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Quotidiano Lecce, Salento

- Giovedì, 23 novembre 2017 - Ore 17:49

Studioso salentino svela il "codice segreto" di Lucrezia Borgia

Studioso salentino svela il "codice segreto" di Lucrezia Borgia

Lecce - Un mistero storico che durava da 500 anni è stato risolto da Daniele Palma, già autore del prezioso volume L'autentica storia di Otranto nella guerra contro i turchi. Lo studioso salentino e i suoi figli, Giuseppe e Veronica, sono riusciti a decifrare una lettera che parla della caduta di una fortezza, la Rocca Possente di Stellata (nella Bassa ferrarese), nelle mani dei veneziani, nelle cui file militava tra l’altro anche il leccese Leonardo Prato.

Un mistero storico che durava da circa 500 anni è stato risolto e svelato dallo studioso salentino Daniele Palma, già autore del prezioso volume L'autentica storia di Otranto nella guerra contro i turchi, e dai suoi figli, Giuseppe e Veronica. Il 10 dicembre 2013, nel corso della trasmissione di Rai Educational “Il tempo e la storia”, in una puntata dedicata a Niccolò Machiavelli, è stata mostrata, infatti, una lettera cifrata inviata da Lucrezia Borgia al marito Alfonso I d’Este, duca di Ferrara, Modena e Reggio. La missiva parla della caduta di una fortezza, la Rocca Possente di Stellata (nella Bassa ferrarese), nelle mani dei veneziani, nelle cui file, tra l’altro, militava anche il leccese Leonardo Prato. I circa 480 caratteri, rappresentati con 40 simboli alfabetici diversi, sono suddivisi in 15 righe senza interruzione tra le parole. Per decifrarlo lo studioso e i suoi figli hanno seguito delle idee-guida basate sull’esperienza documentale, con l’ausilio di simulazioni informatiche programmate ad hoc.

Il documento risulta interamente cifrato e, quindi, il suo contenuto era “ancora un mistero”, come affermato nel corso della trasmissione da Patrizia Cremonini, vicedirettore dell’Archivio di Stato di Modena, presso cui è conservata la lettera segreta. «In una decina di giorni abbiamo chiesto e ottenuto una copia digitale della preziosa lettera per provare a decifrarla, venendone a capo nei venti giorni successivi. – sottolinea Daniele Palma – In esso, la duchessa Lucrezia, che sta a Ferrara, ragguaglia il marito che è impegnato a difendere i territori del ducato estense da un attacco concentrico da parte della Repubblica di Venezia e del papa Giulio II, che hanno affidato il comando delle loro truppe al marchese di Mantova. Negli sviluppi seguiti alla Lega di Cambrai, che nel 1508 aveva visto coalizzarsi molte potenze italiane ed europee contro la Serenissima, il duca Alfonso è rimasto nello schieramento originario, e, con la sua competenza nella costruzione delle moderne armi da fuoco, contribuirà in modo decisivo alla vittoria (con gli alleati francesi) nella battaglia di Ravenna nel 1512», precisa lo storico.

«Intanto, nell’ottobre del 1510 il duca è costretto a rinunciare al progetto di occupare il marchesato di Mantova del cognato Francesco Gonzaga (che è passato nel campo avverso), per difendere la stessa Ferrara, da cui si allontana solo per guerreggiare nei dintorni, lasciandovi la duchessa a rappresentarlo. Si tratta della “ducissa Lucretia”, come si firma in questa lettera cifrata che, per uno strano giro, ritornerà proprio da Mantova, dove risiede la marchesa Isabella d’Este, sospettata di doppio gioco dai veneziani, in quanto sorella di Alfonso. Non si sa, invece, quanto fratello e sorella sappiano di quell’amore platonico che sembra legare i propri consorti Francesco e Lucrezia. E lei, la bella e chiacchierata figlia di papa Alessandro VI, accompagnata da una cattiva fama forse immeritata, intanto è partecipe dei destini del ducato e trasmette in modo riservato le cattive nuove che giungono dalla Bassa ferrarese verso Modena, dove la “Stelata è persa”: è uno che viene dalla vicina Bondeno – e che ha “parlato cum il Mancino che era capo de quelli fanti che vi erano dentro” – a riferire la caduta di questa fortezza sul Po che prende il nome dalla forma a stella; oggi si chiama la Rocca Possente di Stellata ed è patrimonio dell’Unesco», continua Palma.
«La notizia arriva a Ferrara "questa sira ale vintequatro hore" (cioè al tramonto), e alla “ducissa” “è parso darne adv(iso)” al duca tramite questa lettera inviata “per stafeta” il giorno “octavo octob(ris) MDX”. L’assoluta corrispondenza tra il contenuto di questa missiva con quanto riportato nei Diarii del veneziano Marin Sanudo, sugli eventi accaduti a Stellata nello stesso giorno 8 ottobre 1510, mostra l’obiettività nel riferirne da parte della duchessa Lucrezia. A fine mese – conclude lo storico – si schiererà davanti a Stellata anche il leccese fra’ Leonardo da Prato, che comanda 30 balestrieri a cavallo al soldo di Venezia, e morirà nel 1511».


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