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Quotidiano Lecce, Salento

- Sabato, 18 novembre 2017 - Ore 07:37

"A nuda voce. Canto per le tabacchine" a Palazzo Gallone

"A nuda voce. Canto per le tabacchine" a Palazzo Gallone

Tricase - Domenica 8 Marzo 2015, alle ore 18.30, il canto antico delle tabacchine risuonerà nella Sala del trono di Palazzo Gallone. Il reading musicale tratto dal progetto “A nuda voce. Canto per le tabacchine” (Musicaos Editore), dopo cinque mesi di date realizzate in Puglia,  approda a Tricase tra le iniziative parallele alla mostra “Le donne tra analfabetismo ed emancipazione. Dalle carte di Tommaso Fiore”. Nell'80esimo anniversario della strage dei lavoratori di Tricase, uccisi mentre protestavano per difendere i propri diritti, i versi poetici letti da Elio Coriano vibrano sulle note di Vito Aluisi, con l'accompagnamento canoro di Stella Grande.

“Elio Coriano con questa sua opera intende restituire una voce alle tabacchine morte il 13 giugno 1960 a Calimera, a causa di un incendio nei locali della ditta Villani e Franzo. Questo canto si unisce a quello di una generazione di salentini che hanno lavorato, anche in condizioni disumane, per garantire un futuro ai propri figli.” (dalla quarta di copertina). Questa raccolta inaugura la collana di poesia di Musicaos Editore.

Dall’introduzione al volume, di Ada Donno:

“Il Salento era diventata una delle aree più altamente specializzate nella produzione e la prima lavorazione delle qualità di tabacco levantino, che Rosetta e le sue compagne avevano imparato a distinguere e a chiamare coi loro nomi impronunciabili che a loro suonavano come “santujaca”, “peristizza” e “zagovina”: le più chiare dalle più scure, le più larghe dalle più piccole, le più ruvide dalle più lisce. Le tabacchine erano manodopera indispensabile: prima di tutto perché la lavorazione delle foglie richiedeva le mani abili, leggere e veloci delle donne, meglio se in giovanissima età. Spesso erano quelle stesse mani che negli altri mesi dell’anno tessevano i propri corredi al telaio o ricamavano quelli commissionati dalle signore dei paesi. E poi perché era manodopera docile, che si poteva pagare la metà degli uomini senza dovere spiegare perché, disposta a piegarsi ad ogni angheria pur di tenersi quel posto.

Molte delle compagne di lavoro di Rosetta provenivano dalle famiglie di coloni o di braccianti che producevano il tabacco nelle campagne attorno agli opifici. Con la loro fatica stagionale, precaria e frammentata, d’estate nelle campagne di raccolta e d’inverno negli opifici, le lavoratrici del tabacco integravano il reddito familiare.

Tale concezione integrativa, a giustificazione della bassa retribuzione femminile, era stata per secoli lo strumento di assoggettamento sociale, politico e culturale, nonché familiare, delle donne. Secondo un criterio indiscusso, infatti, alle donne veniva corrisposto per legge solo il compenso dello sforzo richiesto dal lavoro in fabbrica o in campagna. Il corrispettivo economico delle cure domestiche, invece, attività propria della donna per definizione e destino, veniva integrato nel salario dell’uomo capofamiglia, al quale soltanto spettava il mantenimento della donna e dei figli. E caso mai non fosse bastata questa giustificazione, c’era l’altra più rozza e sbrigativa, comunemente accettata, dell’inferiorità della forza fisica femminile, del più basso livello d’istruzione e specializzazione e rendimento: in una parola, della naturale, ineliminabile inferiorità della donna.”

Info:

http://www.musicaos.it

info@musicaos.it.


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