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Quotidiano Lecce, Salento

- Lunedì, 21 agosto 2017 - Ore 03:01

La "Casa delle donne" e la libertà di sentirsi sè stesse. Intervista a Paola Martino

La "Casa delle donne" e la libertà di sentirsi sè stesse. Intervista a Paola Martino

Lecce - Dopo due anni di attività, Paola Martino, fa un piccolo bilancio sul lavoro svolto dalle volontarie della “Casa delle donne” di Lecce. Un’iniziativa, nata dalle donne e per le donne, accolta come una sfida, ma che tra tante difficoltà, continua ancora oggi ad essere una realtà solida  e concreta.
Com'è nata l’idea di aprire una casa delle donne anche qui a Lecce? Cos’è la
casa delle donne?
La casa delle donne, è un progetto nato circa due anni fa, all’inizio del 2009, fortemente voluta dalla Libera Federazione di Donne, composta da nove differenti Associazioni, tutte al femminile. Nasce dall’esigenza di dare a tutte le donne che lo vogliano, un riferimento, che non sia solo, un punto di ritrovo, ma anche un luogo familiare dove si possano sentire come a casa, e si
possano realizzare prima di tutto come donne. La Casa delle donne è un luogo all’interno del quale, sono libere di esprimere se stesse, indipendentemente dal proprio livello sociale, culturale, o da differenze legate a scelte sessuali, religiose, o discriminazioni dovute alla razza o al colore della pelle. La realizzazione di tutto questo è stata possibile, grazie anche alla collaborazione ed alla sensibilità della precedente amministrazione provinciale di Lecce, la quale ha sposato completamente la nostra causa, deliberando nel dicembre del 2008 l’assegnazione dell'ex Liceo Musicale Tito Schipa, come sede per le nostre iniziative. All’epoca, l’edificio, abbandonato da anni, era impraticabile, grazie al lavoro di tutte noi, che credevamo fortemente nel progetto, è stato  reso vivibile, in modo da poter partire con le nostre attività. Poi però, con l’arrivo di consistenti finanziamenti, da parte della
regione Puglia, l’entrante giunta, ha deciso di ristrutturare lo stabile, che per un anno è stata la sede della nostra casa delle donne, per riportarlo alle origini, a lavori finiti, come è noto da mesi a tutti, sarà infatti destinato all’orchestra della fondazione I.C.O. e all’apertura di un museo dedicato al tenore.
Cosa avete realizzato in questi due anni d’attività?
In questi due anni  di vita abbiamo avviato numerosi progetti, tutti volti, a promuovere la donna, e la cultura del genere femminile. Abbiamo dato spazio alla loro creatività, portando avanti iniziative di ogni sorta, sia in ambito culturale, che politico e sociale, che vanno, dalla ricerca della documentazione storica sul movimento delle donne nel Salento, alla di una rassegna del cinema delle donne, spettacoli, mostre,  seminari e presentazioni di libri. Abbiamo fatto tutto questo, sempre con uno sguardo rivolto verso le cosiddette fasce deboli, che vanno tutelate e valorizzate. Proprio per queste ragioni abbiamo avviato, una serie di corsi di
formazione, per dare un aiuto concreto a tutte quelle donne che vivono quotidianamente situazioni difficili, e corsi di alfabetizzazione per donne immigrate, in modo da favorire la loro integrazione nella nostra società. A Lecce esiste una grande comunità di donne senegalesi, con le quali, abbiamo stretto un forte legame grazie alla casa delle donne. È stato bello, stabilire
un contatto diretto con la loro cultura ed aiutarle a comprendere la nostra. Con loro abbiamo realizzato feste e spettacoli, per far si che si potessero sentire parte integrante del nostro progetto. Vorremmo fare molto di più, sia per l’inserimento nel mondo del lavoro, di donne che hanno gravi situazioni alle spalle e sia per aiutare chi viene nella nostra terra sperando di poter migliorare la propria condizione, ma tutte le nostre attività sono autofinanziate, ed il fatto di non avere più una sede fisica ci penalizza molto. Da quando siamo state sfrattate dal Tito Schipa, per le attività di stampo culturale, abbiamo potuto usufruire delle officine Ergot, ma la nostra struttura, era un punto di riferimento per tutte le donne di Lecce, e avere di nuovo una sede, ci permetterebbe di lavorare meglio. Nell’attesa, noi però non ci perdiamo d’animo e continuiamo a darci da fare come abbiamo sempre fatto.
È giusto parlare di politica di genere? Ci sono ancora differenze tra uomo e donna?
Lavorando in un ambiente come quello universitario, ho a che fare con i giovani quotidianamente, e spesso mi capita di sentir dire, soprattutto dalle ragazze, che nella nostra società, non esistono poi più tante differenze tra uomo e donna, anche in ambito lavorativo e politico. In realtà però non è cosi, fino a che si è studenti, questa può sembrare una visione verosimile della
realtà, ma una volta terminati gli studi, le cose cambiano, il mondo in cui sono catapultate, quello del lavoro o della politica è tutta un’altra cosa, e li le differenze tra uomo e donna si avvertono eccome. Noi della casa delle donne, sproniamo, le donne affinchè si possano dedicare alle proprie passioni o alla politica, ma spesso ci rendiamo conto che  è difficile, e che ciò ancora
oggi, comporta una serie di rinunce, che magari un uomo non deve fare perché in alcuni settori è più agevolato. Una donna, quasi sempre, oltre che al lavoro, deve pensare a mandare avanti la casa , ai figli e alla famiglia, e viene da se che il tempo per dedicarsi alle proprie passioni, specie se cosi impegnative come la politica, non ci sia. Per un uomo invece la situazione è completamente
differente. Un uomo riesce a realizzarsi, sia in ambito lavorativo che personale, senza fare cosi tante rinunce, poi è molto più probabile, che un uomo, promuova un altro uomo, più tosto che una donna, e quindi  di conseguenza, spesso sono loro che vanno avanti. Negli ultimi anni, si è parlato molto, forse anche troppo di pari opportunità o di misure che potessero
tutelare le donne, ma purtroppo i buoni propositi, il più delle volte sono rimasti tali. Si sono fatti passi in avanti è vero, ma prima che si abbattano le diversità tra uomini e donne, bisognerebbe eliminare dalla nostra cultura, stereotipi e luoghi comuni, di cui nostro malgrado, siamo ancora vittime.

Azzurra Monaco


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