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Quotidiano Lecce, Salento

- Giovedì, 24 agosto 2017 - Ore 07:06

I riflettori sui campi di angurie di Nardò

I riflettori sui campi di angurie di Nardò

Nardò - Condizioni che rasentano l'umanità per i 300 immigrati dediti alla raccolta della angurie a Nardò. Si mobilitano i fondi della Regione, del Comune di Nardò e della Provincia di Lecce per dare un tetto ai braccianti.

Gli immigrati nella nostra terra si riappropriano dei diritti civili e umano di cui spesso hanno visto il diniego. Si smuovono gli animi dinanzi alle proteste. La Masseria Boncuri, che attualmente ospita più immigrati del numero di posti letto di cui è fornita, urge di un totale rinnovamento.

Strappare i braccianti dal sistema di tirannia a cui sono sottoposti: questo si propone il vertice convocato in Provincia. La Cgil poi ribadisce l'importanze di istituzionalizzare un'anagrafe dei lavoratori agricoli da cui poter attingere. Lavoratori a nero, chini tutto il giorno a lavorare nei campi, che non hanno lontanamente la cognizione di cosa sia una busta paga.

Contratti inesistenti, accordi verbali che si procrastinano nel futuro prossimo, un'instabilità con un margine di preavviso inesistente e proroghe anche solo di 4 giorni. Il profilo dell'immigrato che sente l'esigenza di essere rinnovato, che grida giustizia. Il portavoce della protesta è sempre Ivan, uno studente del Politecnico di Torino.

L'assessore regionale del Welfare Elena Gentile propone la partecipazione del comune di Nardò al nuovo bando promosso dalla Regione. Il bando offrirebbe 700 mila euro per ogni ambito da dedicare alla ristrutturazione della Masseria Boncuro ed all'istituzione di nuovi dormitori per i braccianti. L'assessore all'agricoltura Dario Stefano pone l'accento sull'importanza della collaborazione delle imprese. Il rappresentante della cooperativa Finis Terrae, Gianluca Nigro, richiama invece l'attenzione sulla necessità di maggiori controlli sul campo.

Una sorta di usura, una speculazione su di una situazione già molto difficile. A Palazzo Adorno l'echeggiare di uno slogan: "la crisi non può impedire che si rispettino i diritti umani". Il problema principale è il sistema dittatoriale con cui è strutturato il lavoro dei campi. E non si può fingere di non vedere quanto sia ingiusto il fenomeno del caporalato. Ma la fine di questo terribile sistema lavorativo sembra essere volto al termine.

Laura Fiore


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