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Quotidiano Lecce, Salento

- Domenica, 22 ottobre 2017 - Ore 19:20

Dal 24 agosto: "Indians", Miki Carone al castello di Acaya

Dal 24 agosto: "Indians",  Miki Carone al castello di Acaya

Vernole - “Da bambino giocavo agli indiani e ai cow-boy. Il gioco consisteva nel far scontrare i soldatini di plastica l’uno contro l’altro manovrandoli con le mani, un po’ come fanno i burattinai con le marionette […]. Il gioco, l’arte, la creatività, la fantasia, sono l’arco e le frecce per poter riuscire ancora a sognare e a far sognare, a desiderare mondi e modi diversi di essere, di vivere, di esistere”. Nel libro d’artista Il gioco degli indiani stampato in edizione limitata nel 1999 per documentare un suo progetto del 1977, Miki Carone esplicita il suo metodo di indagine nell’arte e nella vita, ovvero un approccio ludico alla riflessione, una gestualità apparentemente spensierata che mira a costruire opere dense, ripescando nell’immaginario della realtà talune icone riconoscibili di cui poi tramuta il senso, rivelando letture spesso inedite.

Fa così anche ad Acaya, nell’antico maniero di Gian Giacomo, che ancora una volta diventa uno spazio laborioso per accogliere i linguaggi dell’arte contemporanea, rivelandosi crocevia di storie, incontri e destabilizzanti straniamenti percettivi. Con Indians, Miki dà vita a un percorso negli ambienti ipogei del castello, che invade con ironia dissacratoria e meditata, reinventando anche le stesse architetture e i percorsi possibili nello spazio della rappresentazione. Lo fa in particolare nella sala circolare in cui si conclude il percorso, dove ha installato una serie di grandi remi che compongono la forma di una capanna indiana, di un contenitore ideale e reale in cui conservare se stessi, irrimediabilmente. Sovverte così la struttura circolare dell’ambiente, invitando i visitatori a percorrerla con un nuovo approccio, oltre che a interagire con l’opera stessa. In quest’opera il lato ludico si intreccia con la volontà di interagire con il pubblico, di renderlo partecipe e protagonista dell’installazione. Ma questa è una peculiarità che permane nell’ormai lungo trascorso in arte di Carone, che continua a inventare e a reinventarsi senza però mai tradire un aspetto ricorrente, ovvero un’attenzione alla natura e al sogno, che stravolge, interpreta, decodifica con linguaggi diversi, così come con materiali feriali e oggetti prelevati dalla realtà. Accade anche nel video del 1977, Il gioco degli indiani, che qui proponiamo in un inedito duetto con la tenda, a conferma che nonostante siano trascorsi quasi quattro decenni quel mondo atemporale continua a interessare la sua indagine. La capanna che oggi troviamo nel castello forse è la stessa di quella del video del 1977; mancano i tessuti, i simboli arcaici e i pupazzi immobili che l’artista ha ambientato in uno scenario senza confini. Permane invece la volontà di guardare a un immaginario impenetrabile, che poi è anche metafora stessa dell’arte, riserva indiana del pensiero obliquo. (dal testo critico di Lorenzo Madaro in mostra).

In contemporanea sarà possibile visitare “Approdi. Doppia personale di Eva Caridi e Bogumil Ksiazek” negli spazi interni ed esterni del castello, organizzata da A100 Gallery e curata da Lorenzo Madaro. Radici che si incontrano, linguaggi e approcci dissimili che cercano di ritrovarsi in un terreno comune, quello delle sale di un maniero antico arroccato saldamente nella terra rossa del Salento, all’interno di un borgo fascinoso come Acaya. Spazi carichi di memorie ataviche, architetture connotate, sinergie già avviate e in progress. E poi uno scontro tra titani, quelli scolpiti e dipinti, naturalmente, nel segno di un confronto fecondo di sollecitazioni, nel nome di Eva Caridi e Bogumil Ksiazek, i due artisti protagonisti di un percorso espositivo corale, frutto di lunghi dialoghi tra il Salento e Atene, Corfù e Cracovia, in una dimensione dialogica che certamente proseguirà nei progetti futuri già in cantiere. 

Approdi è questo e tanto altro ancora. Una parola che si presta a letture multiple, così come sfaccettate sono le visioni che s’intervallano in questo continuo rincorrersi di generi, temi, concept e dialoghi tra gli artisti. Un termine ormai integrato al mondo della cronaca giornalistica e quindi nel lessico adottato nella quotidianità di tutti noi, ma anche una parola foriera di immaginari che si moltiplicano senza soluzione di continuità nel maniero tra terra e cielo e con uno sguardo verso il mare.

Eva e Bogumil, rispettivamente con i linguaggi della scultura e della pittura, intervallati da installazioni sonore concepite ad hoc per questo progetto, rifletteranno sulle connotazioni contemporanee di alcuni simboli provenienti anche dal mondo della mitologia e della filosofia della Grecia antica.

La location: il castello di Acaya, gestito dall’Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce, sorge nel luogo dove sorgeva il piccolo insediamento medievale di Segine. Nel 1294 Carlo II D'Angiò donò Segine a Gervaso di Acaya, valoroso capitano, la cui famiglia la possedette per tre secoli. Nel 1506 Alfonso di Acaya costruì il nucleo più antico del Castello. Passò poi indenne attraverso il barocco conservando la sua struttura tipica di rocca rinascimentale costruita secondo i dettami dell'architettura militare. Il 25 gennaio 2001, durante gli scavi a pochi metri dalle mura, in prossimità delle scuderie, sono state riportate alla luce una serie di tombe, fosse comuni e cunicoli. Nel 2008 è stato scelto come sede del Forum Mediterraneo per la Pace.

Orari di apertura:

LUGLIO e AGOSTO

Mart - Mer - Giov - Ven - Sab -  Dom

10,00 - 12,30

18,00 - 21,00

SETTEMBRE

Mart - Mer - Giov - Ven - Sab - Dom

10,00 - 12,30

17,00 - 20,00

Chiuso il Lunedì

Info: Oronzina Malecore 347.25.35.235.


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