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Quotidiano Lecce, Salento

- Lunedì, 20 novembre 2017 - Ore 18:13

Koreja e La Parola Padre in Romania

Koreja e La Parola Padre in Romania

Lecce - Dopo le recentissime riprese RAI (la messa in onda è prevista nei prossimi mesi) e le tappe in Croazia, Romania e Albania, Lecce, Casalecchio di Reno (Bo), Martina Franca, Nardò, Pontedera (Pi), Magenta, Brescia, Reggio Calabria, Milano e Torino, ancora una tappa internazionale per LA PAROLA PADRE, lo spettacolo di Koreja scritto e diretto da Gabriele Vacis che martedì 1 settembre 2015 con doppia replica alle ore 16.00 e alle 20.00 farà tappa presso il National Theatre di Bucharest (Romania) nell’ambito dell’International Neta Theatre Festival grazie al supporto di FSC Cohesion Funds, Unione Europea, Regione Puglia e Teatro Pubblico Pugliese.

NETA, New European Theatre Action, è un'associazione culturale con sede a Lubiana fondata nel 2004 su iniziativa degli attuali ed ex ministri della cultura e direttori di teatro e di festival con l'obiettivo di sviluppare una rete internazionale. Attualmente NETA comprende 68 teatri e festival di 20 paesi europei con l’obiettivo di incoraggiare la collaborazione culturale (scambio di spettacoli, artisti e personale tecnico, co-produzioni,  formazione teatrale, attività editoriali, teatro, cinema e arte in genere). 

La Commissione europea e EACEA (Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura) ha riconosciuto la qualità della rete NETA in ambito europeo e l’ha aggiunta alla lista di 23 reti europee già esistenti.

LA PAROLA PADRE, insignito all’XI International Theatre Festival Apollon (Fier-Albania) col Premio Best Actress Apollon 2012 (non protagonist) consegnato a tutte le attrici in scena e del Premio “Adelaide Ristori” (Mittelfest 2014) come migliore attrice assegnato a tutte le interpreti è un’immersione nel rapporto figlia-padre-patria, con una messa in gioco autobiografica dove il conflitto famigliare diventa occasione per sottolineare differenza di genere e tradimento della società globalizzata. Autentiche memorie infantili e adolescenziali si affastellano delicate e spietate, una accanto all’altra, le une sulle altre.

Sei ragazze. Sei giovani attrici selezionate durante un giro di seminari tenuti da Koreja nell'Europa centro orientale. Sei giovani donne si incontrano in uno dei tanti crocevia del presente. Quei non luoghi che frequentiamo senza vedere. Ola, Anna Chiara, Simona, Irina, Alessandra, Rosaria. Tre sono italiane, una è polacca, una è bulgara, una è macedone. 

Tutte parlano più o meno inglese. Quali sentimenti coltivano sei ragazze di nazionalità diverse, che si parlano attraverso una lingua comune superficiale? Hanno memorie comuni? Che storie possono raccontarsi e raccontare? E, soprattutto hanno una storia comune da raccontare? Immagini, danze, musiche e parole che frullano identità impossibili, mobili, fluide. Scintille di senso imprevedibili. Tutte hanno conti in sospeso con la loro patria, tutte hanno conti in sospeso con i loro padri.

[…] Al di là dell’Adriatico esiste ancora la voglia di conquistare le cose, racconta Gabriele Vacis, credo che in Italia, ma anche in tutto l’Occidente, ci sia un benessere non conquistato. Lo abbiamo ricevuto in eredità dai nostri padri e non abbiamo più la consapevolezza di cosa significhi conquistarselo. Questi Paesi hanno una grande lezione da darci: la forza della conquista, mentre noi viviamo come anestetizzati […]  

Con le sei ragazze ho fatto lunghe interviste che ho ripreso in video, prosegue il regista, più che interviste sono sedute psicanalitiche. Ho chiesto loro di raccontarmi quando hanno avuto davvero paura, quando si sono sentite al sicuro. La paura è il sentimento dominante del nostro tempo. Perché possediamo tanto. Perlopiù cose. Quindi abbiamo paura che gli altri, che il resto del mondo, a cui abbiamo rubato il tanto che abbiamo, ci presenti il conto. Abbiamo paura che ce lo portino via. Alle sei ragazze ho chiesto di raccontare storie, non ho chiesto opinioni. Sono venute fuori testimonianze diverse: se una ha vissuto sei, sette anni sotto il comunismo, ha paure e desideri diversi da una che discende da Alessandro il Macedone. Per queste ragazze è molto importante raccontare il padre. I loro padri…fino ad Alessandro il Macedone. E la parola padre ha la stessa radice semantica della parola patria […]  

Drammaturgia e regia Gabriele Vacis

scenofonia e allestimento Roberto Tarasco

coordinamento artistico Salvatore Tramacere

con Irina Andreeva (BG), Alessandra Crocco, Aleksandra Gronowska (PL), Anna Chiara Ingrosso, Maria Rosaria Ponzetta, Simona Spirovska (MK)

assistente alla regia Carlo Durante

training Barbara Bonriposi

tecnico Mario Daniele, Alessandro Cardinale.


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