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Quotidiano Lecce, Salento

- Venerdì, 20 ottobre 2017 - Ore 19:57

Manifatture Knos: il 5 e il 6 dicembre "Salam Lecce, città di pace"

Manifatture Knos: il 5 e il 6 dicembre "Salam Lecce, città di pace"

Lecce - Nei giorni 5-6 dicembre 2013 si svolgerà Salam Lecce, città di pace il progetto di cooperazione culturale italo-senegalese atto a rinsaldare i legami di amicizia e fratellanza fra le popolazioni autoctone e migranti. I popoli, da qualsiasi paese provengano, appartengono tutti allo stesso mondo. Da sempre viaggiano, si sfiorano, si parlano e si scambiano modi di essere, di vivere, di agire.
In una fase storica in cui il Vivere insieme è messo in discussione, sono numerose le associazioni e le singole persone di buona volontà che, animate dal desiderio di abbattere le frontiere, coniugano le loro forze per mobilitare i popoli attorno all’ideale della Pace.
La creazione di un evento culturale, nel quadro di un vasto programma d’incontro e di scambio interculturale italo-senegalese a Lecce denominato “Salam Lecce”, Città di Pace sarà un’occasione per favorire gli scambi fra artisti senegalesi e italiani.
Il progetto, realizzato da La Factory (Dakar), Ass. Modu Modu (Lecce) e Multisciplinary Art (Lecce) è sostenuto da Provincia di Lecce, Comune di Lecce e Ambasciata Italia in Senegal si svolgerà presso le Manifatture Knos che ben hanno accolto le molteplici iniziative.
Il progetto rientra nel BidBook della candidatura di Lecce a Capitale della Cultura 2019.
Sono previsti incontri-dibattito, video proiezioni, mostre e due concerti d’eccezione. Per la prima volta, sullo stesso palco, in due giorni, si alterneranno alcune delle realtà più interessanti della cultura musicale senegalese, un metissage di esperienze che farà incontrare due continenti al ritmo delle percussioni e sul solco della ricerca musicale, sonora, poetica. All’interno della manifestazione è prevista una mostra fotografica solidale delle opere di Luciano Schito.

5 Dicembre 2013 ore 21
Sambe Rythme Percussion, InCupaTrance
e Ceptik in concerto jam
Fabbricante d’armonie/EMCEE Simone Franco
Il primo concerto il 5 dicembre vede la partecipazione di Sambe Rythme Percussion, (ensemble di percussionisti provenienti dal Senegal), InCupaTrance (Italia), Ceptik (scrittore e cantante franco–senegalese), Roberto Chiga, percussionista, e l’attore e regista Simone Franco (Italia), che sarà per l’occasione fabbricante d’armonie/EMCEE della performance poetico musicale sui maggiori poeti salentini che incontreranno quelli senegalesi (Sengor, Diop, Cesaire) .
Seguirà una Jam session con Aida Samb nelle lingue wolof, francese e italiano.
(Ingresso gratuito)
6 Dicembre 2013 ore 22
Aida Samb in concerto
Il 6 dicembre sarà la volta della cantante Aida Samb proveniente da Dakar, tra le più amate artiste africane. Aida Samb è una cantante senegalese della linea di Gawlo, nota per la padronanza della musica. Figlia di genitori che appartengono alla grande famiglia griot è nipote di Samba Diabaré Samb, icona della musica tradizionale senegalese.
(Ingresso € 5)
§
“CLICK. Contes d’Afrique”.
Mostra fotografica solidale, di Luciano Schito
5-6 dicembre 2013 - Salam Lecce - Manifatture KNOS
Nei giorni di SALAM LECCE, presso le Manifatture KNOS, sarà ospite “CLICK. Contes d’Afrique” la “mostra fotografica solidale” di Luciano Schito. Luciano Schito, autore del documentario “Je ne veux pas quitter le Senegal” (Non voglio lasciare il Senegal, https://www.youtube.com/watch?v=Gz4yNgt9FTQ) ha realizzato questa mostra fotografando la realtà del Senegal, i suoi sogni, le sue aspirazioni, il percorso della vita quotidiana di adulti e bambini, il paesaggio e l’istruzione. Nasce così “CLICK. Contes d’Afrique”, una mostra fotografica che è “solidale” perché si propone come obiettivo, grazie alla vendita delle riproduzioni ospitate nella mostra, di assicurare un anno di scuola ai bambini della “Ècole Martenelle Publique Josè Jeannés”, nel comune di Mbour, Senegal, perché l'educazione formativa è alla base dello sviluppo di un Paese.
Luciano Schito Si laurea al DAMS Cinema di Bologna, vincitore del Premio Dams/Cinema nel 2006 con “Amore Frollo”. Frequenta il Master Film Art Management, Università La Sapienza, Roma. Collabora nel reparto regia di numerosi set cinematografici. Fin dai primi anni universitari si occupa di autoproduzioni curandone scrittura, regia e montaggio.
“Il click deve essere come il respiro: naturale. Se ci pensi, la fotografia muore. L’istinto, stremato, si guarda intorno. Si suda. La Luce è forte. Pensi che sia l’estate europea, ma d’un tratto il sole si ritira in fredda solitudine. È notte. La luna illumina le strade e le stelle sono più vicine. Ripenso a quell’attimo di Luce spettacolare che non riuscii ad immortalare e questo mi avvilisce. La mia stanza, inaspettatamente, diventa una sauna.
Esco. Ed eccomi con due amici a girovagare nel buio. Camminare di notte per le strade sterrate di Mbour mi rilassa. Si respira un’aria di intima cordialità tra vicini e lentamente mi lascio trasportare dai ricordi. Rammento i racconti dei miei nonni, quelli di come si viveva un tempo nell’Italia dell’anteguerra. Mi sembra di riviverli e tutto mi sembra più sincero, più genuino, qualcosa del passato mi lega a questa terra. Si origina un nuovo giorno. L’aria è fresca, ma il piacere dura poco. Le auto vecchie di trent’anni iniziano a solcare l’unica strada asfaltata e l’aria si fa pesante. Il rallenty ha inizio, le ore, al mattino, passano lente.

Dopo pranzo, per chi arriva al pranzo e tutti cercano tenacemente di arrivarci, ha inizio il relax. Solo i matti girano nel primo pomeriggio. Ma giuro di averlo fatto solo una volta. Poco dopo, alle sei, la Luce decide di farsi baciare e bisogna fare veloce! Sono stato sedotto e faccio all’amore con lei. Il trasporto amoroso se è molto intimo ti fa perdere qualcosa di cui potrai pentirtene. Devi cercare di non “fissarti” su una singola situazione. In questa danza d’amore tra la luce ed il mare, sulle onde plastiche di un oceano a volte avaro, ritornano i pescatori dalle barche lunghe e colorate. Il contrasto si attenua e nei visi scuri, la Luce, si lascia raccontare.” (LUCIANO SCHITO)

§

5 e 6 Dicembre alle ore 18.00
proiezione con l'autore di
“AFRIKAN EXPRESS”, un film di Claudio Celentano

produzione D4 Roma - Francesco Lauro
sinossi e testo di Luca Anastasio

Dakar, Senegal: ritmata, ipercromatica, materica, africana. Tesa anima e corpo verso l’occidente, la città più importante dell’Africa centro occidentale, si affaccia sull’Oceano Atlantico all’estremità della penisola di Capo Verde. E’ una metropoli con più di un milione di abitanti e un’economia discretamente ricca e votata al commercio sin dai tempi del colonialismo francese.
Bamako, Mali: polverosa, affannata, antica, disgregata. Situata accanto alle rapide del fiume Niger, poco distante dalle porte del deserto, conta oltre un milione e mezzo di abitanti in cerca di fortuna.
Fra le due capitali: un pezzo di continente. Pianure rosse dove improvvisamente svetta un’acacia, valli rocciose percorse da torrenti, villaggi di capanne, periferie fatiscenti, acquitrini, foreste di baobab, il deserto, la savana, orizzonti troppo vasti, fuori portata anche per un grandangolo. 1280 Km d’Africa, solcati da due binari discretamente paralleli risalenti all’epoca del colonialismo.
L’African Express, un improbabile treno assemblato con vagoni di seconda mano donato da governo dalla Francia, vi si trascina sopra senza fretta, creando, una volta alla settimana, un collegamento fra i due centri urbani. E’ l’Africa che si muove. Placida, ritmica, quasi mai disperata, ostacolata dalla forza di una natura che sa ancora farsi rispettare, da mille intoppi, da frequenti deragliamenti. E’ l’Africa che prova a muoversi.
Stipati assieme a sacchi di farina, balle di indumenti, bidoni di pesce e mercanzie di ogni genere, a ogni viaggio l’African Express trasporta circa mille fra uomini, donne e bambini. Sono famiglie in pellegrinaggio, giovani che vanno a trovare i propri familiari, studenti islamici, nullatenenti in cerca di fortuna, uno o due turisti europei e, soprattutto, commercianti in viaggio di lavoro.
Il treno che da Dakar porta a Bamako è un treno carico di storie, una miniera di racconti, inganni, incontri, speranze, che sfilano in lento movimento nel cuore dell’Africa immobile dei baobab, dei villaggi di paglia e fango, dei tramonti preistorici. E’ l’Africa che si muove, dignitosa, nell’Africa che non si è mai mossa.
L’African Express parte da Dakar nella luce accecante del primo pomeriggio, puntando il sole dritto negli occhi. A mano a mano che procede la sua corsa si lascia alle spalle la più occidentale delle città africane per inoltrarsi nel cuore del continente. Quando ancora dai finestrini si possono vedere vecchi motorini ronzare attorno ai binari, ci si accorge di come la temperatura non sia più mitigata dal mare, di come gli odori siano cambiati gradualmente e, a poco a poco, ci si ritrova immersi, a 30 Km all’ora, in qualcosa di silenzioso, eterno, uterino. All’interno invece il treno si trasforma in un microcosmo caotico, rumoroso, estremamente eterogeneo, simbolo della capacità di aggregazione e delle contraddizioni tipiche del continente africano. Tutti, quelli che hanno un posto prenotato in prima classe, quelli che si sono guadagnati con destrezza un sediolino di pelle logora in seconda, quelli che sono rimasti seduti a terra, quelli che viaggiano senza biglietto sul tetto dei vagoni, tutti, vanno a formare un unico organismo perfettamente integrato e in splendido contrasto con l’immobilità del contesto esterno. Un turbine di ruote, mani, corani stampati, cibi di ogni genere, orecchini, bagagli, mappe, sguardi, parole pronunciate negli idiomi più disparati. Si mangia, si prega, ci si difende dal caldo e dagli insetti e, soprattutto, si racconta. Attraversando le pianure, rasentando i termitai, il deserto, in giro per i vagoni o distesi sull’erba all’ombra di un grosso albero in attesa che il treno riparta, è impossibile non inciampare in una storia, una cantilena, un aneddoto...
E c’è, a parte la carovana dei viaggiatori, anche tutto un universo di personaggi che ruota attorno al leggendario African Express e al suo passaggio. Gli addetti ai lavori, orgogliosi della propria funzione e sempre pronti a raccontare la storia dell’epico treno, le schiere di mendicanti, invalidi, bambini che alle stazioni si accalcano ai finestrini elemosinando qualche spicciolo, i ragazzini ammassati ai lati dei binari che rincorrono, gridano, ridono, le orde di venditori ambulanti, che ad ogni sosta assaltano il treno propinando ai viaggiatori carne di montone, frutti tropicali, sigarette scadenti, vecchi walkman e cappellini.
È questo il tesoro nascosto dell’Express, è questa la magia che lo avvolge. Sul treno per Bamako si intraprende un viaggio diretto al cuore dell’Africa, e i volti della gente sono le sue stazioni.
Un viaggio alla riscoperta del significato della parola “tempo”, quello più antico. Il tempo dei giorni, caldi e insopportabilmente luminosi, e delle notti, buie come un occidentale non sa immaginare. Un tempo dilatato, che comincia a essere tale già in stazione, nell’attesa rassegnata della partenza, e poi si espande, nelle pianure attraversate a passo d’uomo, nelle soste interminabili in mezzo al nulla, di notte, dove a nessuno viene in mente di domandarsi a che ora il treno ripartirà.
Forse, domani, l’African Express arriverà a Bamako.



Referente del progetto per l’Italia: Simone Franco
Mail: simonemartinofranco@gmail.com

Per info: Manifatture Knos, Via Vecchia Frigole, 34- Lecce
mail: info@manifattureknos.org
tel. 0832.394873
SALAM LECCE
pagina ufficiale Facebook
https://www.facebook.com/pages/Salam-Lecce/1428615100690267
Il logo e il design di SALAM LECCE sono di “Honor Design / Eugenio Palma”
VIDEO
AIDA SAMB - Saraaba
http://www.youtube.com/watch?v=L7WgmpHsM5s
CEPTIK
http://www.youtube.com/watch?v=tfMbZd_50Zc
IN CUPA TRANCE - Carrozzeria Acquaviva
http://www.youtube.com/watch?v=koCvU3bQqj0
InCupaTrance ensemble di strumenti effimeri

L'esperienza In Cupa Trance, per sua natura sperimentale, è anche esperienza visivo/gestuale.
Gli antichi ci insegnano che una rappresentazione è fondamentalmente celebrazione di un rituale, di una cerimonia. A partire da questa consapevolezza il lavoro drammaturgico dell’ensemble pone molta attenzione agli elementi non musicali che sulla scena condizionano e guidano la percezione del suono. Nell’utilizzo di strumenti come la cupa cupe, il tamburrello e la canna, il gesto sonoro è gesto visivo. Immaginando di vivere un vero e proprio rituale, la presenza sonora scenica è integrata in un’unica entità attraverso la fisicità degli oggetti e degli interpreti/attori/performer.

LUCIANO SCHITO
https://www.youtube.com/watch?v=Gz4yNgt9FTQ
TRAILER del documentario di Luciano Schito, “Je ne veux pas quitter le Senegal”.


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