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Quotidiano Lecce, Salento

- Domenica, 20 agosto 2017 - Ore 02:29

L'associazione Sveglia Cittadina presenta “Risvegliare le parole”

L'associazione Sveglia Cittadina presenta “Risvegliare le parole”

San Cesario - Domani, domenica 29 settembre alle ore 20, nella Corte degli aranci del ristorante "La Vecchia Curte", in via A. Russo/P.za Garibaldi a San Cesario di Lecce giunge a conclusione il concorso letterario nazionale “Risvegliare le parole”, promosso dall'associazione Sveglia Cittadina di San Cesario. Oltre 350 gli elaborati presentati da ogni parte d'Italia e anche dall'estero. Le poesie degli autori finalisti, sono raccolte in un volume specificamente legato al concorso, e che sarà presentato durante la serata di premiazione (Edizioni Micella).

“Un’eco, un richiamo al proprio nome, certo. Ma anche molto di più: la volontà di aprire un’“inchiesta poetica”, un “sondaggio sentimentale”, dal valore e dagli intenti quasi ‘politici’: percepire - attraverso le scelte della sensibilità dei poeti e dei narratori - quali siano le urgenze del nostro tempo, quali siano gli aspetti della realtà che stanno interpellando gli animi, inquietando le coscienze, chiedendo ascolto gli individui e alle collettività; e se ci sia spazio, ancora, per un canto, uno sguardo che possa riposare nella contemplazione, invece di muoversi nel tormento, celebrando elementi etici o estetici di intatto valore: la natura, l’amore….

Un’indagine presso gli animi sensibili, dunque, che non temono le domande, né i dubbi, che si lasciano attraversare dall’inquietudine, che più sentono il dolore….l’amore….l’uomo…la natura. La domanda sempre la stessa, attraverso un titolo che suona come un pungolo: sveglia la tua parola! E dimmi….

Un concorso che è, allora, il lato ‘poetico’ di un lavoro di lettura della realtà che l’associazione – nata come evoluzione di una lista civica, lontana dai partiti, vicina al bene comune - porta avanti come impegno civile per la crescita morale, culturale, civica e più generalmente politica, della comunità locale e, attraverso di essa, della comunità nazionale tutta. Un lavoro portato avanti nella consapevolezza che leggere la realtà non è solo registrare bisogni, lacune, mancanze materiali e spirituali da colmare, ma anche, fortunatamente, intercettare germogli, focolai di creatività, esperienze positive esemplari, soluzioni per la vita civile e politica creative e trasformative, che

possano dare speranza, essere importate, provate. Perché gli spazi sociali e politici non sono immateriali, ma sono spazi di vita concreta, in cui si dipana la vita di uomini e donne concreti, e sono dell’uomo, per l’uomo…

È lì, in questa concretezza, in questi crocevia di vite sovrastate dalle architetture delle istituzioni e delle scelte politiche, che si trova il poeta, il narratore, col suo occhio libero, sgranato… con la sua lente di ingrandimento aperta sul nostro tempo…Tempo faticoso, controverso, problematico. Eternamente sospesi fra la necessità di soddisfare quantomeno gli essenziali bisogni primari e l’ansietà e la magnificenza del sogno, in cui a volte ci si sente smarriti in una insaziata selva. Il tempo atrofizzante (ma anche ricco di nuove interconnessioni da umanizzare) della società ipertecnologica e consumistica, improntata alla deteriore filosofia dell’‘usa e getta’, che costruisce giornonotte i suoi duri santuari, che non aiuta sempre a edificare fondamenta stabili e radicate, sorgenti di acqua pura da bere a piene mani. Il tempo delle molte, nuove guerre; quello della violenza individuale, di genere, di “generazione” (sui bambini, magari…sugli anziani abbandonati negli istituti…); quello delle città di ferro e cemento, dall’industrializzazione aggressiva, che crescono ingoiando natura.

Avremmo bisogno più che mai, in questo tempo arido di malcontento, di respirare una viola di campo, di coltivare un giardino di rose rosse, soleggiato e ubertoso, dove poter riposare e, fiduciosi, vezzeggiare le nostre attese. Insomma, al di là dei beni consumistici e unicamente materiali, dovremmo curare l’ampio ventaglio dei giacimenti immateriali, come l’amicizia, la compartecipazione, la condivisione, la lealtà, il dono. Il gusto del bello e… l’amore per la poesia, la narrazione pacata. La fantasia. In un’era che sovente svilisce la parola, la smembra, la banalizza e la riveste d’una scorza mediatica di rozzezza, dovremmo ambire a recuperare una placida semantica, pulita e rispettosa. Avremmo bisogno di leggere più poesia e di ascoltare meno inconcludenti giaculatorie politiche. La poesia è gioia, dolore, grido sofferto e convinto contro le ingiustizie del mondo.

“Risvegliare le parole” è questo: la prima edizione di un invito, un grido d’appello a nuovi significati, a nuova linfa vivificatrice del sentire e del dire. Per non soccombere, per non lasciarsi piegare dalla “ineluttabilità” del procedere ordinario, per non scivolare nel gorgo dell’omologazione.

In questo volume raccogliamo i pregevoli lavori della sezione Poesia che ci sono pervenuti. Di quelle urgenze sociali, umane, ambientali, politiche che cercavamo, sono limpido specchio. Per questo leggerete la poesia vincitrice di Davide Rocco Colacrai, un abbraccio d’amore all’amico abbandonato ai fantasmi del disagio psichiatrico – indice puntato contro la nostra società indifferente – nella solitudine di un manicomio, luogo di dolore, di desolazione, dove la sua anima in pena può, come un albatros gentile, mordere le rose. L’autore con leggiadria tratteggia la storia d’una vita che traversa la notte. Leggerete Eliseo Manduzio, che non trascura la bellezza della sua terra, la Puglia; terra di confine, dea bianca di tufo, lussureggiante, che l’autore con devozione vorrebbe carezzare, come donna amata. E il controcanto di Yuleisy Cruz, terza classificata, che attraversa l’orrore della guerra a braccia tese, invocando una mano fraterna e salvifica, cercando la salvezza in una vicinanza umana piena di senso, al cuore di una guerra che è pura follia.

E ancora, la violenza dei conflitti armati fra nazioni, con Alberto Gonzato e del sopruso e abuso tra uomo e bambino di Virginia Murru. Cecità della forza bruta, selvaggia, belluina, dell’uomo conto l’uomo, nel primo; violenza adulta che lascia sbigottiti, apre squarci indefiniti, nella seconda: quante sono le zone d’ombra che caratterizzano certi vissuti? E quanto sono inguaribili i travagli d’una fanciulla, che ha patito la violenza sessuale d’un padre?

Dal padre naturale a una madre Natura, il passo ce lo farà compiere Elisa Dall’Aglio, che canta Crespino, il suo paese natio. Le scaturigini del presente affondano radici nella classicità. Dense e soavi le immagini mitologiche, affiancate da una trasognata Natura, che canta, brilla e scintilla. Una terra del Po accogliente come una madre. Una terra che genera vita. Di notte, il cristallo del cielo è così terso, che si può tentare un allunaggio con lo sguardo. Questa bellezza, ‘forse un Giorno’ – come titola e auspica Giulia Chiari - ritornerà: si può oltrepassare coraggiosamente un quotidiano opprimente per approdare in una serena realtà? Oltre i monti grigi di ferro, oltre il vomito giallastro delle luci al sodio, oltre il puzzo di benzina, tornerà forse la vita? Vita che è perenne battaglia, ricorda Ciro Terlizzo, in un componimento snello, sonoro, essenziale. Il conflitto è l’eterno gioco dell’esistenza, razionalità e sentire si affrontano, guidando eserciti di rimorsi e rimpianti. Giova farsi spettatori, guidati dal cuore.

Vita che è anche, sicuramente, l’amore, voluto, ostinato; caldo al risveglio, quando si contempla l’amato con labbra mute e assorte, che Loretta Zoppi tratteggia in una lirica squillante, invece, di dolce musicalità, che procede dondolante. Del resto, l’amore a lungo sognato, merita ogni attenzione e d’essere cullato. Merita il sospiro lieve e la leggerezza delle essenze dell’erbe mediterranee, che accompagnano i pensieri di un giovane, silenti e assorti nell’abbraccio della natura salentina, che Donato Saponaro trasforma in presenza piena, al colmo dell’assenza e del ricordo dell’amata.

Dieci poeti finalisti che regalano il senso e le emergenze della realtà di oggi, il valore sempiterno della natura, la possibilità di amare, con finezza lessicale, linguaggio melodioso e una sensibilità che riempie di bellezza. Di ognuno pubblichiamo il componimento pervenuto e, a seguire, due altre opere inedite. Finché ci sono poeti e poetesse che scrivono e cantano di queste cose e in questo modo, si può ancora sperare ogni bene.

La serata vedrà proclamare i vincitori del concorso da una giuria composta da: Carlo Alberto Augieri, docente di Teoria della Letteratura, Università del Salento Maria Rita Bozzetti, poetessa Marcello Buttazzo, poeta Luigi Pascali, poeta e commediografo Javier Lasarte Valcarcel, docente di Letteratura, Università di Caracas (Venezuela) Intervengono poi: Sabrina LUCIANI e la sua Arpa Celtica Centro Danza Musica e Teatro di Emiliana MARIANO Presentano la serata: Serena CORRAO Annamaria FORCIGNANO'


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