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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 17 novembre 2017 - Ore 20:18

Fabio Chiriatti presenta "Lo scannatoio del lunedì"

Fabio Chiriatti presenta "Lo scannatoio del lunedì"

Lecce - È in uscita per la casa editrice Kurumuny "Lo scannatoio del lunedì" di  Fabio Chiriatti e l'introduzione di Renata M. Molinari. Tre storie, tre testi teatrali - Mappughe, I Saburchi e Casca la terra che si leggono come un romanzo. Come sottolinea nell’introduzione Renata Margherita Molinari, si tratta di «tre storie di spaesamento, in cui l’impianto drammaturgico e la lingua scenica, molto diversi da un testo all’altro, trascinano inesorabilmente il lettore-spettatore verso l’altrove in cui sarebbe possibile – è stato possibile, forse sarà possibile – trovare quiete, se non pace. C’è stata e forse continua a esserci, da qualche parte, un’integrità perduta, un’appartenenza appena percepita, una possibilità di vivere generando e sentendosi generati. La lingua e il corpo portano i segni di questo altrove e si fanno strumenti per la sua esplorazione».

 Mappughe, testo vincitore del "Premio Raduga - Conoscere Eurasia 2013" è stato rappresentato per la prima volta nel 2010 al PimOff di Milano. La protagonista di Mappughe, soliloquio delicato e disperatissimo, ci conduce in punta di piedi nel suo mondo di carabattole, cui sono affidati pezzetti di cuore, di viaggi, di ricordi, nell’attesa di essere pronti per metterli finalmente in soffitta. È l’attesa che questa singolare Penelope vive nell’immobilità di una piccola casa, da tempo immemorabile e con devozione; in silenzio si muove tra le mappughe del suo cuore, nel tentativo di recuperarne la trama, inesorabilmente destinata a sciogliersi come zucchero nell’ennesima tazzina di caffè.

I Saburchi (nel dialetto salentino, i Sepolcri che vengono allestiti per addobbare le chiese durante la Settimana Santa) ha ottenuto il riconoscimento della giuria del Premio Hystrio–Scritture di Scena “per la solidità dell’impianto drammaturgico e per la bella invenzione di una lingua teatrale che ibrida fantasiosamente italiano e dialetto". La protagonista Lamara, è una transessuale di cinquantaquattro anni che vive nel cuore del centro storico di Lecce. Seduta sul suo divano – non quello del salotto buono, ma quello che ha sistemato fuori da casa sua – alle prese con un giro di affitti da riscuotere e sigarette di contrabbando da importare e piazzare, Lamara manda le sue preghiere alla Madonna del Carmelo: preghiere per sé, per la sua figlioccia Maria, per il suo pupillo Rino, che per strane circostanze si è trovata a crescere come fossero figli suoi.

Infine, i miseri protagonisti borderline di Casca la terra sono ubriachi di bieco umorismo, sempre sul punto di mordere, o lasciarsi mordere. Lo spazio intorno è casuale, nient’altro che un non-luogo, refugium di tutti i peccati del mondo; all’interno di questo labirinto si muovono quattro figure. Jona e Magdalaine, diciannovenni o poco più, hanno un piano semplice: avere un bambino. Un figlio, un secondo Gesù Cristo, solo molto meglio. Il secondo Gesù, come il primo, dev’essere concepito senza alcun tipo di rapporto sessuale, ma il suo compito, anziché predicare l’amore sulla terra, è disfarsi di tutto ciò che il primo non è riuscito a fare. Anche Raquel e Adrian, due “vecchi” trentenni, hanno un piano: Adrian ha deciso di morire dopo essere stato licenziato dal call center, Raquel asseconda il suo tentativo singolare di condurre un’esistenza senza poterla chiamare vita. 

Fabio Chiriatti, classe 1984, si diploma in scrittura drammaturgica presso la Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Collabora con la compagnia Zerogrammi alla drammaturgia di Inri, Pasto a due; per i testi di Mappugghje e per quelli di Alice. La grammatica delle nuvole. Nel 2011 si qualifica terzo col monologo Dark Room al premio Borrello. È stato rappresentante italiano alla XV Biennale dei giovani artisti del Mediterraneo.

Renata Margherita Molinari, dramaturg. Osservatrice partecipe della scena italiana, a partire dalle esperienze di teatro diffuso degli anni Settanta è stata interlocutrice attiva di gruppi e artisti del Nuovo Teatro e progressivamente si è avvicinata alla creazione teatrale e alla scrittura per la scena. Pioniere in Italia della figura e dell’attività del dramaturg e della sua teorizzazione, assieme a Claudio Meldolesi, al lavoro per la scena affianca un’intensa attività nella formazione al teatro. La pratica del laboratorio e la drammaturgia come pedagogia sono i perni della sua attività e riflessione teorica. Delle proprie esperienze drammaturgiche e pedagogiche ha lasciato tracce in numerose pubblicazioni. Tre titoli, a indicare maestri e compagni di teatro particolarmente significativi: Viaggio nel teatro di Thierry Salmon (2008), Diario dal Teatro delle Fonti (2006) e, con Claudio Meldolesi, Il lavoro del dramaturg (2007); un’esperienza di lavoro determinante nella sua formazione teatrale: quella del Patalogo di Franco Quadri.


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