dal palco ha lanciato un messaggio di stima al lavoro delle forze dell’ordine, Rachele Andrioli, Rocco Nigro, Fabrizio Saccomanno, Redi Hasa, Morris Pellizzari, Valerio Daniele, Ninfa Giannuzzi, Dario Muci, Enzo Petrachi, Emanuele Licci, Mauro Durante e Giulio Bianco, Emanuela Gabrieli, Rocco Gennaro, Max Però, Stefano Torsello, Eugenia Gubello, Enzo Fina, Simone Franco, Marcello Zappatore, Emanuele Raganato, Luisa Zaccaria e tanti ancora. Presenti molti altri artisti che hanno aderito all’iniziativa, come Giuseppe Tarantino, Davide Conte e Luigi Bruno con la sua orchestra.

Il concerto è stato anticipato dallo spettacolo di burattini del Teatrino A due pollici, giunto da Bologna con “La rivolta del signor P.”. Presente l’installazione artistica “Memorie di Naufragi” a cura di Francesca&Francesca, l’allestimento fotografico del reportage “L’attesa” di Alessandro Colazzo, il banchetto della salsa Sfruttazero con i ragazzi di Diritti a Sud, le foto di Annalisa Martinucci, i dipinti di Valentina Maritati, e gli artisti Massimo Pasca (sua l’opera divenuta locandina) Giuseppe Apollonio e Coraggio Il Topo, gli illustratori per che l’occasione hanno creato opere numerate e vendute come contributo per la cassa di mutuo soccorso di Sfruttazero. Il reportage fotografico dell’intera giornata è stato curato da Daniele Coricciati, a cui si aggiunge quello della serata, ad opera di Andrea Rizzo. 

Per concludere questa giornata, che si spera sia solo l’inizio di un percorso che sensibilizzi e tenga alta l’attenzione sullo sfruttamento lavorativo e contro il caporalato, la pioggia ha spaventato il pubblico, ma non gli artisti. Se una persona riesce a resistere per tredici ore sotto un sole cocente, con la schiena piegata e il sudore che scorre, a raccogliere i frutti di una terra che nutre sì, ma tinge, e sporca, ed entra sotto le unghie come segno manifesto della propria esistenza, la pioggia può solo lavare via i suoi affanni. E magari avesse piovuto, in quei giorni di luglio! Avrebbe alleviato la fatica di uomini e donne, ognuno col suo nome e cognome, ognuno col suo bisogno di lavorare, per dignità, per la famiglia, per la sopravvivenza in questa società. Chissà, forse non sarebbero neanche morti. Ma non è colpa del tempo, se si muore di fatica. La colpa ce l’hanno la fame e la sete. Già, perché annebbiati dalla “fame” di denaro, dalla “sete” di potere, da un luccicante benessere fatto di vacuità, ai vertici di un’altissima piramide ci sono quelli che dettano le regole, e torchiano quelli che stanno più in basso, che a loro volta spremono i sottoposti, fino ad arrivare alla base, schiacciando il popolo di formiche che nonostante tutto lavora, troppo spesso mettendo da parte la dignità in ragione dei bisogni primari. E questa volta, a dispetto di una favola che potrebbe essere reinterpretata, a dar voce alle formiche sono state proprio le sensibili e operose cicale.


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