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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 18 agosto 2017 - Ore 18:34

Cicloesplorazione dell’Acquedotto Pugliese

Cicloesplorazione dell’Acquedotto Pugliese

Castrignano del Capo - “La Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese è una grande opportunità per il turismo nel Mezzogiorno e nella nostra regione”. È questo il messaggio che lanciano i quattro cicloescursionisti che in cinque tappe sono stati protagonisti della prima esplorazione dell’itinerario cicloturistico dell’Acquedotto Pugliese, dalle sorgenti di Caposele (AV) alla cascata monumentale di Santa Maria di Leuca, dal 27 agosto al 1 settembre.

Il tracciato cicloturistico, secondo quanto si è potuto constatare sul campo, presenta delle straordinarie potenzialità e potrebbe divenire realtà anche senza grossi investimenti. La pista di servizio del Canale principale potrebbe diventare una lunga pista ciclabile in sede riservata già a partire da Venosa (PZ), per poi essere ripresa subito dopo la Galleria delle Murge nei pressi di Castel del Monte e da lì fino a Villa Castelli, dove sono stati realizzati i primi 10 chilometri da AQP e Regione Puglia.

Per consentire di percorrere tutto l’itinerario narrativo dell’Acquedotto, soprattutto in Irpinia e Vulture, vanno però interconnesse alcune strade locali o anche provinciali a basso traffico che, ad esempio, in alcuni comuni salentini sono già segnalate come percorsi cicloturistici.

Occorre innanzitutto una forte azione di regia per trasformare un’idea suggestiva in un progetto concreto, mantenendo una visione unitaria di tutto l’itinerario cicloturistico ed un approccio progettuale più semplice e pratico. La Puglia e il Mezzogiorno, infatti, non possono aspettare anni e anni per vedere realizzate quelle infrastrutture necessarie allo sviluppo sostenibile del turismo di cui questa terra ha urgente bisogno.

Lungo il percorso insistono importanti e interessanti emergenze che raccontano le pagine di storia del più grande acquedotto d’Europa, dalle Sorgenti della Sanità di Caposele al ponte canale della Fiumara di Atella, dalla centrale idroelettrica “Battaglia” di Villa Castelli ai piccoli edifici di ispezione della condotta, fino agli impianti di sollevamento dismessi, come gli edifici storici di Calitri (AV) e Galatone (LE), rari esempi di archeologia industriale del Mezzogiorno e che versano purtroppo in uno stato di totale abbandono. Sempre presenti invece le fontanine pubbliche dell’Acquedotto Pugliese che hanno dissetato i ciclo esploratori lungo tutto il tragitto.

L’itinerario, tra l’altro, tocca alcuni fra i luoghi più suggestivi e poco valorizzati del Mezzogiorno: dalle Valle dell’Ofanto alla Alta Irpina, dal Vulture alla Alta Murgia; e ancora la Valle d’Itria, l’Arneo e l’entroterra salentino, con tantissime emergenze storiche e culturali.

L’interesse al progetto è stato testimoniato dalla straordinaria accoglienza che i cicloescursionisti hanno registrato nel corso dei loro incontri durante il percorso: da semplici cittadini ad operatori turistici e cicloamatori, tutti hanno accolto con passione il passaggio della singolare “missione” esprimendo con entusiasmo il loro sostegno. L’“impresa”, peraltro, è stata sostenuta dall’apporto di numerosi appassionati che hanno indicato i percorsi più interessanti e suggestivi della loro zona.

C’è bisogno di un forte e deciso impegno delle istituzioni per trasformare questa esigenza della società civile in azioni rapide e coerenti, impedendo che gli sforzi pur lodevoli di alcuni enti (e gli investimenti) vengano poi vanificati e mortificati dalla burocrazia. Inspiegabili, a questo proposito, appaiono le condizioni con cui è gestito l’unico tratto di Ciclovia dell’Acquedotto su cui è stata creata una pista in sede riservata (nel tratto di 10 chilometri tra Figazzano e Ceglie), con i cartelli “divieto di accesso – proprietà privata” che campeggiano ai varchi di ingresso della ciclovia come sul resto della pista di servizio dell’Acquedotto.

In diversi tratti (nell’area del Parco dell’Alta Murgia, in Valle d’Itria, a Villa Castelli, Oria e Francavilla Fontana) ci sono itinerari ciclabili locali, alcuni dei quali ben segnalati, che potrebbero diventare parte integrante del percorso se solo si volesse esercitare un’azione di raccordo e coordinamento. In questa stessa logica vanno organicamente ricompresi nel progetto di Ciclovia dell’Acquedotto i tratti più a sud, la strada di servizio del Consorzio dell’Arneo (che avrebbe bisogno di una radicale pulizia dai rifiuti ingombranti oltre che di piccoli interventi per essere resa ciclbabile) e la nuova pista in fase di realizzazione sul tratto Salice Salentino-Seclì.

L’intero tragitto è stato percorso da 4 “cicloesploratori” (Cosimo Chiffi, Simone Bosetti, Marco Taurino e Roberto Guido) mentre altri due cicloturisti (Luigi Sanasi e Alessandro Santantonio) si sono uniti al gruppo a Cassano ed altri nella tappa finale, percorrendo complessivamente 474 km (Prima tappa Teora-Atella km. 69; seconda tappa Atella-Castel del Monte km. 90; terza tappa Castel del Monte-Alberobello km. 115; quarta tappa Alberobello-Nardò km. 135; quinta tappa Nardò-Santa Maria di Leuca km. 65).

Organizzata dall’associazione Freeplan di Nardò, l’iniziativa si inserisce tra le attività di sensibilizzazione portate avanti dal Coordinamento dal Basso per la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, un comitato formato da oltre 40 soggetti tra associazioni e imprese e che chiede al governo regionale della Puglia il completamento del progetto di ciclovia lungo l’acquedotto. 

Il cicloviaggio sula Via dell’Acquedotto Pugliese è solo una tappa dell’azione di stimolo e di supporto che il Coordinamento ha intrapreso. Anche per questo nei prossimi giorni il Coordinamento chiederà ufficialmente alle istituzioni, Regione Puglia in primo luogo, ma anche Regione Campania e Regione Basilicata, di rispondere alle esigenze espresse dagli oltre diecimila cittadini che hanno firmato la petizione on line, promossa da Bikeitalia, per chiedere la realizzazione in tempi rapidi della Ciclovia dell’Acquedotto. La sfida è di far diventare questo itinerario un percorso cicloturistico di richiamo europeo in grado di stimolare l’economia della Puglia e del Mezzogiorno.

Viviana Carrone


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