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Quotidiano Lecce, Salento

- Martedì, 21 novembre 2017 - Ore 09:11

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Operazione "Network": arrestato l'ultimo latitante

Operazione "Network": arrestato l'ultimo latitante

Lecce - Nel tardo pomeriggio di ieri il personale della Squadra Mobile ha proceduto al rintraccio ed all’arresto in esecuzione della misura applicativa della custodia cautelare in carcere, emessa nell’ambito dell’Operazione “Network” - eseguita lo scorso 26 febbraio -, del latitante Daniele De Matteis, 30enne leccese, conosciuto come "Panna e fragola". L’uomo, ricercato dal 26 febbraio scorso, giorno della mancata esecuzione dell’ordinanza applicativa della custodia in carcere, è stato rintracciato nel comune di Surbo a bordo di una moto di grossa cilindrata condotta da Rudy Lubelly, 24enne leccese, incensurato, arrestato in flagranza di reato per favoreggiamento reale. In questi tre mesi gli operatori della Squadra Mobile hanno posto in essere mirati servizi di osservazione ed attività tecniche finalizzate alla cattura del latitante, conclusisi ieri con il suo arresto.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Lecce, che hanno dato luogo all’operazione “NETWORK” sono state espletate mediante intercettazioni telefoniche ed ambientali, nonché con numerosi servizi di osservazione, controllo, perquisizione e sequestro ed hanno consentito di acquisire elementi di prova in ordine all’attività dell'organizzazione mafiosa e della parallela associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (in particolare dalla Spagna) sorta su impulso di Salvatore Rizzo, diretta da Andrea Leo ed Alessandro Verardi (capi del Clan denominato “VERNEL”).

Particolare significato probatorio hanno assunto le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Giuseppe Manna ed Alessandro Verardi.

Nel corso delle indagini svolte sul gruppo mafioso capeggiato all’esterno da Andrea Leo e da Alessandro Verardi sono emersi elementi che hanno consentito di accertare, sul territorio della provincia di Lecce, l’operatività di altre organizzazioni di tipo mafioso riconducibili alla SCU.

In particolare è stata accertata l’operatività del gruppo mafioso facente capo a Roberto Nisi, attivo sul territorio della città di Lecce e dintorni; del gruppo mafioso facente capo a Pasquale Briganti noto come Maurizio, operante in prevalenza nella città di Lecce e del gruppo mafioso facente capo alla famiglia di Bruno de Matteis, ergastolano e fratello dell’arrestato, operante su Merine e paesi limitrofi.

Le alleanze ed i contrasti tra i gruppi hanno caratterizzato l’organizzazione facente capo ad Andrea Leo ed a Alessandro Verardi che, con il patronato di Totò Rizzo, ha tentato sin dal 2010 di imporsi in maniera esclusiva sul territorio di appartenenza.

Di particolare rilevanza, si sono rivelate le acquisizioni investigative in ordine al controllo, da parte del gruppo facente capo a Leo e a Verardi, degli stabilimenti balneari sul litorale tra Torre Specchia e San Foca, con imposizione ai gestori degli stessi del pagamento del 25% sui ricavi e la gestione dei parcheggi delle zone circostanti, nonché con imposizione dei servizi di vigilanza ai lidi della marina di Vernole.

Nel dettaglio Verardi, nell’approssimarsi dell’estate 2011, di ritorno dalla Spagna, dove aveva trascorso un periodo di latitanza (prima di essere catturato dalla Squadra Mobile di Lecce) e gestito il traffico degli stupefacenti da quel paese, aveva organizzato l’esecuzione di una serie di estorsioni ai gestori degli stabilimenti balneari e di altri esercizi pubblici (bar e gelaterie) della costa adriatica del Salento ed in particolare nei confronti di coloro che operavano nelle marine di Vernole e di Melendugno.

Era quello il periodo in cui lo stesso Verardi aveva stretto accordi con il gruppo di Roberto Nisi, interessato allo stesso settore.

Nel complesso, l’indagine ha evidenziato i rapporti di cooperazione esistenti tra i principali sodalizi mafiosi leccesi, funzionali al controllo delle estorsioni e del traffico di stupefacenti, che si confermano i principali settori d’interesse illecito dei Clan mafiosi egemoni nell’ambito della SCU.

Nel corso del procedimento penale è stato accertato come Daniele De Matteis facesse parte di un gruppo mafioso operante sul territorio di Merine a cui appartengono anche suo fratello, Bruno e suo figlio Mirko. In particolare è emerso come Totò Rizzo dal carcere di Taranto si accordò con Verardi e Manna e tramite loro anche con Leo, per la costituzione di un nuovo “locale” di mafia che avrebbe operato anche sul territorio di Merine e paesi limitrofi. In quell'occasione, Rizzo impose di trovare un accordo con Bruno De Matteis, già ergastolano, che consentisse al nuovo locale di non intaccare il predominio territoriale dei De Matteis su Merine e dintorni.

Particolarmente interessanti sono a tale proposito le dichiarazioni del collaboratore Verardi che ha chiarito quanto scritto da Leo in una missiva inviatagli nell’aprile del 2012, in cui parlando di "Panna e Fragola" diceva che questi gli aveva riferito che il fratello Bruno De Matteis voleva il “pensiero” perchè su Merine e Lizzanello comandava lui. Leo, oppostosi a tale richiesta, nella lettera riferiva a Verardi che Bruno De Matteis, tramite il fratello Daniele, gli aveva mandato a dire che in caso di rifiuto di pagare “il punto” avrebbero sparato ai suoi sodali. A sua volta Leo aveva fatto sapere a De Matteis che loro invece avrebbero sparato anche ai loro nipoti.


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