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Quotidiano Lecce, Salento

- Sabato, 19 agosto 2017 - Ore 09:12

Nuovo appuntamento con il ciclo "La scoperta come discorso"

Nuovo appuntamento con il ciclo "La scoperta come discorso"

Maglie - Nuovo appuntamento il prossimo 24 marzo 2015, alle ore 16 nell’aula magna del Liceo classico “Capece” di Maglie (provincia di Lecce), con il ciclo di incontri “La scoperta come discorso: l’immaginazione ‘creatrice’ nella scienza e nel sapere umanistico”, un dialogo tra saperi scientifici e umanistici nel segno della creatività intesa come “base di ogni forma di pensiero”.

Curata dai professori Carlo Alberto Augieri e Stefano De Rubertis, l’iniziativa rientra nel programma di celebrazioni per i 60 anni dell’Università del Salento e vede il coinvolgimento di numerosi docenti dell’Ateneo salentino, che tengono “lezioni” di carattere divulgativo in “incontri itineranti” ospitati fino a giugno nelle scuole del Salento. «L’Università si apre al territorio e a pubblici ampi e diversi e, in particolare, al pubblico giovanile», spiegano gli organizzatori, «presentando se stessa come una comunità di studio e pensiero formativo. Questo è il vero patrimonio che possiamo offrire alle nuove generazioni».

Dopo l’intervento del Rettore Vincenzo Zara, il programma del terzo appuntamento vede le relazioni dei professori Arcangelo Rossi, Gabriella Sava e Mario Castellana sul tema “La creatività nella conoscenza scientifica: Hélène Metzger”. Nei successivi incontri, relazioni dei professori: Carlo Alberto Augieri, Alberto Basset, Luigino Binanti, Ferdinando Boero, Enrico Ciavolino, Anna Colaci, Stefano Cristante, Salvatore De Masi, Stefano De Rubertis, Piergiorgio Ellerani, Domenico Fazio, Marisa Forcina, Omar Gelo, Mirko Grimaldi, David Katan, Antonio Leaci, Flavia Lecciso, Mariano Longo, Terri Mannarini, Annarita Miglietta, Marco Piccinno, Fabio Pollice, Giorgio Rizzo, Arcangelo Rossi, Angelo Salento, Giuseppe Schiavone, Carlo Sempi, Carlo Storelli, Claudia Sunna, Anna Trono, Laura Tundo, Ludovico Valli.

Hélène Metzger

Hélène Metzger (1889-1944) ha dato un particolare contributo alla comprensione storico-filosofica della scienza grazie ai suoi studi sulla storia delle dottrine chimiche, in particolare sulle figure di Lavoisier e di Newton; sin dall’inizio ha considerato la scienza ‘la corazza dello spirito umano’ e farne la storia ha significato per lei studiare l’evoluzione e la struttura cognitive dell’uomo e la sua razionalità. Per questo motivo, dopo una serie di diversi studi di natura storiografica, ha elaborato le basi di quello che ha chiamato negli anni ’30 ‘il metodo filosofico nella storia delle scienze’, cioè rivolto a prendere in esame il contesto, il passato prescientifico, il momento aurorale della nascita di una idea scientifica, i momenti creativi, il ‘pensiero spontaneo’ e tutto ciò che sta a monte di una teoria, come ad esempio il ruolo delle donne e degli ‘amateurs’ in genere che si dilettavano in esperimenti di alchimia o le dispute teologiche al tempo di Newton. Tale metodo è quello ermeneutico e la sua epistemologia si tramuta così in ermeneutica, cioè comprensione delle ragioni di fondo dei processi conoscitivi che hanno portato alla costituzione della ragione umana.

Grazie a questo bagaglio storico-epistemologico Metzger, negli ultimi anni della sua vita sotto l’occupazione nazista della Francia, ha scritto un breve saggio “La scienza, l’appello alla religione e la volontà”, dove si interroga sulle cause di fondo che hanno portato l’umanità alla tragedia dei totalitarismi; queste sono dovute all’annullamento delle capacità critiche della ragione, alla ‘malattia della ragione’ che una visione deformante delle scienze ha prodotto, quella scientista. Lo scientismo, abbinato alla cattiva ricezione da parte del più vasto pubblico delle scoperte scientifiche, ha emarginato le altre dimensioni dell’uomo e ha portato alla catastrofe prima razionale e poi politica. Per questo motivo, in nome della buona scienza e in nome di una vera filosofia impegnata nella comprensione dei valori veritativi e universali della scienza, ella ha combattuto il nazismo e, come un altro ‘cuore pensante’ (Simone Weil, Edith Stein, Pavel Florenskij, Maria Zambrano e Hanna Arendt),  ha scritto una rara pagina di Resistenza razionale, spirituale e morale, diventa una ‘testimone della ragione scientifica verso Auschwitz’.


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