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Quotidiano Lecce, Salento

- Giovedì, 24 agosto 2017 - Ore 10:51

La Puglia al Salone Internazionale del Gusto di Torino

La Puglia al Salone Internazionale del Gusto di Torino

Italia - A pochi giorni dal taglio del nastro del Salone del Gusto e Terra Madre 2014, gli organizzatori – Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino – lanciano ufficialmente il countdown all’edizione che sta per cominciare, presentando le ultime novità, i personaggi che parteciperanno e il fitto programma di appuntamenti che coinvolgerà la città metropolitana per tutto il mese.

«Rinnovando l’impegno verso il territorio e l’ambiente grazie al progetto di evento a ridotto impatto ambientale, quest’anno lanciamo una nuova sfida». Così Franco Fassio, docente di Ecodesign della Gastronomia, Università degli Studi di Scienze Gastronomiche. «Il nuovo progetto vuole agire anche sugli aspetti della sostenibilità a livello sociale, culturale, sensoriale ed economico nelle prossime tre edizioni. Ecco quindi molte nuove iniziative, tra cui Gesti Naturali, il laboratorio dedicato a famiglie di diverse nazionalità in cui si utilizzano tutti i sensi per superare le barriere linguistiche, il Percorso guidato per sordi in collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi del Piemonte, le attività e i servizi del Salone family friendly e la presenza dell’Area Slow Kids, dedicata ai più piccoli», continua Fassio. Questi sono solo alcuni esempi sotto la lente dei ricercatori del Systemic Event Design (S.Ee.D), il progetto realizzato con il coordinamento scientifico dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e la collaborazione di Design Sistemico Politecnico di Torino, Dipartimento di Scienze Agrarie Forestali Alimentari dell’Università di Torino e di SocialFare®, primo Centro per l’Innovazione Sociale italiano con sede a Torino.

«Mai come in questa edizione del Salone del Gusto e Terra Madre abbiamo la responsabilità di fare bene e di trasmettere i messaggi che ci arrivano dalla rete». Daniele Buttignol, segretario generale di Slow Food Italia, descrive l’evento. «E questo perché viviamo un momento storico e sociale davvero delicato. In Italia, con la crisi economica accentuata dall’embargo russo e dai fattori climatici, e all’estero con l’epidemia di ebola e le troppe guerre che devastano Europa e Medio Oriente. Situazioni solo apparentemente lontane, che in realtà ci coinvolgono direttamente e ci pongono di fronte a scelte difficili», continua Buttignol. Il riferimento all’Africa è chiaro: da sempre questo continente è al centro dei progetti di Slow Food e quest’anno si aspetta a Torino la delegazione più numerosa di sempre. «Pur a malincuore, non ci saranno i delegati provenienti dai Paesi colpiti dal virus. Questo non significa che li stiamo abbandonando, anzi: siamo in contatto costante con i nostri referenti, a cui inviamo aiuti economici, cibo e medicinali. Ecco allora che questo evento sarà anche e soprattutto per chi sarà a Torino ma anche per chi non ci sarà, per raccontare le loro storie e far sentire la loro voce. Solo così si rafforzerà quella diplomazia del cibo di cui la rete di Terra Madre è la vera rappresentante», conclude Buttignol.

«Questa è una manifestazione che sta molto a cuore alla Regione Piemonte. Le parole di Buttignol descrivono il mondo in cui vorrei i miei figli vivessero, in cui si parla di biodiversità, del ridare centralità alle storie personali, di consapevolezza, responsabilità e cibo come prodotto e non come merce», esordisce Antonella Parigi, assessore alla Cultura, Turismo della Regione Piemonte. «Ecco, questa è la mia idea di cultura: Slow Food ci ha insegnato a capire chi siamo davvero nei nostri territori, qual è l’asse su cui muoverci se vogliamo essere competitivi a livello globale. Bisogna lavorare insieme e difendere la nostra identità: per questo sono molto grata alla concezione del mondo che sta dietro Slow Food, ancora più importante dell’impatto economico che la manifestazione ha sul territorio».

«Spesso e volentieri non ci si rende conto che una manifestazione come questa richiede una passione e una dedizione continua, che poi si manifesta in 5 giorni. È necessario un impegno costante per tenere viva questa rete, affrontando problemi reali e complicati», afferma Maurizio Braccialarghe, assessore alla Cultura e Turismo della Città di Torino. «La confluenza tra Salone del Gusto e Terra Madre era un passaggio naturale, da un lato avevamo le eccellenze dell’enogastronomia e dall’altro il senso della rete, di rapporti con le comunità e con un certo tipo di logica non massificante da grande industria alimentare. Questo è il mondo in cui c’è un’attenzione ai temi della sostenibilità, della responsabilità verso ambiente e culture. Torino è diventata nel tempo una reale capitale mondiale del cibo, in cui si bada all’essenza e al suo significato più profondo, e questo è uno degli asset principali della nostra identità sul territorio. Quest’anno più che mai l’evento coinvolge tutta la città di Torino, con la mostra di Oliviero Toscani e le molte iniziative organizzate fuori dal Lingotto. Il 2014 deve essere la vera apertura della riflessione sul tema dell’alimentazione in vista di Expo 2015. Sono sicuro che anche il Salone del 2016 saprà raccogliere le sfide lasciate dopo Expo».

Molte le istituzioni presenti all’evento torinese: il Ministero dell’Ambiente ha scelto il Salone del Gusto e Terra Madre per comunicare i propri messaggi al grande pubblico, con percorsi formativi per i giovani delle scuole e attività di sensibilizzazione dei cittadini. Anche il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali rivolge i propri messaggi sull’educazione alimentare alle scolaresche e ai bambini in visita e racconta al pubblico del Salone storie di successo di giovani italiani che hanno scommesso sull’agricoltura del nostro Paese. Significativa anche la scelta del Salone come sede per l’appuntamento organizzato dalla Regione Piemonte che riunisce nel pomeriggio di giovedì 23 gli assessori regionali all’agricoltura di tutta Italia sottolineando così un impegno: lavorare perché la nostra cultura agroalimentare, con i riflessi sulla salute umana e quella del pianeta, diventi patrimonio dell’umanità tutta. Anche la Commissione Europea è presente in forze grazie alla partecipazione delle Direzioni Generali Ambiente, Salute e Consumatori, Agricoltura e Sviluppo Rurale, Mare e Affari Marittimi.


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