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Quotidiano Lecce, Salento

- Sabato, 19 agosto 2017 - Ore 02:00

“Incontri di primavera 2013: ripartire dalla cultura geologica”

“Incontri di primavera 2013: ripartire dalla cultura geologica”

Taranto - Proseguono gli “Incontri di primavera 2013: ripartire dalla cultura geologica” organizzati dalla SIGEA Sezione Puglia a 50 anni dalla Legge n. 112/1963 che ha introdotto in Italia la regolamentazione della professione di geologo. Lunedì 20 maggio l’appuntamento è a Taranto, presso l’ex Convento di San Francesco con il convegno dal titolo “Tra geologia e archeologia dell’arco ionico: paesaggi naturali e insediamenti antropici” organizzato in collaborazione con l’Associazione Nazionale Archeologi (ANA) – Puglia.

Le scienze geologiche, in un’alleanza strategica con l’archeologia, riconoscendo i caratteri geomorfologici dei paesaggi e le rocce che lo costituiscono, concorrono ad individuare quei luoghi che registrano il passaggio della vita dell’uomo. Inoltre, grazie alle indagini archeologiche preventive che la normativa prescrive per le opere pubbliche e per gli intereventi di interesse pubblico, si è arricchito il quadro delle conoscenze archeologiche dei nostri territori.

Il convegno, al quale parteciperanno geologi e archeologi impegnati da anni nelle ricerche scientifiche sull’evoluzione degli ambienti geologici e sugli insediamenti archeologici, mira a integrare il quadro delle conoscenze sul territorio dell’arco ionico tarantino. I lavori saranno moderati da Gioacchino Lena (vice Presidente SIGEA) e vedono, nella prima parte, il contributo della geologia con gli interventi di: Luisa Sabato & Marcello Tropeano (Università degli Studi di Bari) “Aspetti geologici dell’arco ionico metapontino: storia evolutiva e scenari attesi”; Giuseppe Mastronuzzi (Università degli Studi di Bari “Aspetti geomorfologici dell’arco ionico e forme naturali”; Marcello Ciminale (Università degli Studi di Bari) “Geofisica e Remote sensing nella ricerca archeologica; conoscenza, prevenzione e tutela”; Rossella Pagliarulo (CNR-IRPI) “Le incidenze geologiche nell’evoluzione storica e nella scomparsa dell’antica Sybaris; Antonello Aiello, Filomena Canora e Giuseppe Spilotro (Università degli Studi della Basilicata) & Dolores Fidelibus (DICATECh -Politecnico di Bari) “L’acquedotto romano del Triglio: “c’erano giganti in quei tempi” (Genesi, 6.4)”. Nella seconda parte del convegno, i lavori vedono gli approfondimenti archeologici con gli interventi di: Evelyn Fari & Cosimo Pace (NOVELUNE Scarl) “Vivere in grotta. Insediamenti nell’habitat rupestre dell'arco ionico tarantino. I casi-studio del Villaggio rupestre di Triglie (Statte-Crispiano) e del Villaggio della Gravina di Palagianello”; Fabio Fabrizio (ANA Puglia) & Fiorella De Luca (CNR-IBAM) “La distribuzione degli insediamenti antichi condizionati delle presenze idrogeologiche del territorio ionico”; Paolo Güll (ANA Puglia) “Non-archeologia. Professionisti per una gestione sostenibile del territorio”; Sabrina Del Piano (ANA Puglia) “Il fenomeno delle specchie nella Murgia tarantina dalla ricerca geoarcheologica alle prospettive di valorizzazione del paesaggio e di pianificazione territoriale”. Patrizia Guastella & Noemi La Sorsa (liberi professionisti) illustreranno, infine, una “Proposta di itinerario Geo-Archeologico: da Punta Penna alla Masseria San Pietro sul Mar Piccolo”.

Nell’ambito del convegno sarà presentato il corso di introduzione all’archeologia subacquea, geologia e biologia marina a cura di Gianfranco Ruffo e la mostra documentaria “Tutela e conoscenza. Archeologia preventiva nella provincia di Taranto” a cura della Fondazione Taranto e la Magna Grecia, la cui esposizione è stata prorogata per l’occasione. La mostra ospita numerosi pannelli sulle attività di ricerche storiche, topografiche e funzionali all’esecuzione dei saggi preventivi, che hanno consentito l’individuazione di nuovi siti archeologici e di arricchire le conoscenze sull’occupazione del territorio interessato dalla preistoria fino all’età moderna. Le ricerche archeologiche riguardano il territorio di Castellaneta, Palagiano, Taranto, Leporano, Lizzano e Manduria. Tra i rinvenimenti più rilevanti si pone la necropoli neolitica in agro di Palagiano, i nuovi dati sulla viabilità antica (Castellaneta e Taranto), la conoscenza sempre più approfondita sull’organizzazione e lo sfruttamento agricolo sia della chora tarantina sia del territorio dei centri indigeni (Manduria), l’acquisizione di conferme sui rituali funerari nei vari ambiti culturali oggetto d’indagini, e di elementi conoscitivi nuovi sulla presenza di aree di culto in siti extraurbani.

 


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